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Arrivano le K-Car in Europa e potrebbe essere un problema per l’E-Car

Arrivano le K-Car in Europa e potrebbe essere un problema per l’E-Car
Sigle diverse e un target simile: offrire modelli economici e urbani. La normativa E-Car saprà fare la differenza rispetto alle ultracompatte dal Giappone e le citycar già sul mercato?

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Al di là della lettera, che sia la E- o la K-, la partita si gioca in larghissima misura sul prezzo e decreterà il successo sui mercati europei delle piccole elettriche da città. Il rischio? Che la normativa immaginata dalla Commissione europea, della E-Car e la relativa classe di omologazione M1E, venga se non scavalcata quantomeno messa in grande discussione nella sua convenienza per l’automobilista – che è poi il perno intorno al quale a Bruxelles si è delineata la normativa per un’auto economica, elettrica e fatta in Europa -.

La voce di alcuni costruttori relativamente al Made in Europe si è già levata in modo chiaro: fare auto negli Stati membri e in larga parte con componentistica locale rischia di costare di più. Un segnale che può condizionare anche la E-Car.

LE K-CAR ULTRACOMPATTE GUARDANO ALL’EUROPA

Suzuki introdurrà anche nel Vecchio Continente, partendo dal Regno Unito, la eSky, una K-Car elettrica che proverà a esportare le dimensioni ultracompatte (3,39 metri di lunghezza eppure con 4 posti) tipiche delle auto che in Giappone da decenni trovano una normativa ad hoc. Un’altra K-Car elettrica ha annunciato il proprio arrivo, ancora una volta partendo dal Regno Unito: Honda Super One. Poi c’è da tenere d’occhio le mosse di Byd con la Racco, per insediarsi in una fascia di mercato ancora al di sotto (e molto) rispetto alla Dolphin Surf. 

COME PUÒ ESSERE COMPETITIVA LA E-CAR

In questo panorama di K-Car, cosa servirà alla E-Car per essere competitiva sul mercato? L’intenzione del legislatore europeo è di creare una categoria (M1E) per modelli che costino tra i 15 e 20 mila euro, siano elettrici e fatti in Europa, dalle dimensioni al di sotto dei 4,20 metri di lunghezza. È evidente come, in un mercato dell’elettrico in espansione nel segmento B e prezzi già in molti casi in quota 20.000 euro, dalla E-Car ci si aspetta un’incisività maggiore che sia sul prezzo o sui contenuti, segnatamente un’auto più grande e spaziosa che possa diventare un’utilitaria idonea alle esigenze di mobilità anche extraurbane.

I MODELLI IN ARRIVO A 15.000 E 18.000 EURO

Stellantis ha delineato la propria strategia, annunciando la E-Car a partire da 15.000 euro, con la produzione di due modelli a Pomigliano d’Arco e dal 2028. Con quali contenuti è tutto da scoprire, mentre in casa Dacia, non parlando nello specifico di E-Car, c’è una vettura, la nuova Spring, che andrà a collocarsi in quel mondo e lo farà in anticipo, come probabilmente farà Suzuki eSky. Dimensioni simili alla Spring attualmente in vendita e prezzo pure, da 18.000 euro.

La proposta elettrica di Suzuki, invece, ricorda la WagonR commercializzata tra fine anni Novanta e primi Duemila, un progetto allora che diede vita anche alla Opel Agila, idealmente due citycar “ispirate” dalle caratteristiche delle K-Car. Ricordiamo come sia una classe di vetture, introdotta in Giappone nel 1949, che riconosce agevolazioni sui costi dell’assicurazione e della tassa di possesso a patto che rientrino in determinate caratteristiche tecniche. La lunghezza massima entro i 3,40 metri, la potenza limitata a 64 cavalli. Bocche cucite sul prezzo una volta nel Regno Unito.

Sfogliando le caratteristiche tecniche, invece, la eSky si fa notare per l’autonomia dichiarata in 310 km, supportata dalla batteria da 26 kWh, che di fatto si colloca sui valori delle citycar come Dacia Spring e Leapmotor T03. Un vantaggio non di poco conto è l’abitabilità interna, con un passo di 2,46 metri ben 6 centimetri superiore rispetto alla T03 (3,62 metri di lunghezza) e 4 cm maggiore della Spring da 3,70 metri. 

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