Sembrano storie appartenenti a un altro tempo, il tempo delle Grandi Guerre, quello in cui tutte le attività produttive convergevano per offrire agli Alleati le armi necessarie. Sembrano storie di un’altra epoca, ma si stanno ripetendo nel presente. Avevamo già parlato di Renault pronta a produrre droni e degli stabilimenti Audi in procinto di convertirsi al comparto bellico. Restando all’intero del gruppo tedesco, adesso è il turno di Volkswagen, che cederà una delle fabbriche tedesche a un fondo israeliano dedito alla produzione di mezzi militari.
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La fabbrica di Osnabruck passa a un fondo israeliano
La fabbrica di Osnabruck, in Germania, sarà venduta da Volkswagen al fondo israeliano Aurelius Capital. Il Land della Bassa Sassonia, che di Volkswagen è socio, rileverà una partecipazione di minoranza. I due nuovi azionisti hanno già avviato le trattative per una collaborazione con Rafael Advanced Defense Systems, società produttrice dello scudo antimissile Iron Dome.
Olaf Lies, presidente della Bassa Sassonia, ne fa una questione politica: “C’è stato un fondamentale cambio nella nostra situazione di sicurezza e nel nostro bisogno di protezione. La Germania e l’Europa devono rafforzare le loro capacità e diventare più indipendenti”.
Per Volkswagen la vendita dello stabilimento rappresenta l’ormai unica soluzione possibile alla chiusura che si prospettava entro il 2027. “Abbiamo raggiunto un traguardo importante per i nostri colleghi di Osnabruck – ha dichiarato Daniela Cavallo, presidente del consiglio di fabbrica della casa – oltre 1.200 persone ora hanno una prospettiva per il loro futuro nella loro sede”.
Non più auto Volkswagen ma mezzi militari
La cessione dello stabilimento di Osnabruck rientra nel più ampio piano della casa tedesca, che punta a una riduzione della propria capacità produttiva di 500 mila veicoli in Germania, di 3 milioni a livello globale. La domanda attuale non vuole di più.
Così, dopo 125 anni di ininterrotta produzione di automobili, il sito di Osnabruck si convertirà in una fabbrica di sistemi e componenti per la difesa. La Rafael Advanced Defense Systems con cui collabora il fondo israeliano acquirente è infatti specializzata nella produzione di armi.
Inizialmente si pensava non a una cessione, ma a una collaborazione. La fabbrica e gli operai dell’automotive prestati agli armaioli, così come potrebbe presto fare Renault in Francia. L’iniziativa è stata però bocciata dal fondo sovrano del Qatar, il secondo azionista Volkswagen, contrario a qualsiasi partnership con la società che ha un ruolo attivo nella guerra di Gaza.
E chissà che quello di Osnabruck non sia l’unico sito Volkswagen a convertirsi all’industria bellica. Il produttore tedesco conta almeno altri 4 stabilimenti a rischio chiusura tra il 2031 e il 2034.
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