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Foton Tunland V9: il pick-up (made in Cina) che non ti aspetti

Se in America i pick-up sono considerati come delle utilitarie, nel nostro Paese sono una mosca bianca. Passare sette giorni in compagnia di questo bestione, diesel mild-hybrid, è stata un’esperienza sorprendentemente positiva, e poi gli altri automobilisti ti danno sempre la precedenza…

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Prima di parlare di questa prova (che mi è piaciuta tantissimo) vorrei fare una considerazione su questi veicoli così unici considerato che il mercato dei pick-up sta vivendo una metamorfosi profonda. Fino a pochi anni fa erano considerati puri strumenti da lavoro: spartani, poveri di equipaggiamenti e con una guida da furgone, o poco più. Oggi, la richiesta si è spostata verso veicoli che devono essere in grado di unire le doti di un grande lavoratore, ma anche con la dotazione e un comfort di bordo da SUV premium. Il Tunland V9 Ultra che ho provato, figlio del colosso cinese Foton, è l’esempio di come anche un pick-up può essere confortevole e dotato di una massiccia dose di tecnologia.

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Lunedì: prima reazione “shock”

Sarò sincero: visto dal vivo, e per la prima volta, questo mezzo genera un iniziale senso di soggezione. Le sue proporzioni mastodontiche richiamano immediatamente lo stile dei pick-up americani, soprattutto nella parte frontale il design è molto simile ad altri modelli Made in USA. Con una lunghezza di oltre 5,60 metri e una larghezza che supera abbondantemente i 2 metri, questo pick-up non passa di certo inosservato. L’anteriore è dominato da un’enorme calandra a nido d’ape oscurata, impreziosita dal lettering “FOTON” a caratteri cubitali. I gruppi ottici a LED e la caratteristica firma luminosa conferiscono al muso un aspetto aggressivo e moderno. Le forme delle fiancate vengono invece accentuate dai grandi passaruota in plastica a contrasto, molto in stile offroad. I cerchi in lega da 18 pollici con pneumatici a spalla alta, ideali per digerire sassi, buche e quant’altro.

La linea di cintura alta e le pedane laterali fisse, fondamentali per l’ingresso in un abitacolo situato ad oltre 70 centimetri da terra, mettono in chiaro che questo è un pick-up fatto per faticare e sporcarsi di fango. La parte posteriore si mantiene invece più classica con i fari a LED che si sviluppano verticalmente mentre la sponda del cassone è dotata di un sistema di apertura ammortizzata. Mi sono chiesto come una persona poco atletica come me possa salire sul cassone, per fortuna in casa Foton hanno pensato a me: c’è infatti una scaletta retrattile integrata nel paraurti posteriore che permette di salire nel vano di carico senza alcuno sforzo.

Martedì: a bordo c’è aria premium

Se l’esterno esprime un senso di forza e robustezza, l’abitacolo della versione Ultra è un manifesto di comfort condita da una dotazione tecnologica all’avanguardia. Salito a bordo vengo accolto da un ambiente realizzato con materiali morbidi al tatto, rivestimenti in ecopelle trapuntata con cuciture a contrasto e inserti che simulano l’alluminio spazzolato. La plancia ha uno sviluppo orizzontale, è pulita e moderna, ed è caratterizzata dalla classica configurazione a doppio schermo. Dietro al volante multifunzione a tre razze, dotato di paddle per il cambio, si trova un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici totalmente configurabile. Al centro della plancia troneggia il display touch da ben 14,6 pollici dedicato al sistema di intrattenimento.

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Il sistema è abbastanza fluido, supporta la connettività wireless per Apple CarPlay e Android Auto, ma non è molto intuitivo nell’utilizzo e forse ha fin troppi menù in cui navigare. La grande console centrale ospita il selettore del cambio automatico “shift-by-wire”, la piastra di ricarica a induzione per lo smartphone e un rotore metallico per la selezione delle modalità di trazione e di guida. Lo spazio a bordo è super abbondante: i passeggeri posteriori beneficiano di un divano ampio e delle bocchette del climatizzatore dedicate. Se non sapessi di essere a bordo di un pick-up, questo abitacolo potrebbe essere quello di una grande berlina o di un Suv, ma di categoria premium. Non mi aspettavo una tale cura per i dettagli e nella scelta dei materiali, non sembra proprio di essere a bordo di un auto capace di scalare una montagna.

Mercoledì: diesel che passione

Per un mezzo del genere il motore più indicato resta ancora quello a gasolio, non a caso sotto il cofano del nostro Foton trova spazio un propulsore turbodiesel da 2,0 litri con elettrificazione leggere mild-hybrid a 48V (sviluppato in collaborazione con Bosh). La potenza è di 160 cavalli, non tantissimi, ma il valore più importante è quello dei 450 Nm di coppia disponibili al di sotto di 2.000 giri. Un semplice numero che può fare la differenza nella guida in fuoristrada, anche perché il peso sulla bilancia ruota attorno ai 2.500 kg.

Il cambio automatico è un robusto ZF a 8 rapporti che rappresenta una sicurezza in fatto di velocità di cambiate e di capacità di adattarsi alle diverse situazioni di guida. E la trazione? Scegliete voi quante ruote fare girare assieme. Tramite il selettore sul tunnel infatti, il guidatore può passare dalla trazione posteriore (2H), alla trazione integrale a gestione automatica (4H), fino alle marce ridotte (4L). Se poi vi trovate in situazioni davvero estreme dove l’aderenza è ridotta ai minimi termini, è possibile sfruttare il bloccaggio elettronico del differenziale posteriore.

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Giovedì: la città non è il suo habitat

Ho guidato principalmente questo gigante a Milano, non proprio la città più indicata dove districarsi nel traffico o cercare posteggio con un Foton Tunland V9. Le dimensioni si sentono, eccome. Sicuramente un pendolare, o chi usa l’auto solo in ambito urbano, non compra un pick-up, altrimenti passerebbe la maggior parte del tempo sperando di non colpire qualcuno o qualcosa e spendendo decine di euro in parcheggi. Ovviamente, le dimensioni impongono cautela nelle strade strette o in fase di parcheggio, situazioni in cui il sistema di telecamere HD a 360 gradi con ricostruzione 3D del veicolo diventano un alleato indispensabile.

Un aspetto che mi ha impressionato in positivo è stata la guida e il comfort di bordo che sono a livelli molto alti, come il più classico dei SUV di lusso. Lo sterzo è abbastanza preciso, mentre le sospensioni non temono i tombini o le rotaie dato che possono sopportare sollecitazioni ben più estreme. E poi ci sono i sedili che sono davvero comodi, comodi anche dopo tanto tempo passato nel traffico meneghino, niente male per un mezzo da lavoro. Naturalmente le curve è meglio affrontarle con calma perché nonostante una buona precisione di guida, il beccheggio e il rollio sono due presenze ovvie in fase di curva. Mi ha stupito invece l’assenza del classico “saltellamento” del retrotreno a veicolo scarico che è quasi del tutto assente.

Venerdì: sporchiamoci un po’

Dove il Foton Diventa inarrestabile è in fuoristrada, quindi cerco una strada senza asfalto, fuori Milano, dove posso capire meglio cosa è in grado di fare un mezzo del genere. Avendo piovuto per più giorni di seguito, ho trovato uno spazio con fangaie profonde, qualche dosso e pietre smosse. È proprio in queste situazioni che è possibile mettere alla prova il telaio e la gestione della trazione. Il Tunland V9 poggia infatti su un telaio a longheroni e traverse in acciaio ad alta resistenza con una luce a terra di ben 240 mm, un valore che permette di superare ostacoli importanti senza il rischio di toccare il sottoscocca. Gli angoli caratteristici sono di tutto rispetto: angolo d’attacco di 28 gradi, angolo di uscita di 25 gradi e con capacità di guado di 800 mm senza l’uso di uno snorkel. Visto la poca severità di questo tratto non asfaltato, mi è bastato inserire la trazione integrale per guidare senza problemi.

Servirebbero condizioni molto più estreme per la modalità 4L, quella con le ridotte. Attraverso l’interfaccia digitale, si possono anche selezionare 6 modalità di guida specifiche: si parte con la Eco che ottimizza i consumi su asfalto agendo sulla risposta dell’acceleratore e sui passaggi marcia anticipati del cambio. C’è poi la modalità Sport che rende l’acceleratore reattivo e mantiene i rapporti più lunghi, la Normal invece è la più bilanciata a mio avviso. Se invece selezionate la modalità Sand (Sabbia), si modifica la logica del controllo di trazione, permettendo un leggero slittamento delle ruote per evitare che il veicolo si pianti nel terreno soffice. Con la modalità Mud (Fango) si massimizza invece la coppia ai bassi regimi e si utilizza l’ABS in modo specifico per pulire i tasselli degli pneumatici, con la modalità Snow i si addolcisce l’erogazione per evitare perdite di aderenza. Non manca il sistema HDC (Hill Descent Control) attivabile tramite un tasto sulla console che controlla autonomamente i freni di ogni singola ruota, mantenendo una velocità di discesa costante senza dover intervenire in prima persona. Peccato che in Italia i luoghi dove non si viene arrestati se si fa del fuoristrada sono davvero pochi, mi sarebbe piaciuto fare un vero percorso più duro e difficile, così da mettere veramente in crisi questo elefante.

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Sabato: In autostrada regnano la comodità…e le soste dal benzinaio

Non ho ancora parlato di prestazioni e consumi perché inizialmente ho guidato questo Foton esclusivamente in città, situazione in cui percorrere più di 10 km è abbastanza complesso. Essendo arrivato il fine settimana è giunto il momento della classica gita fuori porta così da poter parlare con più cognizione di causa delle sue prestazioni. Niente male l’accelerazione da 0-100 km/h che ferma il cronometro dopo 11,5 secondi mentre la velocità di 160 km/h non è giusta per un pick-up. Per consumare poco bisogna viaggiare costanti a 100-110 km/h in questo scenario si possono anche percorrere, con un po’ di fortuna, 11-12 km al litro. In tutte le altre situazioni il Foton è abbastanza assetato, visti anche i 10,2 litri per 100 km dichiarati dalla Casa nel ciclo misto Wltp.

La ricca dotazione di sistemi di assistenza alla guida mi ha dato un aiuto concreto grazie alla guida autonoma di Livello 2, una rarità nel mondo dei veicoli commerciali e dei pick-up duri e puri. Il Cruise Control Adattivo ha dimostrato una buona gestione sia della fase di frenata che di accelerazione, il mantenimento attivo della corsia è invece un pochino più brusco e poco naturale. In città l’avviso di traffico trasversale posteriore diventa fondamentale quando, per esempio, si esce in retromarcia da un parcheggio a spina di pesce. Nel suo insieme questo gigante si guida bene: il cambio è fluido e veloce, le sospensioni lavorano bene e anche se la silenziosità non è il suo più grande pregio, il Tunland V9 non è poi così “rustico” come il suo aspetto potrebbe far credere.

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Domenica: è tempo di bilanci

Ma a chi si rivolge il Tunland V9? Si rivolge a chi ha bisogno di un veicolo per lavorare duramente su terreni difficili, ma anche per poternportare comodamente 5 persone senza fargli venire il mal di schiena. Forse non tutti sfrutteranno la capacità di traino di 3.500 kg, e forse nessuno caricherà fino a 650 kg di materiali nel cassone, ma se cercate qualcosa di diverso dal solito super SUV, e se vivete in una città dove il parcheggio non è un problema, perché non comprare questo Foton? Sicuramente vi distinguerete dalla massa e non passerete inosservati, ma soprattutto nessuno sospetterà mai che è un mezzo Made in Cina. E il prezzo? Il listino del Foton Tunland V9 Ultra, quello più accessoriato, parte da circa 39.900 € (IVA esclusa), raggiungendo poco più di 50.000 € chiavi in mano. Di serie per l’allestimento Ultra troviamo: cruise control adattivo, frenata d’emergenza, mantenimento corsia, doppio schermo di bordo, interni in pelle, pedane laterali, rivestimento antigraffio nel cassone, differenziale posteriore bloccante e  sedili ventilati. Tra gli optional necessari c’è sicuramente il copri-cassone perché senza vi troverete a caricare un sacco di roba ma non avrete nulla per coprila. Il meno accessoriato Tunland V9 Flagship servono 47.250 euro iva inclusa.

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