Come promesso, l’amministrazione Trump sta portando avanti una politica di dazi. Il 4 marzo sono scattate le imposte al 25% contro Messico e Canada.
Una scelta che ha scatenato il panico in Borsa, dove i titoli dell’automotive registrano pesanti perdite.
Già dal 4 febbraio erano scattati i dazi del 10 per cento sulle importazioni dalla Cina, mentre l’Unione europea è preoccupata di essere la prossima vittima della politica di Trump.
L’impatto dei dazi è difficilmente quantificabile e piuttosto imprevedibile, molto dipende dalle risposte dei singoli Paesi colpiti dai dazi.
LE RISPOSTE AI DAZI USA
La Cina ha risposto con contro-dazi al 15% sul carbone e il gas naturale liquefatto (Gnl) estratti negli Stati Uniti e un ulteriore 10% su petrolio, attrezzature agricole e alcuni veicoli come Suv e Pick-up.
Il Canada, dopo avere tentato la via diplomatica, ha annunciato imposte del 25% su 155 miliardi di merci americane.
La presidente messicana Claudia Sheinbaum sta cercando un coordinamento con Trump per risolvere la questione.
Per l’Unione europea, che ha un avanzo commerciale nei confronti degli Usa di 155,8 miliardi di euro, il vero punto è se sarà in grado di rispondere in maniera compatta e univoca. Nel 2018, quando Trump impose dazi su acciaio e alluminio europei, Bruxelles mise dazi su specifici prodotti, tra cui i jeans , whisky, le t-shirt e alcuni prodotti di acciaio e alluminio. Ma ora si gioca più in grande.
La speranza a Bruxelles e in varie capitali è di convincere Trump con strumenti negoziali, perché si stima che dazi generalizzati Usa del 10% sui prodotti Ue potrebbero portare a un calo del Pil dell’Unione dello 0,5-1%.
Una guerra commerciale sarebbe pericolosa per tutte le parti in causa, con immediati impatti negativi sui posti di lavoro e sui consumatori.
QUALE IMPATTO AVRANNO I DAZI SUL SETTORE AUTO
Il mercato auto è strettamente interconnesso, non esistono produzioni “nazionali”. Lo stesso vale per la componentistica. Quindi i dazi potrebbero fare male a tutti, a partire dagli automobilisti statunitensi.
Secondo gli analisti di Jato Dynamics, le barriere tariffarie all’ingresso di auto provenienti da Messico e Canada, potrebbero avere un impatto su quasi il 20% delle vendite di auto negli Stati Uniti.
Dazi in Messico
In Messico producono molte Case auto, con impianti spesso realizzati proprio per servire il mercato Usa. Il Paese è uno dei maggiori produttori di auto al mondo, con 3,5 milioni di mezzi l’anno (per fare un confronto, l’Italia non arriva alle 800.000) ed è il secondo Paese per auto vendute negli Stati Uniti.
Leggi Anche: Quali sono i Paesi che producono più automobili
In Messico troviamo Costruttori americani, europei, cinesi, giapponesi. Ci sono tutti: Ford e General Motors, fra gli europei Audi, Bmw, Stellantis, Volkswagen (uno dei suoi maggiori stabilimenti al mondo del Gruppo tedesco si trova a Puebla). Da Oriente: Honda, JAC Motors, Kia, Mazda, MG, Nissan, Toyota, mentre BYD ha sospeso il progetto di un impianto in attesa proprio delle decisioni di Trump.

Agli Oem si aggiungono i fornitori, come Michelin e gli italiani Pirelli e Brembo.
I rischi per i Costruttori europei
Colpire il Messico avrà per le case automobilistiche europee un impatto maggiori che dazi diretti su beni UE.
Il Messico è il più grande Paese di origine per le auto vendute dal Gruppo Volkswagen negli Usa. Gli analisti della banca d’investimento Stifel stimano che circa 8 miliardi di euro di ricavi Volkswagen saranno influenzati dai nuovi dazi voluti da Trump, mentre per Stellantis la cifra sale a 16 miliardi. In termini di reddito operativo per il 2025, questo si tradurrebbe in una riduzione del 12% per Volkswagen e del 40% per Stellantis.
All’indomani dell’annuncio dei dazi, a Piazza Affari il titolo di Stellantis cede il 10,16%, ai minimi dalla quotazione del gruppo e in generale da dicembre 2020.
L’indice Stoxx Europe 600 Automobiles and Parts è sceso del 3,1%, riflettendo l’esposizione alle tariffe.
Dazi in Canada
Il Canada produce circa 1,2 milioni di auto l’anno.
L’industria automotive in Canada è ormai secolare (la prima fabbrica risale a 110 anni fa) e nel Paese nordamericano costruiscono veicoli Ford, General Motors, Honda, Stellantis e Toyota.

Secondo il ceo della Canadian Vehicle Manufacturers’ Association Brian Kingston, i dazi ridurranno la produzione di veicoli in tutto il Nord America, aumentando i prezzi e causando perdite di posti di lavoro negli stabilimenti in tutto il continente.
Brian Kingston ha ribadito che in questo momento non esiste un’auto costruita negli Stati Uniti perché i componenti sono provenienti da produttori di tutto il continente: “Una volta che le nuove tariffe sono imposte, quelle parti diventeranno più costose, ma i produttori statunitensi non hanno la capacità di affrontare rapidamente la nuova domanda”.
Dazi in Europa
La bilancia commerciale americana è in saldo negativo con tutti i maggiori partner commerciali degli Stati Uniti: Cina, Messico, Canada, ed i paesi dell’Unione Europea. Proprio i Paesi colpiti dai dazi. In parole povere significa che gli Usa importano più di quanto esportano.
L’obiettivo dei dazi di Trump è “proteggere” (sull’efficacia reale dei dazi ci sono molti dubbi) i settori economici che possono essere svantaggiati dal commercio internazionale. Fra questi c’è il settore dell’auto, che vede un saldo commerciale fortemente sbilanciato a favore dell’export Europeo. In un contesto globale di grandi difficoltà per molti marchi europei dell’auto, l’introduzione di barriere alle vendite verso gli stati Uniti potrebbe ulteriormente compromettere i piani dei Paesi produttori, tra cui l’Italia.
Bilancia commerciale Italia Usa
| Esportati dall’Italia negli Usa | Importati in Italia dagli Usa | |
| Merci totali | 64.708,78 milioni di euro | 25.900,03 milioni di euro |
| Autoveicoli, rimorchi e semirimorchi | 4.377,77 milioni di euro | 252,64 milioni di euro |
Fonte: InfoMercatiEsteri, Governo Italiano (anno 2024)
Dai numeri si capisce quanto l’Italia possa rischiare dai dazi Usa.
Dazi Cina
Mentre le barriere tariffarie all’ingresso di auto provenienti da Messico e Canada potrebbero avere un impatto su quasi il 20% delle vendite di auto negli Stati Uniti, le auto sulle strade statunitensi provenienti dalla Cina hanno un peso trascurabile.
Nel 2024 solo 56.800 veicoli Made in China sono stati venduti negli USA (quota di mercato 0,35%, dati Jato Dynamics).
Leggi Anche: I nuovi ban USA contro la Cina potrebbero essere inutili
Secondo la Cina i dazi violano gravemente le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), che prevede a sua volta dazi su diversi prodotti, fra cui greggio e auto di grossa cilindrata.
***
CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM
Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.
