“Spese di accertamento e notifica“, una voce che può far fluttuare (e di molto) il costo di una sanzione amministrativa. Stiamo parlando delle multe che qualsiasi automobilista può capitare di vedersi recapitate a casa e che potrebbero costarci un po’ meno.
In alcune città italiane, tra costi di visura, tariffe postali e oneri procedurali applicati dai Comuni, questa voce ha superato i 25-30 euro aggiuntivi rispetto all’importo base della multa. Il nuovo Codice della Strada, il cui testo-base è attualmente in consultazione pubblica presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti fino al 13 settembre, promette di ridimensionare drasticamente questo fenomeno.
Si potrebbero risparmiare fino a 30 euro
Come riporta Quattroruote, che da tempo denuncia questa stortura, il risparmio per gli automobilisti potrebbe essere nell’ordine delle decine di euro: fino a ben 30€ (nei casi in cui le spese di accertamento si rivelano particolarmente costose per la PA) , che si ridurrebbero a circa 3 euro corrispondenti al solo costo di notifica tramite le poste.
Innanzitutto, la riforma dovrebbe rimodulare la natura stessa delle spese addebitabili. Il nuovo testo stabilisce che tra i costi di accertamento possano rientrare solo quelli effettivamente sostenuti per individuare il trasgressore, escludendo esplicitamente le spese per le apparecchiature di rilevamento e quelle per assistenza legale, recupero crediti e gestione amministrativa del procedimento sanzionatorio. In pratica, se un Comune affida a una società esterna la gestione del contenzioso sulle multe, non potrà più scaricarne il costo sugli automobilisti ma dovrà sostenerlo con risorse proprie.
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Poi ci sarà l’accesso gratuito, per le Forze dell’Ordine, alle banche dati della Motorizzazione civile e del Pra, oggi invece soggette a tariffazione per singola interrogazione o ad abbonamenti forfettari. Anche questo capitolo di spesa, che oggi si riverbera indirettamente sui costi di accertamento, dovrebbe quindi azzerarsi.
Infine, le effettive spese di notifica: oggi un atto giudiziario pesa fino a 20 grammi, ciò significa che inviarlo tramite Poste Italiane costa 11,67 euro (tariffa in vigore dal 1 maggio 2026), a cui si possono sommare le spese procedurali del Comune. Chi ha già una PEC registrata su SEND, il Servizio Notifiche Digitali della Pubblica Amministrazione, paga invece una tariffa fissa di 2 euro per la notifica digitale (ne abbiamo parlato qui). Con l’introduzione dell’obbligo di domicilio digitale, la tariffa ridotta diventerà la norma e si risparmieranno circa 9 euro.
Cambia qualcosa per le flotte?
Per chi gestisce parchi auto aziendali, in noleggio a lungo termine o in proprietà diretta, la questione delle spese sui verbali non è un dettaglio marginale. La gestione delle multe è oggi uno degli aspetti più onerosi in termini di tempo per i Fleet Nanager: ogni contravvenzione richiede l’identificazione del conducente, l’inoltro della comunicazione al Comune entro i termini previsti dal Codice della Strada e il monitoraggio delle scadenze di pagamento, con il rischio di sanzioni aggiuntive in caso di errore.
Su volumi di flotta anche solo di poche decine di veicoli, le spese di notifica accumulate nel corso di un anno possono rappresentare una voce di costo non trascurabile nel calcolo del costo chilometrico complessivo (TCO).
Una riduzione strutturale di queste spese, unita alla obbligatorietà del domicilio digitale, promette quindi un doppio beneficio per le aziende: da un lato un risparmio diretto sui costi accessori delle sanzioni, dall’altro una velocizzazione dei processi di notifica che oggi, nel caso della raccomandata cartacea, può richiedere diverse settimane e complicare il rispetto dei termini per il pagamento in misura ridotta o per l’eventuale ricorso.
Le società di noleggio a lungo termine, che già oggi offrono spesso servizi di gestione automatizzata delle multe come parte del canone, potrebbero inoltre beneficiare di una maggiore prevedibilità nei flussi di notifica una volta che l’invio via PEC diventerà la modalità prevalente rispetto alla raccomandata fisica, semplificando l’integrazione con i propri sistemi di fleet management.
Resta da capire – dato che il testo in consultazione non lo chiarisce ancora del tutto – come verrà gestito il domicilio digitale nel caso di veicoli intestati a società di noleggio ma utilizzati da conducenti diversi: un nodo che le associazioni di categoria del settore avranno probabilmente modo di sollevare nei prossimi mesi di confronto con il ministero.
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