L’intervento del Governo per contrastare il caro carburanti, purtroppo, come sappiamo non è stato del tutto efficace: nonostante lo sconto di 25 centesimi al litro sia stato effettivo, questa misura si è inserita in un contesto di forte volatilità energetica (quello che viene definito l’effetto della piuma e del razzo, con aumenti repentini e cali molto molto più lenti), che nelle ultime settimane ha spinto al rialzo i prezzi di benzina e soprattutto diesel, quest’ultimo più esposto alle dinamiche in atto del Golfo e la chiusura dello Stretto di Hormuz dopo l’attacco israelo-statunitense all’Iran.
Il decreto varato a metà marzo prevede un taglio temporaneo delle accise di 24,4 centesimi/l, ma la misura è solo temporanea: entrato in vigore ufficialmente 19 marzo (a tutti gli effetti alla pompa solo un paio di giorni dopo però) terminerà il 7 aprile.
Il Consiglio dei ministri dovrebbe riunirsi per decidere in merito alla questione accise venerdì 3 aprile. In realtà è ancora dato sapere se l’incontro, già a calendario, verterà proprio sul tema, ma – secondo indiscrezioni riportate dall’agenzia ANSA – il Cdm starebbe valutando un nuovo intervento sui carburantib
L’ipotesi nasce da un lungo colloquio tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il vertice di Palazzo Chigi per fare un punto sulla situazione. Ma quali sono gli scenari possibili dopo il Consiglio dei Ministri?
Cosa accadrà dopo il 7 aprile 2026, quando terminerà lo sconto alle accise
A partire da quella data, con le informazioni attuali, si delineano tre scenari principali:
- quello di una riconferma dello sconto, che però costerebbe allo Stato parecchio e già oggi i fondi sono stati presi da diversi dicasteri (il Mef ha “donato” 127,5 milioni, Infrastrutture e Trasporti 96,5 milioni, la Salute 86,05 milioni, poi contributi tra i 25 e i 30 milioni anche da Esteri, Istruzione, Interni, Università e ricerca, Agricoltura e Cultura);
- la cessazione della misura, con conseguente ulteriore innalzamento dei prezzi alla pompa, che si ripercuoterebbe su diversi comparti della nostra economia;
- un terzo scenario, il più favorevole e il meno probabile, è quello di una rapida de-escalation con un alleviamento della pressione sui prezzi.
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LA RICONFERMA DELLE ACCISE MOBILI
Nel caso di una proroga del taglio delle accise, il governo ri-confermerebbe una linea di intervento emergenziale: prosecuzione dello sconto avrebbe un effetto ininterrotto di contenimento dei prezzi alla pompa, ma con margini limitati.
Già nelle prime settimane, come detto, si è osservato come il beneficio fiscale non si trasferisca integralmente ai consumatori, a causa della dinamica dei mercati internazionali e di possibili rigidità nella formazione dei prezzi. In questo scenario, l’Italia continuerebbe a “sterilizzare” parte degli aumenti, ma al costo di un impatto significativo sui conti pubblici, dato che il provvedimento vale centinaia di milioni e nasce come misura temporanea.
Inoltre, il protrarsi del conflitto manterrebbe elevata la pressione sulle quotazioni petrolifere, riducendo l’efficacia marginale di ulteriori proroghe.
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IL RITORNO DELLE ACCISE “A PREZZO PIENO”
Se invece il 7 aprile il taglio dovesse scadere l’effetto più probabile sarebbe un immediato rimbalzo dei prezzi alla pompa, nell’ordine di circa 20-25 centesimi al litro (il gasolio supererebbe i 2,20€/l).
In assenza di interventi compensativi, questo scenario trasferirebbe integralmente sui consumatori l’impatto della crisi internazionale, con effetti a catena sull’inflazione e sui costi di trasporto delle persone e delle merci.
Va considerato che il gasolio, già ai massimi storici recenti, rappresenta un fattore critico per la logistica e quindi per i prezzi finali dei beni, dato che circa il 90% delle merci in Italia viaggia su gomma. La fine dello sconto potrebbe dunque tradursi in una nuova fase di rincari diffusi, amplificando le tensioni già osservate su altri beni energetici e alimentari.
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LA DE-ESCALATION
Come detto, lo scenario migliore eppure meno probabile è quello di un ridimensionamento del conflitto in Iran, con la riaperturadello Stretto di Hormuz (senza condizioni, come invece in questi giorni sembra più probabile: si è parlato di una tassa di passaggio per ogni nave in transito).
Allora la pressione sui prezzi internazionali del petrolio potrebbe attenuarsi, con effetti progressivi anche sui carburanti. Oltre i fattori geopolitici c’è però anche da considerare le aspettative sui mercati globali, che nei giorni scorsi hanno vissuto gli annunci degli attacchi o dei cessate il fuoco americani con grande imprevedibilità (tanto che si sospettano pratiche di insider trading).
Tuttavia, anche in questo scenario, il calo alla pompa non sarebbe immediato né completo, perché la trasmissione dei prezzi lungo la filiera energetica avviene con ritardi e con possibili asimmetrie.
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