La fotografia globale sulle vendite di auto ibride plug-in dice che, nei primi 4 mesi dell’anno, con oltre 1,64 milioni di modelli, si è registrato un forte calo del 18,7%. Accade quando la Cina, per la rilevanza delle ibride ricaricabili, è in larga misura Mondo. Le dinamiche sul mercato cinese finiscono per dettare il quadro globale, in un contesto che, soprattutto in ottica europea, registra dinamiche molto diverse.
PHEV IN FRENATA CONTINUA IN CINA
La Cina che, per dare una misura quantitativa, su quel milione e 600 mila Phev incide per ben 881 mila unità. Siamo al 53,5% del mercato globale. La frenata sulle vendite delle ibride ricaricabili ha impattato all’ombra della Grande Muraglia con un calo del 35,5% nel periodo tra gennaio e aprile, con una tendenza di volumi stabile a inizio anno sulle 388 mila-330 mila unità, prima di un incremento a 483 mila Phev vendute nel mese di marzo e 445 mila ad aprile. Valori regolarmente in calo su base annua.
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Numeri che non sono sufficienti ad arginare una domanda in calo e con il tema dei ridotti sussidi da gennaio che ha avuto un impatto – concessi solo a modelli da oltre 100 km in elettrico, dove prima erano ammessi già su vetture da 43 km di autonomia a zero emissioni, oltre ad altri vincoli sui consumi omologati.
EUROPA IN CONTROTENDENZA
Lasciando da parte il gigante cinese, lo spaccato sulla domanda delle ibride plug-in in Europa è agli antipodi e registra il costante incremento dell’offerta di modelli, che trovano il terreno fertile di normative premiali, vedi i provvedimenti decisi in materia di fringe benefit. L’andamento delle Phev è, pertanto, in segno molto positivo. Incidono, però, marginalmente Germania, Regno Unito, Italia e Spagna, ovvero, i primi quattro Paesi per quota di mercato delle Phev dopo la Cina.
Nel primo quadrimestre dell’anno, oltre 103 mila ibride ricaricabili vendute in Germania (+18% su base annua) e più di 101 mila nel Regno Unito (+49,8%) hanno portato la quota di mercato nei due Paesi rispettivamente al 6,3% e 6,2%.
Allargando la fotografia all’Europa dei 27 Stati membri, dopo 5 mesi dell’anno sono state oltre 460 mila le vetture Phev immatricolate, con una quota di mercato del 9,7% contro l’8,3% di un anno fa. La distanza è siderale rispetto ai numeri del mercato cinese.
ITALIA AL GALOPPO E ATTENZIONE ALLE PICCOLE PHEV
Se c’è un Paese a cui “piacciono” le ibride con la spina, quello è senza dubbio l’Italia, che nel dato di 460 mila vetture vendute nell’Unione Europea tra gennaio e maggio ha segnato un incremento dell’85% delle preferenze rispetto ai primi 5 mesi del 2025 e totalizzando 54.509 vetture vendute nei primi 4 mesi. La Spagna ha visto aumentare la domanda del 46,5% e la Germania del 16,1%.
Un quadro destinato a mutare ancora e, prevedibilmente, con una crescita che sarà sostenuta dall’arrivo dei modelli Phev nel segmento più gettonato del mercato italiano: il mondo B-suv e delle utilitarie. La competitività dell’offerta e del prezzo rispetto ai modelli ibridi, che detengono il 50% di quota di mercato – comprendendo però questo dato anche le mild hybrid -, oltre al funzionamento di alcuni modelli simile a certe vetture full hybrid, come la proposta di marchi come Byd , vedremo se riuscirà a erodere il mercato delle ibride o andrà a intaccare quello delle elettriche (8,2% di quota dopo 5 mesi del 2026 in Italia).
Arriva un’utilitaria ibrida plug-in, la firma Byd e sfida le full hybrid
Rimane il dato di fondo di una motorizzazione molto controversa, al netto di poche, specifiche, proposte che riescono ad arginare il problema dei consumi e delle emissioni a batteria scarica. Una motorizzazione idealmente di passaggio tra termico ed elettrico, ruolo che sulla carta è riconoscibile alle Phev ma con l’interrogativo su usi e abitudini di ricarica impossibili allo stato attuale da monitorare. Un’operazione green che finisce per assumere le tonalità di verde acqua.
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