È noto come il trucco delle targhe polacche. Si tratta di un sistema che consiste nell’immatricolare un’auto in Polonia e noleggiarla a sé stessi, per poi utilizzarla regolarmente in Italia. Serve a risparmiare su bollo e assicurazione RC auto, ma adesso la pacchia è finita. Una delle norme previste nella prossima riforma del Codice della Strada è pensata proprio per combattere il fenomeno dell’esterovestizione.
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La norma nel nuovo Codice della Strada
La nuova norma prevede l’obbligo di assicurazione con una compagnia italiana o un’impresa estera autorizzata a esercitare l’RC auto in Italia anche per i veicoli con targa estera. Non si tratta quindi di vietare le targhe straniere, ma di colpire le immatricolazioni all’estero utilizzate soltanto per aggirare i maggiori costi italiani.
La novità è tra quelle proposte dall’ultima riforma del Codice della Strada proposta dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Il documento è stato inviato dal ministero alle associazioni di settore e, dopo il loro vaglio con scadenza al 13 settembre, sarà presentato al Governo entro il 14 ottobre. Se approvato, diverrà legge.
Dopo l’Ipt arriva l’obbligo di RCA
Già il 25 maggio scorso, era stato introdotto l’obbligo del pagamento dell’Ipt al momento dell’iscrizione al Reve, il Registro dei veicoli esteri gestito dall’Aci. Qui devono essere obbligatoriamente inseriti tutti i mezzi immatricolati all’estero ma alla disponibilità di persone fisiche o giuridiche residenti o con sede legale in Italia.
Il trucco delle targhe polacche
Quello noto come trucco delle targhe polacche è un fenomeno ampiamente diffuso nello Stivale, con una particolare concentrazione nella regione Campania. Per motivi di costi, è proprio la Polonia lo Stato estero in cui si manifesta con più frequenza – da qui il nome. L’automobile viene radiata dal Pra ed esportata formalmente, per poi essere immatricolata in Polonia a nome di una società estera.
La stessa vettura viene poi concessa in uso o noleggiata al precedente proprietario italiano. Il servizio truffaldino, che permette di risparmiare fino al 70% su assicurazione, bollo e altri costi, è offerto da numerose società che non mancano di farsi ampia pubblicità sul web.
La Polonia chiede giustizia
La denuncia ufficiale è arrivata direttamente dalla Polonia, dopo che l’ufficio degli assicuratori automobilistici Pbuk si è trovato alle prese con quello che è stato localmente definito il “fenomeno italiano”. Nel 2025, fa sapere il Pbuk, si sono verificati in Italia più di 11mila incidenti con veicoli con targa polacca, 1.300 dei quali erano privi di una copertura assicurativa valida.
I casi in questione sono costati al sistema polacco 18,4 milioni di zloty, pari a più di 4 milioni di euro. Il Pbuk ha avviato azioni giudiziarie in Italia e in Polonia per recuperare le somme pagate e chiesto al governo di Varsavia l’istituzione di regole più rigide sulle immatricolazioni e sulle revisioni.
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La Polizia italiana collabora
Di fronte alla denuncia di Varsavia, il ministero dell’Interno ha emanato, il 13 agosto 2026, una circolare che comunica a prefetture, questure e forze dell’ordine la possibilità di utilizzare i portali delle autorità polacche per verificare i veicoli immatricolati nel Paese. Il fine principale è verificare la corretta copertura assicurativa delle auto con targa polacca.
Non è coinvolta solo la Polonia
Il meccanismo dell’esterovestizione non è nato con le targhe polacche: negli anni si è spostato di Paese in Paese, seguendo la convenienza del momento. Prima furono le targhe tedesche, poi quelle bulgare, e infine quelle polacche sono diventate lo standard del “trucco”, tanto diffuso da guadagnarsi in Polonia il soprannome di przekręt neapolski, la “truffa napoletana”.
Ora che anche le autorità polacche hanno alzato la guardia, il baricentro sembra già spostarsi altrove: a Napoli si registra un aumento delle immatricolazioni con sigla CZ e BG, cioè Repubblica Ceca e Bulgaria, mentre non mancano segnalazioni sporadiche anche di targhe di altri Paesi dell’Est.
Un segnale chiaro: senza una norma che colpisca il meccanismo alla radice, come l’obbligo di RC auto italiana previsto dalla riforma, il fenomeno rischia semplicemente di cambiare sigla sulla targa, non di sparire.
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