La auto bifuel e ibride ruotano attorno a un numero, il due, applicato ai motori che le muovono ma in maniera complementare, come le due facce di una stessa medaglia. Spesso le persone confondono queste due tipologie di veicoli, quando in realtà sono divise da profonde e sostanziali differenze.
Le auto bifuel montano infatti un singolo motore rigorosamente endotermico (e quindi alimentato esclusivamente con combustibili fossili) capace però di funzionare con due carburanti diversi.
Le vetture ibride presentano invece due motori distinti. Il primo è un endotermico mentre il secondo è un’unità elettrica alimentata a batteria.
Leggi Anche: Tutte le auto a GPL disponibili sul mercato nel 2025
Auto bifuel
Si tratta di vetture che sopportano una doppia alimentazione, ovvero che possono utilizzare due tipi di carburante diverso. Un unico propulsore capace di funzionare sia con la benzina che col GPL/metano, anche se quest’ultimo tipo è quasi scomparso. Alcuni modelli di bifuel possono però adottare una soluzione diversa, con il gas (GPL o metano) affiancato dal diesel.
Il guidatore può scegliere quale tipo di alimentazione usare grazie a un apposito selettore che consente di impostare il sistema sulla benzina/diesel oppure sul GPL/metano. I due tipi di carburanti sono stipati in serbatoi diversi: uno “tradizionale” per la benzina/diesel e una bombola per il gas. Quest’ultima è dotata di appositi sistemi di sicurezza.

Alcuni modelli di bifuel sono progettati per funzionare prevalentemente con il GPL/metano. Dispongono infatti di una configurazione che sfrutta appieno il gas, dedicando alla benzina un piccolo serbatoio da 10-15 litri. Ad ogni modo, qualsiasi sia il tipo di bifuel scelto, l’avviamento dell’auto avviene sempre attraverso il motore a benzina.
A gestire questo doppio sistema di alimentazione è l’elettronica di controllo del motore, che regola alcuni parametri durante l’uso del gas per garantire un rendimento analogo a quello del propulsore alimentato con la benzina.
Leggi Anche: Chi ha ucciso l’auto a metano?
Auto ibride
A differenza delle bifuel, le auto ibride presentano due motori: uno endotermico (a benzina o diesel) e l’altro elettrico. Quest’ultimo assume diverse funzioni a seconda della tipologia di vettura sul quale è montato. Esistono infatti tre diverse motorizzazioni ibride. In ognuna di loro il motore elettrico “accoppiato” a quello a combustione assume una funzione diversa.
Nei veicoli mild-hybrid, l’unità elettrica supporta di fatto il motore endotermico, migliorando sia i consumi di carburante che le emissioni di CO2.
Le auto full-hybrid sono invece veicoli a trazione combinata termica ed elettrica. Questo vuol dire che il driver ha la possibilità di guidare senza emissioni alle basse velocità sfruttando il powertrain elettrico ma solo per pochi chilometri.
Un sistema molto utile quando ci si muove in città o durante le fasi di parcheggio e ripartenza della vettura. Nel full-hybrid, la batteria viene ricaricata internamente attraverso la frenata rigenerativa e il motore termico.

Le plug-in hybrid prevedono infine un motore termico (benzina/diesel) e uno elettrico, entrambi ad alimentazione indipendente. Su questi modelli occorre fare il pieno di benzina, affinché il propulsore termico funzioni correttamente, ma anche ricaricare il motore elettrico attraverso wall-box o colonnina.
Con le plug-in è possibile percorrere 50-60 km a zero emissioni sfruttando appieno l’unità elettrica. Sulle strade a lunga percorrenza (extra-urbane o autostrade) è possibile viaggiare invece in modalità normale, utilizzando la potenza del motore termico, usufruendo di una percorrenza maggiore rispetto a una vettura full-electric.
***
CONTINUA A LEGGERE SU FLEETMAGAZINE.COM
Per rimanere sempre aggiornato seguici sul canale Telegram ufficiale e Google News.
Iscriviti alla nostra Newsletter per non perderti le ultime novità di Fleet Magazine.
