L’ultimo incontro del Tavolo automotive, che vale ricordare come sia stato istituito a inizio 2024 e parallelo all’allora Tavolo Stellantis, oltre alle questioni macro-politiche già note agli addetti ai lavori, che ruotano intorno alle decisioni europee sull’industria dell’auto, gli obiettivi di riduzione della CO2, il rilancio della produzione manifatturiera, segnala alcuni spunti strettamente operativi.
Spunti legati al decreto del 29 giugno con il quale è stata data avvio formale alla serie di incentivi rivolti anche alle imprese, per il rinnovo del parco dei veicoli commerciali. Un DPCM che ha rimodulato le risorse esistenti del Fondo Automotive, per un totale di 1,35 miliardi di euro, con una visione che coprirà dal 2026 al 2030.
GLI INTERVENTI RIVENDICATI DAL GOVERNO
Secondo una nota diffusa dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, “il Governo ha impresso una svolta netta rispetto al passato, destinando il 70% delle risorse a sostegno della filiera attraverso gli accordi per l’innovazione e i mini contratti di sviluppo, con soglia di accesso più adatta alle PMI. Sul fronte della domanda, il provvedimento prevede invece gli interventi di ampio respiro per i veicoli commerciali, o veicoli di categoria L, il retrofit e le infrastrutture di ricarica, introducendo anche il noleggio sociale a lungo termine per le famiglie meno abbienti”.
Proprio sul punto degli incentivi per l’acquisto o noleggio di veicoli commerciali, il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, ha commentato supportando “il nuovo DPCM Automotive. Contiene scelte condivisibili, la priorità è accompagnare la componentistica italiana, salvaguardando competenze, occupazione e capacità industriale”. Valutando positivamente “gli interventi sui veicoli commerciali, sulla ricarica domestica e sul noleggio sociale”, che tuttavia “devono essere rafforzati e attuati rapidamente”.
Per i veicoli commerciali N1 “il tempo è decisivo”, ha sottolineato Pressi, chiedendo di “ripristinare almeno la dotazione originaria e di aumentare progressivamente le risorse per i mezzi con zero emissioni allo scarico”.
GLI INCENTIVI PREVISTI PER I FURGONI ELETTRICI
Nello specifico degli incentivi attivati dal governo con il DPCM del 29 giugno, la dotazione del fondo per acquistare o noleggiare veicoli commerciali N1 o N2 elettrici ammonta per il 2026 a 40 milioni di euro, fondi residui della campagna 2025. Su 40 milioni di euro è riservato il 40% ai mezzi N1 o N2 elettrici. Limiti e somme che ripeteranno lo schema anche tra 2027 e 2029.
BENE GLI IMPEGNI STELLANTIS
Relativamente all’impegno confermato da Stellantis in Italia, il ministro Urso ha accolto positivamente quanto già nel Piano Italia di fine 2024, arricchito dalle nuove produzioni annunciate dal piano Fastlane 2030. Le due (forse tre?) e-Car a Pomigliano d’Arco, il suv Alfa Romeo di segmento C a Melfi, i cambi elettrificati a Termoli, aspettando le sorti intorno al sito di Cassino. “Il governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’attuazione del nuovo piano di Stellantis, verificando il rispetto degli impegni assunti”, le parole del ministro. “Cinque miliardi di euro in nuove tecnologie, piattaforme e modelli più in sintonia con il mercato, insieme a 7 miliardi di contratti ogni anno per la filiera della componentistica, indicano la strada per salvaguardare tutti gli stabilimenti, l’occupazione e rilanciare la produzione. Un risultato ancora più significativo se confrontato con quanto sta accadendo altrove, a cominciare dalla Germania”. Il riferimento è alle difficoltà del Gruppo Volkswagen, di segno piuttosto diverso se confrontate con la posizione Stellantis e comuni nella centralità del caro energia per la produzione.
SFRUTTARE LA FLESSIBILITÀ EUROPEA PER L’ELETTRICO
Uno degli spunti interessanti emersi dal Tavolo Automotive, la richiesta di produrre nuovi impulsi che incidano con iniziative su altri fronti, riguardano l’uso della flessibilità concessa dall’Europa, l’extra di spesa per iniziative che riducano la dipendenza da fonti energetiche fossile. Tradotto: agire per incentivare la diffusione dell’elettrico, fronte che manca di un percorso stabile e strutturale di incentivi all’acquisto, se non per i quadricicli elettrici e a partire dal 2027.
“La Commissione europea ha previsto la possibilità di utilizzare la clausola nazionale di salvaguardia per interventi legati alla sicurezza energetica e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, inclusa l’elettrificazione”, ha rilanciato Pressi; “17 Stati membri l’hanno già attivata e l’Italia non è fra questi. Chiediamo pertanto al governo di prepararsi a utilizzare questa opportunità, destinando parte delle risorse alla riforma della fiscalità delle flotte”. Un’azione che dovrebbe puntare a rendere più conveniente per imprese e p.IVA scegliere veicoli elettrici, “intervenendo in modo coordinato su deducibilità, detraibilità dell’IVA e fringe benefit”.
IL 2026 SIA L’ANNO DELLE RIFORME
Alle politiche europee sull’auto, il ministro Urso ha rivolto considerazioni importanti: “Non c’è più tempo da perdere: il 2026 deve essere l’anno delle riforme europee. Se non interveniamo subito, la transizione si trasformerà in deindustrializzazione“. Uno scenario che a Bruxelles provano a evitare anche con le norme sul Made in Europe, contenute nell’Industrial Accelerator Act, auto che per essere qualificate Made in Europe dovranno rispettare dei requisiti minimi di componentistica prodotta negli Stati membri o con Paesi firmatari di accordi di scambio commerciale.
La materia è spinosa e le stesse case automobilistiche sono in una fase di confronto con il legislatore europeo per ammettere eccezioni alle norme che provano a rilanciare la produzione manifatturiera nell’area dei 27 Stati membri. Come la richiesta, avanzata da Acea, di comprendere tra i Paesi equiparati a una componentistica di origine Made in Europe, le produzioni in Gran Bretagna, Turchia e nord Africa, dove molte case auto operano con impianti produttivi che alimentano la catena di valore, frutto di passate operazioni di delocalizzazione.
Sul Made in Europe il ministro Urso ha sottolineato: “Occorre da subito che sia pienamente riconosciuto il principio di neutralità tecnologica e anticipare l’attuazione dell’Industrial Accelerator Act: non si può attendere il 2029 per introdurre i requisiti Made in Europe e Low Carbon“, con la nota del ministero che rilancia: l’Italia sta lavorando affinché il perimetro geografico dell’IAA sia efficace e tuteli le produzioni europee.
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