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“Codice della Strage”: perché il nuovo Codice della Strada rischia di fare più male che bene

Secondo il gruppo "Codice della Strage", che raccoglie molte famiglie di vittime della strada, non ci sono interventi sulle vere cause degli incidenti. E anzi, in alcune casi la situazione viene peggiorata. Ma quali sono i problemi legati al nuovo Codice?

IN QUESTO ARTICOLO

Il nuovo Codice della strada approvato dal governo interviene su diversi temi: guida in stato di ebbrezza o sotto stupefacenti, neopatentati, multe con autovelox, e tanti altri ancora. Potete vedere tutte le modifiche apportate dalla nuova norma qui. Ma secondo molti la legge promossa a gran voce dal ministro delle infrastrutture Matteo Salvini non sarà efficace.

Tra i più critici nei confronti della riforma c’è il gruppo Codice della Strage – che raccoglie molte famiglie di vittime della strada – secondo il quale non ci sono interventi sulle vere cause degli incidenti. E anzi, in alcune casi la situazione viene peggiorata. Ma quali sono i problemi legati al nuovo Codice? Capiamolo punto per punto.

Leggi Anche: Il presidente della Lombardia commenta il Codice della Strada. 

Tutti i problemi del nuovo Codice della Strada

Repressivo (e inefficace) per stupefacenti e alcool

Tra le accuse mosse al governo e alla maggioranza c’è quella di aver scelto un approccio repressivo su consumo di alcool e stupefacenti, che sono la causa di appena il 5% degli incidenti provocati da autisti giovani, mentre le norme sulle vere cause di morti e feriti – dall’eccesso di velocità, alla distrazione, alle mancante precedenze – non ci sarebbero stati cambiamenti efficaci.

Iniziamo proprio con la nuova “gestione” della guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti: molti automobilisti, specie quelli che guidano per lavoro, sono spaventati all’idea di perdere la patente per un bicchiere di vino bevuto molte molte ore prima di mettersi alla guida. Il nuovo codice, infatti, rende perseguibile chiunque risulti positivo al test, senza considerare il suo reale stato di alterazione, proprio ciò che temono molti.

L’uso del cellulare alla guida

Tra le principali cause di incidente, come ricorda il Gruppo Codice della Strage, c’è poi la distrazione, che la nuova riforma propone di risolvere inasprendo le conseguenze dell’uso del cellulare alla guida, e si intende l’uso attivo del cellulare – quindi il semplice device sul cruscotto in funzione di navigatore non dovrebbe valere – per il quale si rischia la sospensione temporanea della patente. 

Un aspetto criticato su questo tema è però che la nuova legge vieta i controlli automatici sulla guida distratta al cellulare, che è fra i primi fattori di incidentalità. Un sistema di controllo che sarebbe stato invece importantissimo secondo le associazioni di cittadini.

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Troppo veloce? Una sola multa

Si parla poi di eccesso di velocità. A riguardo è molto molto discussa la gestione delle multe per chi supera i limiti. Infatti chi sarà “pizzicato” dall’autovelox a superare i limiti più di una volta nell’arco di un’ora sullo stesso tratto di strada, dovrà pagare una sola multa. Facciamo un esempio: in un viaggio in autostrada da Milano a Bergamo, che dura un’oretta, incontro 6 autovelox e ad ognuno sto superando il limite? Mi varrà come una sola infrazione e quindi mi verrà notificata una sola multa.

Andata e ritorno da Milano a Monza? Incontro 4 autovelox superando i limiti? Una sola multa. Secondo molti questo è un “invito” a infrangere i limiti.

Dove sono gli Autovelox?

Oltre a questo, il decreto Autovelox avrebbe reso più difficili i controlli automatici sulle infrazioni perché ha tolto autonomia ai Comuni, con la scusa che questi le usino solo per “fare cassa”.  Il problema però è che, se non il Comune, chi è in grado di valutare su quali strade il rischio dell’alta velocità è più alto?

Piste ciclabili, pedoni e sharing mobility: che confusione

Altro tassello: piste ciclabili, pedoni e utenti vulnerabili. Il governo infatti, oltre ad aver, dicono molti, avviato quasi una campagna d’odio nei confronti della micromobilità (tanto che il ministro Salvini sarebbe stato colto in video, a margine di un evento politico, a minacciare le aziende di sharing mobility di essere eliminate dal mercato), avrebbe tolto spazio per la realizzazione di ciclabili, zone a traffico limitato e isole pedonali.

Micromobilità che tra le altre cose porta un discreto introito alle casse dello Stato grazie al gettito Iva, ne parliamo qui.

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Ad ogni modo, l’articolo 8 della legge riforma appunto le bike lane, le piste ciclabili “leggere”. Si parla di circa 80 chilometri di piste ciclabili senza cordolo, create dalla sola segnaletica orizzontale, o miste dove le biciclette viaggiano sulla stessa corsia riservata ai mezzi pubblici, solo a Milano e di altri 30 chilometri a Bergamo, che saranno completamente spazzate via, a meno che i Comuni non si adoperino per l’installazione di barriere e divisori, con i relativi costi.

In tangenziale e autostrada in motorino

Il nuovo codice prevede anche la possibilità di entrare in autostrade e tangenziali in sella al proprio scooter 125. Lo potranno fare tutti i maggiorenni a bordo di qualsiasi motociclo superiore a 120 di cilindrata, o 6 kW per gli elettrici. Decisione che sì, allinea l’Italia alla normativa vigente in altri Paesi europei, ma molto discussa, anche a causa della conformazione delle nostre infrastrutture. Immaginate un motorino sull’autostrada ligure a due corsie, magari dove sono presenti lavori che quindi le restringe ad una sola, sulla quale viaggiano anche vetture e soprattutto tir.

I “vecchi” neopatentati lasciati senza regole

Infine, concludiamo con le critiche alle nuove regole per i neopatentati, per i quali è stato riportato il periodo di restrizioni a 3 anni, tra cui il limite a zero per l’alcol in caso di fermo. Il problema è che secondo la nuova legge, i limiti di potenza specifica e potenza delle autovetture che possono essere guidate con la patente B sono aumentati: rispettivamente da 55 kW per tonnellata per le auto termiche e 65 per elettriche e plug-in a 75 kW, e da 70 kW a 105.

Il problema ulteriore è che questi limiti varranno, ovviamente, solo per i nuovi neopatentati, visto che la legge non è retroattiva, ma soprattutto che va a sostituire la legge precedente. Ciò significa che si creerà una specie di vuoto normativo e i “vecchi” neopatentati, cioè quelli che hanno preso la patente anche solo il giorno prima dell’entrata in vigore della nuova norma – che ricordiamo avviene 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, al momento prevista entro la fine di novembre – non avranno limiti e potranno guidare quello che vogliono.

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