Il ministero del Commercio cinese ha annunciato nuove e più rigide limitazioni all’esportazione e alla lavorazione delle terre rare, elementi indispensabili per la produzione di una vasta gamma di tecnologie avanzate, tra cui batterie, motori elettrici e componenti per veicoli a zero emissioni.
Le misure prevedono che gli esportatori debbano ottenere una licenza governativa anche per i prodotti realizzati all’estero con materiali cinesi. Inoltre, saranno vietate le esportazioni verso aziende legate alla produzione di armamenti e limitate quelle destinate ai produttori di semiconduttori e microchip.
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Sotto pressione l’industria europea delle auto elettriche
La Cina detiene oggi circa il 70% della produzione mondiale di terre rare grezze e oltre il 90% di quella lavorata e dei magneti permanenti che le contengono. Questa posizione dominante rende l’industria globale, e in particolare quella europea delle e-car, estremamente vulnerabile a ogni cambiamento normativo di Pechino.
Già le restrizioni introdotte ad aprile avevano causato una temporanea scarsità di materiali. All’epoca già Stati Uniti e l’Unione Europea aveva reagito aprendo negoziati bilaterali con la Cina.
La nuova tornata di limitazioni però potrebbe impattare sui principali produttori europei di veicoli elettrici, traducendosi con ulteriori pressioni sui costi e potenziali ritardi nella produzione, proprio mentre l’Unione Europea punta a raggiungere gli obiettivi del Green Deal e il divieto di vendita di auto a combustione dal 2035.
La questione delle terre rare rimane uno dei nodi centrali nei rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti, e inevitabilmente coinvolge anche l’Europa. Il tema sarà al centro dell’incontro previsto a fine ottobre in Corea del Sud tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, durante il quale si discuterà anche dell’impatto globale delle nuove misure.
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