Quale sarà il risultato della stretta finale Taxi vs Uber?

In molti la vedono come una sfida con soli due contendenti (taxi vs Uber). In realtà, nell’intricato (e alquanto datato) panorama normativo che detta le regole a cui devono attenersi gli operatori del settore “autoservizio pubblico non di linea” – come le auto bianche, appunto -, entra in gioco un terzo attore, il tradizionale Noleggio Con Conducente (NCC), di cui l’App californiana rappresenta un’evoluzione in chiave tecnologica, ma senza l’obbligo di sottostare a vincoli operativi.

Allo stato attuale i tassisti continuano a lamentare gli effetti legati all’Emendamento Lanzillotta, contenuto all’interno del Decreto Milleproroghe, che “congela” sino al 31 dicembre 2017 l’obbligo per la categoria NCC di partire e rientrare ogni volta in autorimessa.

Il caso di Uber tiene ormai banco da quattro anni, da quando cioè la compagnia di trasporto privato ha attraversato l’oceano ed è sbarcata nel nostro Paese.

L’unica azione legislativa portata a termine in questo periodo, nonostante le accese proteste dei tassisti, anche recenti, è stata la sentenza con cui è stato disposto il blocco immediato del servizio collegato a UberPop, la App che trasformava i cittadini comuni in autisti semi-professionali. Bastava infatti inviare i documenti abilitanti alla guida per ricevere uno smartphone su cui era pre-caricata l’applicazione e iniziare a proporsi sulla piazza.

UBER RICEVUTA AL MIT. È LEGALE ALLORA?

Siamo così alla vigilia di ventiquattro ore nere per il settore mobilità, giacché i tassisti hanno indetto per giovedì 23 marzo una giornata di sciopero. Potrebbe tuttavia ancora essere annullata se i rappresentanti delle sigle sindacali di categoria troveranno le risposte che cercano da tempo al termine dell’incontro organizzato in data odierna presso il Ministero dei Trasporti (MIT) e a cui parteciperà anche il viceministro Riccardo Nencini.

Tra i motivi che stanno alimentando la protesta delle auto bianche, c’è la scelta di aver convocato anche Uber al tavolo dei lavori che dovrebbero confluire, forse già entro la settimana corrente, nel decreto attuativo di riordino del settore “autoservizio pubblico non di linea”.

Secondo Roberto Cacchione di Usb Taxi, “è irresponsabile e incomprensibile l’atteggiamento del Governo che in una fase così delicata non trova di meglio da fare che ricevere chi agisce in maniera illegittima contribuendo a gettare benzina sul fuoco”.

Carlo Tursi, general manager per l’Italia della compagnia di trasporto californiana, ha infatti appena avuto un incontro con il Ministro dei Trasporti Graziano Delrio, dal quale sarebbe emersa la proposta di inserire nel testo del provvedimento in via di definizione conclusiva l’istituzione di un registro per le applicazioni che consentono alla potenziale clientela di visualizzare le soluzioni di mobilità disponibili in una determinata area.

I POSSIBILI CONTENUTI DEL DECRETO MINISTERIALE 

Secondo quanto è possibile apprendere ad oggi, sarebbero tre i cardini principali che sorreggono la proposta formulata in sede di MIT, chiamata a mettere un po’ d’ordine in quella giungla in cui si è ormai trasformata l’offerta di trasporto con conducente.

Innanzitutto l’individuazione di c.d. “aree protette”, dove gli NCC potrebbero sostare liberamente in attesa di un nuovo servizio, superando così le indicazioni contenute nella Legge n. 21 (v. art. 3: “Lo stazionamento dei mezzi avviene all’interno delle rimesse”), la cui applicazione è stata a più riprese invocata (inutilmente) dalla categoria dei tassisti.

Vi sarebbe poi un controllo più rigoroso delle App che incrociano la domanda e l’offerta di mobilità. Si starebbe infine pensando a rendere più flessibili alcuni aspetti legati all’autotrasporto pubblico non di linea, per quanto attiene principalmente ai temi dei turni e delle tariffe, nonché per quanto riguarda il cumulo delle licenze.

Taxi Vs Uber

LE LINEE D’INTERVENTO DETTATE DALL’ANTITRUST

Il Ministero dei Trasporti appare intenzionato a sanare la situazione tratteggiata il più rapidamente ed efficacemente possibile, specialmente dopo la segnalazione dell’Autorità Antitrust inviata a Governo e Parlamento, che ha indirizzato i lavori nella direzione attuale.

Il Garante della Concorrenza e del Mercato ha parlato di “irreversibili fenomeni di allargamento e diversificazione dell’offerta dei servizi di mobilità non di linea, idonei ad incrementare la qualità e a ridurre i prezzi del servizio, con indubbi vantaggi per il consumatore”.

Di qui la richiesta di abbandonare logiche basate sull’introduzione di “nuovi e/o ulteriori vincoli volti a limitare l’operatività delle nuove forme di servizi di mobilità urbana”. La strada da perseguire, prosegue la nota dell’Antitrust, dovrebbe invece essere quella di una “deregolazione dal basso”, con l’obiettivo di sviluppare “le forme di servizio più innovative e benefiche per il consumatore”.

Una sorta di “avvallo” all’attività di Uber, tanto più che, come ha ricordato il general manager italiano Tursi, la maggioranza dei tassisti è concentrate in poche località chiave e restano ampie zone del Paese a cui è necessario garantire il diritto alla mobilità.

IL NODO DELLE LICENZE (COSTOSE) PER I TASSISTI

La liberalizzazione del mercato, verso cui sostanzialmente tende il testo inviato dal Garante della Concorrenza e del Mercato, spaventa però i tassisti, così come la prospettiva di dividere il suolo pubblico con altri competitor.

Una prima possibile conseguenza, oltre alla perdita di clientela, sarebbe l’abbassamento del valore delle licenze. Su questo punto, per aprire un possibile spiraglio di pace, Uber Italia si è dichiarata disposta a replicare quanto avviene già in altri mercati.

Si parla di una forma di compensazione economica, un fondo a cui potrebbero attingere coloro che per comprarsi la licenza hanno magari dovuto impegnare i capitali di una vita.

Si tratta, appunto, di un espediente per nulla nuovo. In Australia e Messico, ad esempio, viene versato su questo speciale fondo l’1,5% del valore di ogni corsa.

LA TECNOLOGIA PER IL BISOGNO DI MOBILITÀ DI OGGI

Secondo l’Antitrust, i Comuni concederebbe troppo poche licenze rispetto alle necessità della popolazione urbana. Di qui l’appello ad equiparare le due categorie dei taxi e degli NCC, cosicché, nella previsione di un moltiplicarsi delle tecnologie utili a collegare conducenti e passeggeri, si riesca a raggiungere un effetto similare a quello derivante da un aumento delle autorizzazioni.

A differenza di altri settori industriali, quello della mobilità sta avviandosi verso una piena maturazione della fase 4.0. È di questi giorni la notizia del lancio a Napoli di DigiTaxi, una applicazione che rende più agevole il contatto tra tassista e cliente. Chi la scarica, può inoltre ottenere una corsa gratuita ogni cinque nell’intero arco del 2017.

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