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Parità, ma non al volante: perché quando si fa un viaggio lungo guida ancora (quasi) sempre l’uomo?

Parità, ma non al volante: perché quando si fa un viaggio lungo guida ancora (quasi) sempre l’uomo?
Nonostante i progressi, i pregiudizi di genere restano elevanti quando si parla di guida e i viaggi di famiglia ne sono esempio concreto: in oltreil 60% dei casi, al volante resta il maschio.

IN QUESTO ARTICOLO

Sono ancora numerosi gli stereotipi legati alle donne alla guida, seppur sia evidente come, la presenza al volante, influisca notevolmente sulla libertà, l’indipendenza e la percezione sociale delle donne. Le cose stanno cambiando – ce ne siamo accorti anche al Pink Mobility Day – ma non abbastanza e certi pregiudizi non sono ancora del tutto superati, specie quando arriva il momento di partire per le vacanze.

In vacanza a guidare è l’uomo

CamperDays, in collaborazione con l’istituto di ricerca CensusWide ha interrogato oltre 1.000 italiani maggiorenni sulla questione. Ne risulta che, nonostante il 71% degli intervistati affermi di non nutrire alcuna apprensione nei confronti delle donne al volante, alla guida se presente resta l’uomo di famiglia. Nei prossimi viaggi on the road a condurre sarà il maschio nel 68% dei casi, mentre le guidatrici resteranno ancora una minoranza (16%).

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La guida come forma di empowerment

Il 44% degli italiani (il 50% delle donne) considera la mobilità individuale una forma di indipendenza e controllo sulla propria quotidianità. Guidare aumenta la fiducia in sé stesse per il 33% dei casi e diminuisce la dipendenza da terzi o dai trasporti pubblici (32%). Infine, offre un maggior senso di sicurezza, specie negli spostamenti notturni o in solitaria, così come indicato dal 27% del campione.

Guidare è un segno di forza, eppure non è così facile superare gli stereotipi di genere ancora diffusi nella società, seppur in misura minore rispetto al passato, secondo il 25% degli italiani. Una quota analoga, pari al 24%, è convinto che gli stereotipi non solo esistano ancora ma continuino anche a generare pregiudizi nei confronti delle donne-guidatrici. Infine, per il 26%, gli stereotipi sono presenti nella società, ma non incidono più sui comportamenti reali.

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La percezione di bias di genere è ancora più forte negli esponenti della Generazione Z, decisamente più sensibili e attenti all’impatto del linguaggio e delle rappresentazioni culturali. Ben il 40% degli under 25 è infatti convinto che i pregiudizi contro le donne alla guida siano ancora profondamente radicati nella nostra società.

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