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Tutte le sfumature del Mobility Hub

Tutte le sfumature del Mobility Hub
Dagli enormi centri di raccordo della mobilità delle grandi capitali europee fino ai piccoli spazi interni all’ufficio: mobility hub non è un luogo dai contorni prestabiliti, ma la realizzazione pratica di un nuovo modo di concepire la mobilità.

IN QUESTO ARTICOLO

Sono sempre più numerosi gli aggettivi che affiancano il termine mobilità. Tra questi rientra anche l’appellativo “intermodale”, quello che indica l’utilizzo di soluzioni di viaggio integrate che combinano diversi mezzi di trasporto. È un modo per soddisfare il bisogno di flessibilità dei cittadini moderni, permettendolo loro di muoversi dall’hinterland al centro, utilizzando di volta in volta il mezzo più adatto. E dimora di questa nuova mobilità, flessibile e intermodale, è il mobility hub.

Quel luogo che accoglie e riunisce i diversi strumenti di mobilità green: dalle e-bike al car sharing, dai monopattini ai treni. E il mobility hub non solo i mezzi e i loro driver li accoglie, li coccola pure: le strutture più all’avanguardia prevedono, ad esempio, officine dedicate e aree ristoro per rinfrescarsi dopo la pedalata. E probabilmente non saranno bastate queste righe a spiegare appieno cosa sia un mobility hub, perché gli hub della mobilità sono progetti in costante evoluzione, sfaccettati e dai diversi utilizzi.

Leggi Anche: Come cambia la mobilità in città

QUANTI TIPI DI MOBILITY HUB ESISTONO?

I mobility hub comunali

I mobility hub cittadini esistono da molto più tempo di quanto si possa immaginare. Pensiamo, ad esempio, al parcheggio esterno a un borgo che offre il servizio navetta verso il centro storico. Si tratta, in pratica, di un punto di raccordo tra diversi mezzi di trasporto, il cui utilizzo è volto a sgombrare le vie dalle auto, decongestionare il traffico cittadino e, di conseguenza, ridurre le emissioni. Lo stesso principio che si trova dietro i più complessi e tecnologici smart ed eco mobility hub odierni.

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Capostipite di questi moderni centri di trasporto intermodale è il Mobil.punkt di Bremen, in Germania, costruito quasi vent’anni fa con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo dei veicoli privati, da sostituire con i servizi di car sharing e di mezzi pubblici accessibili presso l’hub. Bremen si è offerto così da apripista alla capitale tedesca che oggi vanta uno dei più evoluti mobility hub del Vecchio Continente. Il centro di Berlino raccoglie: un distributore di carburante; un supermercato con cibo fresco; numerosi operatori di car sharing; una stazione di ricarica per le batterie di monopattini, e-bike e microcar; bike sharing; connessione a tutte le linee del trasporto pubblico e due colonnine di ricarica ultrafast per gli EV.

In Italia, la costruzione di mobility hub comunali rientra tra gli obiettivi dei PUMS – Piano Urbano di Mobilità Sostenibile, obbligatorio per tutti i comuni con più di 100.000 abitanti (pena l’esclusione dai finanziamenti statali relativi a nuovi interventi per il trasporto di massa.

Tra le città più attive, da questo punto di vista, troviamo oggi Firenze, che, in collaborazione con i comuni dell’hinterland, punta alla creazione di Centri intermodali, grandi hub basati sull’interscambio dei sistemi di trasporto. Gli Hub potranno contenere aree di sosta per i veicoli privati, colonnine di ricarica per i veicoli elettrici, ciclostazioni, servizi di sharing, servizi a supporto dell’utenza (biglietterie, punto informazioni, ecc.) e attività complementari di tipo commerciale.

I mobility hub del noleggio

La transizione energetica, il boom della micromobilità e il sempre più crescente interesse da parte di una clientela di privati sta radicalmente cambiando il mondo del noleggio, i cui store, affinando sempre più la loro offerta, si stanno trasformando in veri e proprio mobility hub.

«La volontà dei player del noleggio è quella di espandere la propria attività verso nuovi clienti come i privati o, ad esempio, i dipendenti di aziende non idonei all’auto aziendale (il cosiddetto B2E) – ha spiegato in una recente intervista a Fleet Magazine Steven Schoefs, editor-in-chief Fleet Europe – E per entrare in contatto con questi nuovi profili, il canale indiretto (banche, dealer, broker) è sempre più interessante. Così vediamo oggi un numero crescente di partnership tra organizzazioni B2B, concessionarie e broker in tutta Europa».

Mobility Hub canale indiretto noleggio

La tendenza è quella di dar vita a luoghi polifunzionali, dove il cliente ha accesso a un ampio spettro di servizi, dal tradizionale noleggio al lungo termine al più flessibile breve termine, fino al noleggio di mezzi di micromobilità elettrica, senza tralasciare la possibilità di accedere a officine specializzate e a stazioni di ricarica per i veicoli elettrici e plug-in.

E se l’obiettivo è stare al passo con i tempi, non si può non pensare a mobility hub dall’animo phygital, se non completamente digital: è sul web che si stringe il primo contatto con il cliente, attraverso la tecnologia che gli si offre la possibilità di gestire contratto e veicoli e personalizzare la propria offerta.

Approfondisci: Mobility hub, l’evoluzione del canale indiretto del noleggio a lungo termine

Le concessionarie come mobility hub

Ai dealer spetta da sempre il ruolo di punto di incontro tra il privato e gli strumenti di mobilità. E se oggi la mobilità si è sganciata dal solo concetto di automobile di proprietà – aprendosi all’utilizzo e a mezzi di mobilità alternativa – e l’acquisto (persino quello di beni finanziariamente onerosi come l’auto) si è fatto e-shopping e contactless, è pressoché inevitabile l’evoluzione da concessionarie a mobility hub.

Finita ormai l’era dei grandi showroom stracolmi di auto e con la possibilità del contratto di agenzia a togliere ai venditori indipendenza e profitti, i dealer si sono evoluti, espandendo i propri prodotti e affiancando alle tradizionali vetture anche i servizi ad esse collegate. Al concessionario non si chiede più l’auto giusta, ma una ricetta di mobilità flessibile e adatta alle diverse esigenze del quotidiano.

Una consulenza taylor-made, che include formule di noleggio o abbonamenti, corsi di formazione all’utilizzo delle vetture di ultima generazione, centri di assistenza e spazi ad alta tecnologia dove è possibile, ad esempio, effettuare un test drive tramite un sensore di intelligenza artificiale, senza il bisogno di alzarsi dalla poltrona.

Anche i costruttori puntano al mobility hub

Non poteva certo essere esenti da un cambiamento di tale portata le case costruttrici, che sempre più si stanno trasformando in veri e propri operatori della mobilità. L’auto resta il main business, ma non basta più. La smart mobility di domani sta togliendo all’automobile il ruolo di protagonista e, per soddisfare le esigenze della clientela odierna, i colossi del settore si sono mobilitati per diventare in grado di offrire anche noleggio, car sharing e car pooling, servizi finanziari e assicurativi. Per farlo, spesso, hanno dato vita a delle società create ad hoc, con dei propri store sul territorio o, meglio, dei veri e propri mobility hub. 

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