Lo scorso 20 gennaio, intervistato da Bmf, il dirigente Fabrice Cambolive aveva rivelato che Renault era stata contatta dal Ministero delle Forze Armate “in merito a un progetto per lo sviluppo di un’industria francese dei droni”. Cambolive parlava del progetto come “attualmente in corso”. Adesso, pare che si sia passati alla fase operativa. La casa automobilistica si dedicherà anche alla produzione di droni militari.
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Il progetto industriale di Renault
Si chiama progetto Chrorus ed è frutto di un accordo strategico tra Renault e la società di difesa Turgis Gaillard, con la supervisione della Direction Générale de l’Armement (DGA). Un contratto che potrebbe valere per la casa auto fino a un miliardo di euro in 10 anni, se si raggiungerà l’obiettivo di sviluppare una linea industriale per la produzione di “munizioni teleoperate a lunga portata”. Ogni mese, Renault produrrebbe 660 droni militari a lungo raggio a controllo remoto.
I droni sarebbero prodotti nello stabilimento di Le Mans, mentre quello di Cléon si occuperebbe della componentistica chiave, tra cui i motori. Dispositivi di questo tipo possono essere utilizzati come “droni spia”, in grado di reperire informazioni, o come veri e propri strumenti d’attacco, in grado di esplodere una volta colpito il bersaglio. Renault specifica che si occuperà della sola struttura del velivolo, senza integrare cariche militari.
Le critiche alla produzione militare
La Francia risponde alle richieste di Bruxelles di aumentare gli investimenti nel settore militare e, in un’ottica di potere interno, punta a mettersi alla pari con i paesi europei che vantano eserciti più avanzati. E pare logico che, per farlo, Macron chieda aiuto alle fabbriche indigene, in una strategia win win che implementa gli strumenti di difesa mentre rimbocca le tasche dell’agonizzante industria automobilistica.
Tuttavia, la svolta militare della casa automobilistica non è ben vista internamente. I vertici hanno fermamente ribadito che il core business resta quello dei motori; tuttavia, i sindacati hanno già espresso la propria contrarietà a quella che definiscono una “logica guerriera”, del tutto estranea alla missione originaria dell’azienda.
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