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Il disastroso spot del Ministero dei Trasporti contro smartphone e droghe

Il disastroso spot del Ministero dei Trasporti contro smartphone e droghe
Non sempre le lodevoli iniziative per la sicurezza stradale riescono a raggiungere il loro obiettivo, cioè sensibilizzare il target di riferimento. È il caso dei nuovi spot rilasciati dal MIT.

IN QUESTO ARTICOLO

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha rilasciato una campagna sulla sicurezza stradale che ha come obiettivo la sensibilizzazione dei guidatori, in particolare giovani.

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I temi affrontati nei tre nuovi spot sono sempre attuali: l’assunzione di droghe o sostanze psicoattive prima di mettersi alla guida; l’uso di smartphone al volante e l’alta velocità, declinata anche nella pericolosa versione della “sfida social”.

TUTTI I PROBLEMI DELLA CAMPAGNA DEL MINISTERO

Lo sviluppo narrativo dei tre spot è sempre lo stesso: un gruppo di amici tiene un comportamento scorretto (e va a finire con un incidente). Se invece si fa la scelta giusta – anzi “l’unica possibile”, come recita l’efficace slogan scelto per la campagna – nessuno si fa male.

Semplice ma potenzialmente efficace, se non fosse che ci sono evidenti criticità.

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Nessuno indossa le cinture di sicurezza, neanche gli esempi positivi

Incredibile pensare a uno spot per la sicurezza stradale dove anche chi fa “la scelta giusta” (non guidando se alterato da sostanze, ad esempio) è in auto senza la cintura di sicurezza

Vengono mostrati gruppi di ragazzi festanti che si abbracciano fra i sedili (ci manca poco si siedano in braccio l’uno all’altra o abbranchino il conducente) senza nessun uso del sistema di ritenuta. L’unico a indossare la cintura (in 3 spot) è il driver impegnato nella gara di velocità.

 

Qual è il messaggio sotteso che passa? Che la cintura di sicurezza è utile solo in caso si vada molto veloce (falso), che sia un accessorio tutto sommato superfluo, specie per chi è nei sedili posteriori (falso), che si possano dimenticare le basi della sicurezza in auto (falso).

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Oltretutto è un messaggio non in sintonia con la realtà attuale, dove ormai anche l’automobilista più indisciplinato si mette la cintura di sicurezza, non fosse altro per zittire l’allarme sonoro.

Una rappresentazione dei giovani francamente imbarazzante

Lo spot mette in luce lo scollamento fra la percezione che dei giovani hanno le generazioni precedenti (il Governo, chi commissiona lo spot e lo realizza) e i giovani stessi.

Se mai un adolescente o un ventenne dovesse vedere questi video li definirebbe “cringe”, imbarazzanti.

 

Uso di termini giovanili a caso, tipo “crush”, solo per mostrare di essere sul pezzo; ragazze vestite come le Spice Girls negli anni Novanta; uso di stereotipi di genere che le nuove generazioni hanno definitivamente archiviato: dalla mamma “che rompe” alla donna “tentatrice”, novella Eva, che porge la “droga” al maschio, fino alle ragazze impegnate nei tutorial del make up mentre i ragazzi vogliono solo correre forte in macchina.

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Per non parlare dell’uso dei testimonial: se Luca Campolunghi può funzionare (è un creator digitale di 23 anni), Elisabetta Gregoraci, star televisiva di 44 anni, è decisamente fuori target.

La cosa più grave è che queste pubblicità non funzionano

Sono tutti difetti su cui si potrebbe soprassedere se questi spot avessero un impatto, anche minimo, sui “giovani” (come se il problema della distrazione al volante avesse età, ma questo è un altro discorso) scoraggiandoli dall’intraprendere comportamenti pericolosi.

Ma di regola le pubblicità governative hanno tutte lo stesso problema: non funzionano. Non sono fatte bene e quindi non sono efficaci. Inoltre la pubblicità nasce come leva del marketing per orientare le scelte dei consumatori, se si ammanta di ambizioni “educative” diventa propaganda e suona facilmente paternalistica.

Forse sarebbe meglio una semplice campagna informativa che elenchi i rischi, gli articoli del Codice della Strada (e di quello Penale), il numero delle vittime. Meno emozionale, ma più concreta.

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