La cybersicurezza sta diventando una competenza ingegneristica critica per l’industria automotive globale. Lo conferma “Under the Hood: SDV Developer Report”, seconda edizione dello studio annuale di QNX, divisione di BlackBerry, realizzato da OnePoll tra il 20 luglio e il 4 agosto 2026 su 1.100 sviluppatori di software embedded. L’83% degli intervistati si aspetta che i software-defined-vehicles (SDV) diventino un bersaglio di primo piano per gli attacchi informatici entro tre anni.
Cambia anche l’approccio all’intelligenza artificiale: il 62% la vede integrata nei flussi di lavoro quotidiani (era il 55%), mentre scende dal 36 al 25% chi la definisce trasformativa. Per chi gestisce flotte di veicoli connessi, il messaggio è che la sicurezza informatica entra tra i criteri di valutazione, accanto a costi e funzionalità.
Software-Defined-Vehicles in pericolo?
Per il 48% la sicurezza è oggi la preoccupazione principale, cinque punti in più rispetto allo scorso anno, mentre il 47% considera le vulnerabilità informatiche il rischio maggiore per la diffusione su larga scala degli SDV. Secondo QNX il quadro riflette quanto connettività e aggiornamenti over-the-air abbiano ampliato la superficie d’attacco.
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Pesa anche la conformità: il 46% indica gli standard di cybersicurezza, come UNECE WP.29 e ISO/SAE 21434, tra i requisiti più difficili da rispettare, e un terzo attribuisce un ritardo sui tempi di sviluppo delle tecnologie di bordo.
Sul fronte operativo, gli sviluppatori dedicano in media il 35% del tempo all’integrazione del software di base anziché a nuove funzioni, e tre quarti lamentano l’assenza di una piattaforma comune e riutilizzabile.
Debug e test sono la sfida principale per il 44% (otto punti in più), mentre chi giudica “eccellente” il proprio ambiente di sviluppo scende dal 30 al 20%. Il 79% avverte la pressione dei concorrenti più rapidi e l’88% riferisce che richiami o guasti hanno portato cambiamenti importanti o moderati nel modo di sviluppare.
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