“Allungato tutto il possibile”, “È una bomba per noi”,“Stiamo impazzendo”: questi sono solo alcuni dei commenti, di alcuni dei 98 Fleet manager che gestiscono oltre 83.000 veicoli, che abbiamo interpellato per la Instant Survey dal titolo “Caro Fisco ti scrivo”, presentata nel corso dell’undicesima edizione del Fleet Motor Day.
Commenti rincarati dopo la presentazione della survey, nonché sui social: #stiamoimpazzendo, e ancora “Houston abbiamo un problema“, scritto su Linkedin dalla Corporate Fleet Manager & Indirect Procurement di PQE Alessandra Del Dottore. Le ha risposto il collega Fleet & Mobility Manager di Sammontana Silvio Fornera, citando il grande Antonio De Curtis, in arte Totò: “Dunque, noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare. Sa, è una semplice informazione. Noio volevam savuàr l’indiriss”.
Leggi Anche: La guida al calcolo del fringe benefit per l’auto aziendale (anche con le nuove aliquote).
Fiscalità dell’auto aziendale: così si complica il lavoro ai Fleet Manager
Non importa quanto i Fleet Manager siano preparati e ligi alle regole: sono tutti nella condizione di Totò e Peppino a Milano, in cerca di informazioni e profondamente confusi. “Siamo tutti in una situazione di stallo, non sappiamo dove andare. E vedo che siamo tutti sulla stessa barca. C’è confusione anche fra i driver, che mi contattano dopo ogni nuovo articolo sui giornali – racconta Cristian Espertini, Fleet e Mobility Manager di Gi Group Holding – Mi sono ritrovato nei risultati della survey sulla questione fiscale. Sono argomenti su cui ci stiamo interrogando, cambieremo il mix, ci prendiamo del tempo“.
La confusione anima tutti, anche i fan dell’elettrificazione, anche chi non ha la “sventura” di avere full hybrid in parco (trovandosele da un giorno all’altro tassate come le diesel), anche con chi si è consultato con uno stuolo di fiscalisti aziendali.
Il commento del fiscalista delli Falconi al Fleet Motor Day 2025
I professionisti del fisco non sono meno in difficoltà, perché se le regole sono incerte è difficile dare pareri certi.
“Ci fanno tante domande ma non sempre abbiamo tutte le risposte”, ha detto sul palco dello Spazio Novecento anche Francesco delli Falconi, Partner CMS Adonnino Ascoli & Cavasola Scamoni, che ha commentato per noi la survey assieme al presidente di Aniasa Alberto Viano entrambi intervistati nel video in copertina a questo articolo. Un‘incertezza, una nebbia che con il nostro convegno abbiamo cercato di diradare.
Così come ha fatto – almeno in parte e proprio al termine del Fleet Motor Day – l’Esecutivo votando in Commissione delle attività Produttive un emendamento nel DL Bollette (a “soli” due mesi dalla “scadenza”) su una clausola di salvaguardia per le auto aziendali ordinate nel 2024 e consegnate entro il 30 giugno.
Un vantaggio per le vetture termiche ovviamente, ma forse non per le full electric per le quali, ad oggi, non è chiaro se verranno applicate le nuove (più vantaggiose) aliquote, o le vecchie. Ne abbiamo parlato qui.

Il commento del presidente ANIASA Alberto Viano
“La fiscalità per il settore del noleggio è un aspetto centrale, la leva utilizzata per spingere le flotte verso l’elettrificazione“, spiega Viano. Una strategia non solo italiana, ma comunitaria: il Piano europeo per l’automotive, infatti, identifica le flotte aziendali come settore chiave per l’elettrificazione della mobilità e la Commissione UE intende adottare ulteriori azioni per rendere le flotte aziendali più eco-compatibili.
Un’intenzione che spesso, però, non fa i conti con la realtà. “Questa brusca accelerazione e penalizzazione delle motorizzazioni non alla spina si sta traducendo in un grosso impatto in termini di maggiori oneri fiscali per i dipendenti – prosegue Viano – aumentando quel cuneo fiscale che si voleva diminuire, e in una ricerca di proroghe per rimandare l’impatto fiscale più avanti possibile. La proroga dei contratti comporta una mancata immatricolazione e un rallentamento del mercato”.
Leggi Anche: copia e incolla questo testo per editarlo e fare i link evidenziati.
Il Noleggio a lungo termine, infatti, ha registrato nel primo trimestre dell’anno una perdita di immatricolazioni, in capo alle imprese del settore, di quasi il 28%, compensato dalle politiche commerciali delle case automobilistiche che invece hanno sostenuto le immatricolazioni nel canale, grazie alle captive legate a brand automotive, in crescita di oltre il 60%.
“Abbiamo discusso col governo la clausola di salvaguardia per capire fino a quando la tassazione possa essere ricondotta a quella in vigore fino al 31 dicembre 2024. La richiesta è stata di rivedere o sospendere più a lungo possibile la nuova tassazione, perché anche arrivando al 30 giugno non è sufficiente a riposizionare l’industria automotive, ora al centro anche della tempesta dei dazi americani“.
L’effetto delle nuove aliquote per l’auto in benefit
In ogni caso le nuove aliquote per i fringe benefit sono legge. E dal 1 luglio 2025, salvo ulteriori rinvii o modifiche, premieranno le full electric, con il 10% di fringe e le ibride Plug-In, con il 20%, mentre tutte le altre salgono al 50%, penalizzando così fiscalmente sia i dipendenti, sia le aziende che scelgono vetture benzina e diesel, anche full hybrid.
La survey “Caro fisco ti scrivo”
Alla domanda Che effetto immediato hanno avuto le nuove aliquote sui fringe benefit per la vostra flotta? il 42% dei rispondenti ha scelto di rinviare il rinnovo del proprio parco veicoli, allungando i contratti esistenti. E se per il 36% non cambia nulla (o forse non hanno contratti in scadenza o non i sono informati), il 10% ci ha detto che ha rinegoziato con le società di noleggio a lungo termine la motorizzazione o l’auto in toto precedentemente contrattualizzata.
“Mi ha colpito che, in alcune domande della survey, le risposte siano spaccate in due. È il segno della confusione e delle incertezze che regna nelle aziende”, l’ulteriore commento di Fornera, Sammontana.

Per ora, solo il 3% dei Fleet Manager interpellati ha risposto di avere optato per una “rinuncia all’auto aziendale”. Il dato, però, preoccupa Alberto Viano, che ha detto: “Un numero che sembra piccolo ma che è un trend a cui dobbiamo fare attenzione, per un benefit che è sempre stato visto come irrinunciabile in Italia“. Anche perché “la frenata delle immatricolazioni a noleggio palesa la forte incertezza determinata dalla normativa sulle auto aziendali in fringe benefit, con gran parte delle aziende che rinviano il rinnovo del proprio parco veicoli. Evidenti le conseguenze: minori immatricolazioni, rallentamento nel ricambio del circolante e minori entrate fiscali per lo Stato“.
E sul lungo termine le aziende come si comporteranno?
Per ben il 58% dei Fleet & mobility manager interpellati le nvoità in tema di fiscalità, più a lungo termine, comporterà una inevitabile revisione delle Car policy/Car list, con “solo” il 18% che non farà nulla di tutto questo, come si vede dal grafico sotto. Interessante sottolineare che ben il 9% delle aziende elimina, o lo farà a breve, la presenza di auto termiche in flotta.
L’8% introduce o introdurrà a breve un budget mobility, che va incontro a quel 3% di chi vuole rinunciare all’auto aziendale, ecco la preoccupazione di Viano. Il budget di mobilità potrebbe essere usato su altri mezzi di mobilità, oppure anche facendo anche un downgrading dell’auto che spetterebbe al driver.
Molti fleet manager stanno valutando di procedere più convintamente sull’elettrificazione. Il punto è se farlo utilizzando il “paracadute” del Plug-In, che consente una transizione apparentemente più “morbida”, ma porta anche a un aumento notevole dei costi di carburante se non correttamente utilizzato – o convertirsi all’elettrico puro.
Un passo a cui molti non sono ancora pronti, per diverse ragioni: flotte commerciali con chilometraggi troppo elevati; impossibilità o forti difficoltà nel dotare di infrastruttura di ricarica le sedi aziendali; difficile risoluzione del problema delle “ricariche domestiche” a casa dei driver; scarse possibilità di ricarica sul territorio o sui percorsi effettuati abitualmente; tempi di ricarica troppo lunghi; resistenze da parte dei driver.
Scettico sull’elettrificazione Ricciardo Muradore, General Services Manager Beiersdorf: “Non condivido tutto ciò che è stato detto dai miei colleghi, specie in tema elettrificazione. Noi ci crediamo relativamente, non siamo pronti ad obbligare i dipendenti a prendere un veicolo elettrico, perché i driver e le città non sono ancora pronte. Cerchiamo di usare il buon senso“.
Per alcuni, invece, questo è il momento giusto per “osare”, e piuttosto che impegnarsi nel Plug-In (che per essere correttamente ricaricato ha bisogno, in fin dei conti, della stessa infrastruttura dell’elettrico) decidono, a questo punto, di passare direttamente agli EV, che sembrano dare maggiori sicurezze sul lungo termine.
L’impatto sulle flotte italiane, tra risparmi e costi extra
La nuova fiscalità delle auto aziendali preoccupa, e molto, i Fleet & mobility manager, dal punto di vista dei costi in aumento.
Infatti il 25% ha affermato che teme dei costi maggiori dei canoni, anche del 20-30%, mentre il 20% si dice preoccupato di una esplosione dei costi di ricarica e di rifornimento, naturalmente per le Plug-In (30%). I maggiori costi di carburante per le ibride alla spina preoccupano diversi Fleet Manager, specialmente chi non è pronto (per diverse ragioni) all’elettrico e userà a malincuore le ibride plug-in in sostituzione delle diesel, pur sapendo che la flotta consumerà ed emetterà di più.

Stefano Pedano, Head of General Affairs & WPS in Samsung Italia, ci ha detto: “Mi sono confrontato con più persone di altre aziende che le utilizzano e tutti mi indicano che le auto plug-in se non ricaricate ottimisticamente riescono a percorrere oltre 10-11 chilometri al litro a causa del peso importante della batteria. Facendo qualche simulazione: l’azienda, convertendosi integralmente al plug-in, si troverà probabilmente a spendere almeno 1,3 volte in più per il carburante”.
Ma, oltre ai costi, il 23% non è per nulla tranquillo della reazione dei driver, che si troveranno a dover guidare auto alla spina, mentre il 6% è convinto che questa decisione comporterà una diminuzione delle auto in flotta. Ma in questa valle di preoccupazioni, vi è anche qualcuno, il 12%, che dice che le nuove aliquote aiuteranno a raggiungere gli obiettivi green delle aziende, mentre l’8% che farà partire, finalmente, l’elettrificazione delle flotte.
Un minuto di silenzio per il Full Hybrid
Questa decisione poi penalizza, e grandemente, una tecnologica – il full hybrid – che negli scorsi anni era stata individuata come la migliore per portare avanti la transizione nelle flotte. E che ora con le nuove aliquote è parificata alle termiche.
Visto che molti le hanno prese proprio per sostituire le diesel (a cui ora sono fiscalmente equiparate) tanti ci hanno raccontato: “Privilegeremo il diesel, c’è il rischio che le full hybrid escano dalle car list”.

Quindi il 33% degli intervistati sarà costretto a farle uscire dalle nuove car list, mentre il 22% cercherà di mantenerle in flotta finché sarà possibile. La stessa percentuale di Fleet & Mobility Manager dice invece che le manterrà normalmente in parco, con il 21% invece che non le mai inserite. L’1% invece degli interpellati ne acquisterà qualcuna per uso interno.
***
CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM
Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.
