In un Paese come l’Italia dove l’elettrico fatica ancora ad attecchire nel mercato automotive nazionale, chi vuole approcciarsi al mondo delle vetture “alla spina” è costretto a combattere anche contro l’inciviltà delle persone.
Oltre al loro prezzo più alto rispetto alle endotermiche e la penuria di infrastrutture adatte ad accoglierli, il successo dei veicoli a zero emissioni nel nostro Paese viene ostacolato da moltissimi automobilisti che, pur guidando una vettura benzina o diesel, decidono di utilizzare gli stalli dedicati alla ricarica di EV come parcheggi gratuiti.

Fattori che oltre a diminuire le già insufficienti postazioni dedicate alle auto elettriche dentro e fuori dalle grandi città, amplificando a dismisura la range anxiety da parte dei driver.
Come se non bastasse, le charging station per gli EV subiscono ogni giorno anche una lunga serie di atti vandalici praticamente in qualsiasi zona d’Italia, perpetrata da vandali, pseudo-militanti politici e “odiatori dell’elettrico“.
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Da nord a sud le colonnine di ricarica al centro di vandalismo e sabotaggi
Sin dall’arrivo dei primi esemplari in Italia, le colonnine di ricarica sono vittima di complesse matasse burocratiche che spesso portano a gravi ritardi nella loro installazione. Spesso le postazioni vengono sì collocate all’interno dei parcheggi ma, a causa di lungaggini formali, non vengono allacciate alla rete elettrica prima di 250 giorni.
Capita addirittura che, una volta posate, queste infrastrutture non vengano mai attivate ufficialmente. Questo scenario invoglia un gran numero di persone a prendere le proprie bombolette (o la propria stupidità) per imbrattare e perfino distruggere queste colonnine di ricarica lasciate “ferme con le quattro frecce”. Un’esempio sono le molte postazioni spente anche da mesi e piene di graffiti, schermi rotti e cavi recisi.

Oltre alle scemenze di qualche teppista, si aggiungono le “gesta eroiche” messe in atto da personaggi come gli odiatori dell’elettrico e persino dagli anarchici. Questi ultimi, completamente fuori contesto, graffiano o distruggono colonnine in tutta Italia chiedendo a gran voce la liberazione di “compagni” ingiustamente incarcerati come Alfredo Cospito, Anna Beniamino e Ivan Alocco.
Spesso questi gesti vengono accompagnati da messaggi pseudo-profetici, che chiamano le persone a una fantomatica “lotta contro un business che si basa su minerali il cui sfruttamento e accaparramento viola diritti umani, né più né meno del elettrico, del petrolio e di altre produzioni intensive“. Peccato che, atti di questo tipo, non avvengono mai presso stazioni di benzina.
Questa lunga serie di gesti sconsiderati e spesso sistematici, aggiungono purtroppo ulteriori difficoltà a un mercato, quelle delle auto elettriche, che in Italia fa sempre più fatica a decollare. E a fronte di tuto questo chissà fra quanto invierà a prendere quota.
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