“Donne e motori, gioie e dolori“, “Donne al volante pericolo costante“, “Guarda quello che non sa parcheggiare, sarà una donna…“. Basta stereotipi nel linguaggio comune e, naturalmente, nella comunicazione e nella pubblicità: “Donne e motori? Gioie e basta” esordisce così nel suo intervento Elisabetta Cozzi, Direttore Museo Fratelli Cozzi SRL, parafrasando la sua mostra fotografica ospitata nel suo stesso Museo per poi diventare itinerante e ora giunta alla sua seconda edizione. “Perché oltre alle parole, questa battaglia va combattuta anche sulle immagini…provate a digitare Donne e Motori su Google e vedete cosa viene fuori…e questo è inaccettabile. Così com’è inaccettabile quello che si è visto e si vede tuttora nei saloni delle auto (e delle moto soprattutto! ndr), nei motorshow. Chiediamo rispetto”.

La comunicazione nelle auto e gli stereotipi duri a morire
Sugli stereotipi duri a morire ha basato anche il suo intervento Monica Secondino, Giornalista Auto e Juror for the Women’s Worldwide Car Of The Year (a questo proposito cliccate qui per leggere l’auto vincitrice), giocando sul linguaggio: “La parole cliché viene dal francese, ed è usato in tipografia per definire la matrie sempre uguale che serve a stampare i giornali. Clicher vuol dire stereotipare” spiega Secondino che fa un esempio sugli stereotipi nella comunicazione delle auto: “l’auto sportiva è sempre guidata da un uomo, mentre le auto davanti alla scuola sono guidate sempre da donne…”. E va ancora più a fondo sull’uso del linguaggio: “fateci caso. Quando ho preso la parola oggi mi sono indirizzato al pubblico parlando ‘a tutte le persone’, non a ‘tutti’. Perché non mi piace il maschile sovra esteso che nella nostra lingua serve per definire il tutto. Composta sia da donne che da uomini. Io sogno una comunicazione gender-free, ed è quello che sto cerando di fare con il mio blog Donneinauto”.
Il problema è culturale
Il problema è nella testa delle persone (abbiamo utilizzato il termine usato anche da Secondino, ndr), è un problema culturale. Forse ancora più forte in Italia. “Io ho iniziato a parlare d Formula Uno grazie a una TV brasiliana. Non grazie alla Rai. Dove c’è un problema culturale nell’azienda più culturale d’Italia. Non esiste che io, o qualunque altra donna, ci abbia messo 22 anni per arrivare a una posizione semi – apicale. E sottolineo il semi”, il commento di Maria Leitner, GiornalistaTG2 Conduttrice e curatrice TG2 Motori. Un problema culturale la parità di genere che non “deve essere un problema delle donne, bensì un problema delle persone” commenta con forza Elisabetta Cozzi. Dando nuova mente ragione alla esegesi fatta da Secondino…