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Costante di Marchetti: la regola che ogni Fleet Manager dovrebbe conoscere

Costante di Marchetti: la regola che ogni Fleet Manager dovrebbe conoscere
Elaborata dal brillante fisico italiano nel 1994, la costante di Marchetti dimostra matematicamente che l'aumento della velocità dei trasporti non riduce il tempo di viaggio, ma espande il raggio degli spostamenti.

IN QUESTO ARTICOLO

La Costante di Marchetti stabilisce che il tempo che gli esseri umani dedicano agli spostamenti quotidiani è mediamene un’ora al giorno, idealmente suddivisa in 30 minuti per l’andata e 30 minuti per il ritorno. Era così ai tempi dell’Impero Romano ed è così ancora oggi.

Quando i mezzi di trasporto diventano più efficienti aumenta la distanza chilometrica percorsa – per questo le città medievali, ad esempio, erano molto più “compatte” rispetto ai nostri centri urbani – ma il tempo da dedicare al trasporto, che sia a dorso di mulo o a bordo di un’auto, è grossomodo sempre lo stesso.

LA COSTANTE DI MARCHETTI

La costante di Marchetti dimostra che l’aumento della velocità dei trasporti non riduce il tempo di viaggio, ma espande il raggio geografico degli spostamenti delle persone.

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A elaborare questa teoria, nel 1994, fu l’eclettico fisico italiano Cesare Marchetti (1927 – 2023), internazionalmente riconosciuto per i suoi studi pionieristici nel campo delle tecnologie energetiche, della geoingegneria e della mobilità umana.

Formatosi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ha trascorso gran parte della sua carriera scientifica come ricercatore presso l’IIASA (l’International Institute for Applied Systems Analysis) in Austria, collaborando anche con istituzioni globali come l’EURATOM e la Rockefeller University.  Oltre alla celebre Costante di Marchetti è stato pioniere dell’economia dell’idrogeno già nei primi anni ’70.

Cesare Marchetti elaborò la sua famosa costante nel 1994 all’interno dello studio intitolato Anthropological Invariants in Travel Behavior (Invarianti antropologiche nel comportamento di viaggio), pubblicato per l’IIASA.

LO SPOSTAMENTO IDEALE È DI 30 MINUTI

Marchetti applicò il metodo scientifico a dati storici, archeologici e sociologici di diverse epoche umane.

Prese l’intuizione iniziale da Yacov Zahavi, un ingegnere dei trasporti e analista della Banca Mondiale che negli anni ’70 e ’80 aveva teorizzato il Travel Time Budget (TTB), notando che le persone tendevano a spendere una quantità di tempo fissa per viaggiare. Marchetti ebbe l’intuizione di estendere questa idea a livello universale e storico, dimostrando che non si trattava di una dinamica moderna o legata al traffico delle metropoli, bensì di un tratto biologico e istintivo dell’essere umano.

“Gli effetti del Buon Governo in campagna”, museocivico.comune.siena.it

Per convalidare la sua teoria, Marchetti analizzò i confini e le dimensioni delle città dall’antichità fino alla rivoluzione  notando che fino al 1800 i centri urbani non superavano quasi mai i 5 chilometri di diametro (un raggio di circa 2,5 km). Calcolando che la velocità media del passo umano è di circa 5 km/h, per attraversare la città dal confine al centro servivano esattamente 30 minuti. Studiando la disposizione geometrica dei villaggi della Grecia classica, rilevò che il raggio medio dei terreni agricoli attorno agli insediamenti corrispondeva sempre a una distanza percorribile a piedi in mezz’ora.

Marchetti incrociò i dati storici con l’avvento dei trasporti moderni (tram elettrici, treni, metropolitane e automobili) dimostrando matematicamente che l’introduzione di mezzi più veloci non ha ridotto il tempo dedicato al viaggio, ma ha semplicemente dilatato la dimensione delle città (fenomeno noto oggi come dispersione urbana). Se la velocità di trasporto triplica, l’essere umano non risparmia 20 minuti per riposare, ma sceglie di abitare tre volte più lontano, mantenendo il suo viaggio fisso a 30 minuti.

Marchetti definì l’ora di viaggio giornaliera come un istinto biologico ancestrale; il limite dei 30 minuti è un punto di equilibrio ottimale tra il desiderio di espandere il proprio raggio d’azione e la necessità antropologica di sentirsi al sicuro, tornando alla base quotidiana.

Perché influenza la gestione delle flotte

Per un Fleet e Mobility Manager, comprendere questa costante antropologica è fondamentale per ottimizzare la pianificazione delle rotte, migliorare il benessere dei driver aziendali e ridurre il costo totale di possesso (TCO) dei veicoli.

Se il tragitto casa-lavoro rientra nei 30 minuti a tratta, il dipendente vive il viaggio come un momento di transizione tollerabile o addirittura piacevole. Se supera costantemente questa soglia, subentra lo stress da pendolarismo, che si riflette sulla produttività aziendale. Qui l’obiettivo è il welfare aziendale e la sostenibilità. Strumenti come il Carpooling aziendale o piani di mobilità integrata servono a rendere più efficiente questa “ora biologica” del dipendente.

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Il dipendente che non fa semplicemente il percorso casa-lavoro, ma i cui spostamenti rientrano nell’orario di lavoro (pensiamo a una flotta commerciale) è costretto a superare ampiamente la Costante di Marchetti (spesso guidando per 2, 4 o più ore al giorno).  Se il Fleet Manager ottimizza le rotte o fornisce veicoli o altri mezzi di trasporto più efficienti si ottiene una maggiore saturazione del tempo di lavoro (più appuntamenti nello stesso raggio d’azione). Questa è una questione sia di TCO (Total Cost of Ownership) sia Risk Management. Dopo i primi 30 minuti di guida continuativa in ambito lavorativo, la curva dell’attenzione cala e il rischio di sinistri stradali aumenta.

Particolare attenzione va posta a strutturare i percorsi giornalieri  basandosi sui minuti reali di percorrenza, e non solo sui chilometri di distanza.

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Particolare attenzione va posta a strutturare i percorsi giornalieri – ad esempio quelli di una flotta commerciale – basandosi sui minuti reali di percorrenza, e non solo sui chilometri di distanza.

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