Dopo anni in cui l’elettrificazione aveva spinto le imprese ad allargare l’offerta per invogliare i driver a passare all’elettrico, oggi la priorità è opposta: massimizzare il potere d’acquisto e tenere sotto controllo i costi, anche a costo di ridurre i marchi e i modelli disponibili.
Ad accorgersene è stata anche la filiale britannica di Arval, che parla di un vero e proprio “corporate reversal” rispetto a cinque anni fa. Una car list più estesa secondo l’azienda infatti aveva senso quando le auto elettriche aziendali erano ancora una novità, ma soprattutto quando i modelli disponibili a prezzi adeguati erano pochi e, soprattutto nel periodo della pandemia, le forniture erano estremamente irregolari.
Oggi lo scenario è cambiato radicalmente: l’offerta, il range di prezzo e la disponibilità dei modelli elettrici sono cresciuti in modo esponenziale, tanto che il mercato è passato. Insomma, l’offerta attuale ci permette di fare una prima scrematura, scegliere un numero limitato di case costruttrici e modelli capaci di soddisfare davvero le esigente (economiche ed operative) della nostra flotta.
Come scegliere di accorciare la tua car list a vantaggio del portafoglio
Secondo l’Arval Fleet and Mobility Observatory tra l’altro una impresa su quattro ha comunque aggiunto alle proprie car list modelli di nuovi costruttori entrati di recente sul mercato (in particolare marchi cinesi), segno che la contrazione delle liste non significa chiusura verso nuovi player, ma piuttosto una selezione più rigorosa. Lo stesso studio rileva che il 62% delle flotte utilizza ormai soluzioni di mobilità complementari all’auto aziendale, come car sharing e app di mobilità.
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Ma come scelgo le vetture?
L’Arval Mobility Observatory Barometer 2026 traccia una piccola linea guida, basandoci sulle preoccupazioni dei Fleet Manager intervistati (10.157 decision maker aziendali in 33 Paesi):
- la “range anxiety” alla “charging anxiety”: tre delle cinque principali barriere all’elettrificazione indicate dal barometro riguardano infatti la ricarica. È ovvio quindi puntare su modelli con autonomie da 300 km in su, oggi assolutamente a disposizione.
- il 41% dei rispondenti lamenta ancora una carenza di colonnine pubbliche, il 41% segnala che non abbastanza dipendenti hanno accesso alla ricarica domestica (in leggero aumento dal 39% del 2025) e il 27% non dispone di infrastrutture di ricarica presso la sede aziendale. È bene tenere d’occhio l’offerta più ampia del costruttore, oltre al “ferro”: fonitura e insatllazione di wallbox domestica o aziendale, card di ricarica multi-fornitore, un’ecosistema di gestione delle vetture semplice tramite App.
- la percezione di una gamma di modelli ancora troppo limitata (30%). L’ideale quindi è ridurre sì la car list, ma comunque lasciando spazio di manovra sulle motorizzazioni sulle quali vogliamo puntare (idealmente, Plug-In ed elettrico, vista la normativa italiana).
Ad esempio, quindi, se la precedente car list comprendeva 6 modelli, riduciamola a 4: 3 tra full electric e Plug-In Hybrid (in base al profilo di utilizzo) e un solo modello termico, magari con la disponibilità di motorizzazione diesel o benzina (meglio se mild hybrid).
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