Al 31 marzo 2025 si contano in Italia 65.992 punti di ricarica pubblici, dei quali 55.549 attivi e il restante 16% in attesa di allacciamento alla rete elettrica secondo il rapporto di Motus-E pubblicato sul suo Libro Bianco. È questo 16% “incompiuto” a mettere in luce la necessità di snellire le procedure autorizzative e di migliorare la cooperazione tra i diversi attori coinvolti, per accelerare l’attivazione dei punti installati.
Ad ogni modo, il rapporto tra veicoli elettrici a batteria e punti di ricarica pubblici attivi in Italia si attesta a 5,38, un valore che risulta incoraggiante se si considera che la ricarica privata rappresenta la modalità prevalente per gli utenti italiani, riducendo quindi la pressione sull’infrastruttura pubblica.
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La panoramica sulla ricarica pubblica italiana
Dal punto di vista geografico, la distribuzione delle infrastrutture mostra una forte concentrazione al Nord Italia, dove si trova il 57% dei punti installati, mentre il Centro e il Sud (comprese le Isole) registrano rispettivamente il 20% e il 23%. Tuttavia, è importante segnalare una recente accelerazione delle installazioni nel Mezzogiorno, che ha fatto registrare un incremento del 25% rispetto a marzo 2024, indicando un progressivo riequilibrio territoriale.
Guardando all’evoluzione temporale, l’espansione della rete italiana di ricarica è stata straordinaria: dal 2021 al 2025 il numero di punti pubblici è aumentato del 217%, passando da circa 21.000 agli attuali 66.000. Il 2023 si è distinto come l’anno di maggior crescita, con un incremento medio del 50% delle nuove installazioni.
Analizzando la tipologia dei punti, il 77% è in corrente alternata (AC), prevalentemente con potenza inferiore a 50 kW (50.931 punti), mentre il restante 23% è in corrente continua (DC), caratterizzata da una maggiore velocità di ricarica. In particolare, i punti fast DC (tra 50 e 149 kW) sono saliti a 10.831, registrando un +77% rispetto a marzo 2024, mentre i punti ultra-fast (≥150 kW) sono arrivati a 4.230, con un +40% rispetto all’anno precedente. Questo trend segnala una chiara evoluzione dell’infrastruttura verso la mobilità a lunga percorrenza, dopo una fase iniziale incentrata su ricariche lente e prolungate. L’unica tipologia di punto in leggero calo è quella con potenza < 7,4 kW, passata da 4.437 a 4.406 (-0,7%).
Per quanto riguarda le location, il 66,6% dei punti di ricarica è installato su suolo pubblico, mentre il 26% si trova presso strutture commerciali come supermercati e centri commerciali. Gli alberghi, B&B e altre strutture ricettive ospitano il 2,7% delle stazioni, mentre i distributori tradizionali di carburante rappresentano il 2,2%. Seguono le aree di servizio autostradali (1,1%) e le zone di interscambio strategico come aeroporti e porti (0,8%).
Il confronto internazionale
A livello globale, lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica è un prerequisito fondamentale per supportare la diffusione dei veicoli elettrici. La Cina si conferma il leader assoluto con oltre 2,7 milioni di punti pubblici (qui il confronto con gli Stati Uniti e le sue 200.000 colonnine è quasi desolante), seguita dall’Europa con più di 1 milione di punti (+411% rispetto al 2020).
Al suo interno, i paesi più virtuosi sono Olanda (188.242), Germania (168.848) e Francia (164.886). L’Italia, con i suoi 55.549 punti attivi, si colloca nella fascia medio-bassa, superando tuttavia Spagna (41.942) e Norvegia (27.321).
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Punti di ricarica e copertura del fabbisogno
Una delle domande centrali riguarda l’adeguatezza della rete attuale a sostenere il numero crescente di veicoli elettrici.
In termini di densità per veicolo, i Paesi Bassi si collocano in cima alla classifica con oltre 32 punti ogni 100 BEV, seguiti dal Belgio (27) e da altri paesi del Nord Europa. L’Italia, nonostante le apparenze del suo mercato, occupa il quarto posto, davanti a potenze come Francia, Germania, Regno Unito e perfino la Cina.
Se si considerano solo le installazioni in corrente continua (DC), l’Italia sale addirittura al secondo posto, con oltre 3 punti di ricarica rapida ogni 100 BEV, segno di un’infrastruttura ben orientata alla ricarica veloce.
Diverso è il quadro se si considera la densità per abitante: in questo caso, l’Olanda domina con più di 100 punti ogni 10.000 abitanti, seguita da Belgio e Norvegia. L’Italia, al contrario, si posiziona terzultima, davanti solo a Spagna e USA. Questo suggerisce la necessità di incrementare ulteriormente il numero di stazioni, per supportare adeguatamente l’espansione del parco circolante.
Infine, un parametro interessante è la capillarità territoriale, ovvero la distanza media tra un punto di ricarica e l’altro. Qui l’Italia raggiunge una buona quinta posizione, con una media di un punto ogni 4 km, in linea con i principali paesi europei. La Cina e i Paesi Bassi si collocano in testa, con una rete fittissima e una distanza media inferiore al chilometro. All’estremo opposto troviamo gli Stati Uniti, dove la distanza media supera i 300 km per punto, con gravi disomogeneità territoriali: aree densamente servite come la California si contrappongono a vasti territori ancora completamente scoperti.
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