Come sappiamo, nell’Articolo 7 del disegno di legge di bilancio depositato alla Camera lo scorso ottobre è contenuta una modifica della tassazione dell’auto aziendale ad uso promiscuo. Nello specifico, per riassumere, la nuova proposta del governo Meloni – oltre a cambiare le fasce fiscali, passando da una suddivisone basata sul criterio delle emissioni ad una puramente “meccanica”, ovvero tenendo conto della sola alimentazione – dovrebbe rimodulare i coefficienti fiscali per l’auto ad uso promiscuo stessi, avvantaggiando (e di molto) le auto elettriche e Plug-In. Ma, soprattutto, penalizzando in modo rilevante le motorizzazioni ibride pure (mild e full), quelle, cioè, su cui hanno puntato tantissime aziende nella delicata fase di transizione al full electric. Ne abbiamo parlato in modo in modo approfondito in questo articolo, con Stefano Sirocchi, HR&Fleet specialist e Partner di Sirocchi Consulting, e Pietro Teofilatto, Direttore Area Fisco ed Economia ANIASA.
L’auto ad uso promiscuo, così, verrebbe a costare significativamente di più, sia per il dipendente che per la azienda che concede la vettura in benefit, ma molti Fleet Manager si sono, ovviamente, chiesti: da quando – soprattutto, su quali vetture – sarà applicata la nuova regola?
Se infatti la data di inizio è chiara: la nuova norma sarà in vigore dal 1 gennaio 2025, in merito alle vetture che dovranno sottostare ai nuovi coefficenti c’è stata fin da subito grande incertezza. Si parla delle auto ordinare e immatricolate dopo il 1 gennaio 2025, o gli ordini inviati prima del 31 dicembre 2024 – seppur immatricolati dopo questa data, restano nella vecchia normativa? E ancora, le vetture già immatircolate, ma assegnate solo dopo il 1 gennaio?
Fleet Manager, noleggiatori, lavoratori e associazioni di categoria hanno chiesto al governo chiarezza ed emendamenti che regolassero in modo chiaro il nuovo regime fiscale. Emendamenti che, ad oltre un mese dalla pubblicazione della bozza di ddl, dovrebbero arrivare.
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Nuovi coefficenti solo per gli ordini del 2025
Il 13 dicembre infatti dovrebbe essere presentato alla Commissione Bilancio della Camera un emendamento per fare chiarezza. In particolare, specificando che per tutti i veicoli ordinati fino al 31 dicembre 2024 continuerà ad applicarsi l’attuale sistema di calcolo del costo chilometrico.
Quindi, per le vetture concesse in uso promiscuo dal 1 luglio 2020 al 31 dicembre 2024 (periodo di validità della precedente norma) e a tutte quelle concesse ai dipendenti (risultano ordinati dai datori di lavoro) nel primo semestre 2025 non ci saranno aumenti.
Questo emendamento raccoglierebbe le richieste ribadite ieri, in una lettera aperta, da ANFIA e ANIASA, dove si legge, tra le altre cose: “La nuova normativa rischia di rivelarsi semplicemente come una nuova tassa per i lavoratori dipendenti, categoria di contribuente già fortemente ed estremamente penalizzata, anche in considerazione dell’assenza di una riforma complessiva della fiscalità per le auto aziendali elettrificate (vedasi mancata previsione di detassazione delle ricariche domestiche), assolutamente necessaria per poter davvero creare le condizioni per uno spostamento di scelta tecnologica di aziende e dipendenti. Da una analisi interna derivante anche da interlocuzioni di queste settimane con le imprese e con i mobility manager, le modifiche proposte porteranno ad una possibile riduzione degli ordini stimati in circa 60.000 autovetture, avranno un significativo impatto sul mercato delle autovetture aziendali, che nel 2023 ha rappresentato il 45% delle immatricolazioni complessive, oltre che sulla produzione nazionale (da anni la Fiat Panda è il primo modello di autovettura aziendale)“.
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