Con il patrocinio di

Cosa sta succedendo con gli autobus cinesi in Nord Europa (e perché ci riguarda)

Cosa sta succedendo con gli autobus cinesi in Nord Europa (e perché ci riguarda)
Un'indagine norvegese ha messo alla luce potenziali problematicità nel controllo da remoto degli autobus elettrici cinesi.

IN QUESTO ARTICOLO

La transizione verso una mobilità più sostenibile sta portando sempre più autobus elettrici sulle strade delle città europee, sostituendo gradualmente i vecchi diesel. E come per le auto, anche per i bus i primi arrivati, a prezzi più economici, sono cinesi.

Ma insieme ai benefici ambientali emergono anche nuove criticità: la sicurezza digitale dei veicoli e il rischio che sistemi sensibili possano essere controllati da remoto dai produttori.

Leggi Anche: Come ATM sta conquistando l’Europa

L’INDAGINE NORVEGESE

Durante l’estate, due autobus elettrici in servizio in Norvegia sono stati analizzati in segreto nella città di Drammen. L’obiettivo era semplice: verificare se i produttori avessero la possibilità di accedere ai veicoli da remoto.

I tecnici del progetto hanno confrontato un modello europeo, costruito nei Paesi Bassi (probabilmente un VDL, ma il dato non è stato fornito), con un nuovo autobus del colosso cinese Yutong. I risultati sono stati netti: l’autobus europeo non poteva essere controllato a distanza; l’autobus cinese, invece, poteva essere spento, bloccato e ricevere aggiornamenti software da remoto, con il rischio potenziale di compromettere le funzioni essenziali del mezzo.

Va detto che anche autobus e auto europee e occidentali più recenti sono in grado di essere aggiornate da remoto, ma la differenza è che devono sottostare alle regole europee sul GDPR per la protezione dei dati.

Leggi Anche: La Cina taglia i sussidi alla produzione di elettriche e plug-in

UNA PREOCCUPAZIONE EUROPEA

Autobus elettrici prodotti in Cina circolano ormai in moltissimi Paesi europei, Italia compresa, come soluzione rapida ed economica per accelerare la transizione ecologica. Ma la questione va oltre i mezzi pubblici: riguarda qualunque veicolo dotato di componenti intelligenti provenienti da fornitori esteri.

Le aziende di trasporto europee, in particolare quelle delle vicine Danimarca, Svezia e Finlandia, sulla scia delle rivelazioni norvegesi stanno avviando verifiche e revisioni delle proprie valutazioni di rischio. Le autorità nazionali per la sicurezza informatica hanno già evidenziato come i moderni autobus siano dotati di numerosi sistemi connessi a Internet: sensori, moduli telemetrici, software di bordo, interfacce per aggiornamenti da remoto. Tutti elementi che, se non adeguatamente protetti, possono rappresentare porte d’ingresso per potenziali attacchi o interferenze esterne.

Tra le possibili soluzioni si parla persino della rimozione delle SIM card dai sistemi di bordo per impedire connessioni indesiderate. Una misura drastica, che però avrebbe anche conseguenze negative: molte funzionalità utili ai passeggeri – come informazioni in tempo reale sulla puntualità – dipendono proprio dalla connettività.

Leggi Anche: La Cina vuole ostacolare le e-car europee?

EQUILIBRI COMPLESSI

La difficoltà per gli operatori è trovare un equilibrio tra i vantaggi della digitalizzazione e la necessità di proteggere le infrastrutture critiche. Limitare l’accesso ai sistemi può aumentare la sicurezza, ma rischia anche di bloccare servizi integrati che rendono il trasporto più efficiente e monitorabile.

Secondo diversi responsabili europei della mobilità pubblica, il problema non può essere risolto agendo solo sui singoli mezzi o produttori. È necessario un intervento normativo a livello europeo, con linee guida chiare su:

  • requisiti minimi di cybersicurezza per i veicoli elettrici e connessi,
  • trasparenza dei software utilizzati,
  • controlli sull’accesso remoto ai sistemi di bordo,
  • certificazioni obbligatorie per i fornitori extraeuropei – al pari di quelli europei.

La questione, infatti, coinvolge tutti i veicoli dotati di componenti intelligenti, dai camion ai veicoli privati. E, più in generale, tocca la dipendenza europea da tecnologie connesse prodotte all’estero di cui si parla sempre più a livello politico e di opinione pubblica, e riguarda anche il tema dell’indipendenza tecnologica europea.

Il rischio non è soltanto il blocco di un singolo autobus, ma la vulnerabilità di intere flotte e infrastrutture. Per questo molti esperti ritengono urgente affrontare la questione su larga scala, senza limitarsi a evitare un singolo produttore o un singolo Paese.

***

CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM

Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.

Iscriviti alla newsletter
Resta sempre aggiornato

Con la newsletter di Fleet Magazine ricevi anteprime, news e approfondimenti dal mondo della Mobilità

Condividi
Leggi anche

CASE AUTOMOBILISTICHE