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Quale impatto avranno i dazi di Trump sulle flotte aziendali

Quale impatto avranno i dazi di Trump sulle flotte aziendali
Con le potenziali carenze di approvvigionamento e l’aumento dei prezzi, si accentuerà la tendenza a prolungare i cicli di noleggio, si diversificheranno gli accordi con gli OEM e sarà ancora una volta un momento d’oro per il remarketing.

IN QUESTO ARTICOLO

I dazi Usa al 25% sulle importazioni auto avranno inevitabilmente effetti anche sulle flotte, su entrambe le sponde dell’Atlantico. Cambieranno i calcoli del TCO perché cambieranno i valori residui, influenzeranno le politiche di approvvigionamento delle auto a noleggio e di transizione energetica.

L’impatto dei dazi sul noleggio

Con potenziali carenze di approvvigionamento e l’aumento dei prezzi all’orizzonte, per le flotte diventa vitale pianificare accuratamente le sostituzioni dei veicoli, concentrandosi in primo luogo sui veicoli ad alto chilometraggio o a quelli con l’impatto operativo più elevato.

Si accentuerà la tendenza a prolungare i cicli di noleggio, già in atto.

Una strategia che verrà adottata da noleggiatori  e fleet manager sarà probabilmente diversificare gli accordi con i Costruttori per evitare di fare troppo affidamento su un unico fornitore.

Con l’evoluzione delle politiche commerciali internazionali, dare la priorità ai veicoli prodotti prevalentemente a livello locale può aiutare le aziende a ridurre la loro esposizione a costi imprevisti. Concentrandosi sulle alternative nazionali, le aziende possono evitare gli aumenti dei prezzi legati alle tariffe e garantire un budget più prevedibile per l’approvvigionamento della flotta.

A breve termine, alcuni produttori, come Ford e Stellantis, hanno offerto ai clienti protezione dei prezzi, ma è improbabile che tali offerte possano essere permanenti, il che aggiunge un grado di urgenza alle decisioni di acquisto del parco veicoli.

Infine, i dazi possono aumentare i costi delle auto elettriche, rallentarne l’adozione da parte delle aziende e influenzare la competitività dell’industria automobilistica europea. 

Assistenza, manutenzione e riparazione

I pezzi di ricambio, compresi gli articoli più comuni quali batterie, pneumatici e freni, saranno soggetti a dazi al l’importazione del 25%, cosa che contribuirà ad aumentare i costi di servizio e manutenzione della flotta.

Usciranno dalle flotte i veicoli che richiedono una spesa di manutenzione significativa e per i quali si prevedono tempistiche di manutenzione lunghe a causa della carenza di parti.

È sempre il momento d’oro per l’usato

Come già dopo la crisi dei chip e quella della guerra in Ucraina, i dazi premiano l’usato. Cosa che potrebbe far aumentare ancora i valori residui.

La crescente domanda di alternative a prezzi accessibili ha creato un mercato del venditore, rendendo questo un momento d’oro per il remarketing della flotta.

I dazi “inevitabili”

Per evitare i dazi, i veicoli devono essere “Made in Usa” per almeno il 75% del loro valore, ma stando ai dati comunicati dagli stessi costruttori alla motorizzazione, oggi nessuno dei 549 modelli venduti negli Usa raggiunge tale soglia.

In Usa i dazi faranno salire i prezzi dei nuovi veicoli e gonfieranno i bilanci per servizi, manutenzione e riparazioni. Crescerà il valore dell’usato rispetto alle importazioni.

Leggi Anche:  Dazi Usa: gli imprevedibili effetti che avranno sul settore dell’auto

I Fleet manager americani dovranno anche acquisire una comprensione più dettagliata dei componenti dei veicoli che acquisiscono, privilegiando quelli maggiormente “made in Usa”.

Prevedere le reazioni dei Costruttori (e i contro-dazi)

La sfida per i responsabili delle aziende di noleggio consiste nel prevedere come reagiranno gli OEM, nonché le conseguenze delle loro azioni sul mercato delle auto usate.

Leggi Anche: Le case auto più colpite dai dazi di Trump: come risponderanno?

Lo scorso anno, gli Stati Uniti hanno importato 757.654 veicoli fabbricati nell’UE, pari al 22% della produzione di nuovi veicoli del blocco. Quasi 170.000 nuovi veicoli hanno navigato nella direzione opposta, compresi alcuni dei più grandi SUV prodotti da Audi, BMW e Mercedes-Benz negli Stati Uniti.

Queste importazioni verso l’Unione europea sono già soggette a tariffe del 10% e la UE sta attualmente valutando i potenziali aumenti che potrebbero far aumentare i costi per le flotte in Europa.

Le tariffe potrebbero indurre i Costruttori a riorientare la loro produzione verso altri mercati, limitando la capacità dei noleggiatori di acquistare modelli specifici di veicoli. Le fluttuazioni dei prezzi dei veicoli e la dinamica del mercato possono avere un impatto sui valori residui dei veicoli della flotta, complicando la pianificazione finanziaria e i contratti di locazione.

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