Differenze tra Taxi e Noleggio con Conducente congelate, mentre rimane l’ombra di Uber

Al momento le voci discordanti riunite dal Ministero dei Trasporti intorno al tavolo tecnico che avvierà i suoi lavori questa mattina sono solamente due (taxi e Noleggio con Conducente).

Ne manca una terza – parliamo di Uber -, che può tuttavia considerarsi a buon diritto la miccia che ha innescato l’esplosione in un settore, quello del trasporto oneroso di passeggeri, che appare regolato da una norma del 1992.

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Le associazioni di categoria convocate discuteranno del c.d. “emendamento Lanzillotta” (dal cognome della senatrice del PD prima firmataria) inserito nel già approvato decreto Milleproroghe, che congela sino al 31 dicembre 2017 una serie di disposizioni ritenute invece indispensabili per orientare il lavoro quotidiano dei conducenti e chiarire agli occhi della potenziale clientela le peculiarità delle varie soluzioni di mobilità alternativa disponibili.

Ma quali sono le principali differenze normative che corrono? Ricordiamole brevemente.

TAXI E NOLEGGIO CON CONDUCENTE: I “DISTINGUO” 

Secondo la predetta legge n. 21 del 15 gennaio 1992, ricadono entrambi sotto il cappello “autoservizio pubblico non di linea”.

Per rispondere correttamente all’assunto di cui all’art. 2, i taxi devono però rispettare i seguenti vincoli: stazionare in luogo pubblico; garantire sempre e comunque il servizio; applicare le tariffe “determinate amministrativamente dagli organi competenti”; prelevare l’utente o dare inizio al servizio “all’interno dell’area comunale o comprensoriale” indicata nella licenza.

Altre sono invece le dinamiche definite per l’attività del noleggio con conducente. A partire dall’obbligatorietà – sospesa, appunto, sino a fine anno – di ritorno dei veicoli nella rimessa una volta accompagnato il cliente.

Luogo in cui devono avvenire anche le prenotazioni, dal momento che sostare su suolo pubblico o spartire i posteggi di stazionamento adibiti al servizio taxi non è consentito. Così come non è ammesso dalla legge collocare le rimesse al di fuori dell’area territoriale riportata sull’autorizzazione.

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QUALE FUTURO PER UBER IN ITALIA?

Le indicazioni operative, sospese sino al 31 dicembre 2017 in virtù dell’emendamento Lanzillotta, sono anche altre, ma preferiamo limitarci a queste, che già illuminano compiutamente la barriera, anche fisica, che dovrebbe elevarsi a separare nettamente l’uno e l’altro servizio, introdotti per porsi a integrazione del sistema di trasporto pubblico.

Se quindi le vetture NCC sono esentate al momento da norme restrittive, scelta che ha scatenato una sollevazione rabbiosa da parte dei tassisti, quale situazione ci attende nei prossimi mesi, stante la concorrenza intestina portata da Uber, che nel nostro Paese è intesa come una sofisticazione tecnologica del servizio di autonoleggio con conducente, rivolta però a una platea potenzialmente ancor più ampia?

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L’unico provvedimento adottato in materia è stato sinora la messa al bando di UberPop, l’App nata per incrociare via smartphone domanda e offerta di mobilità degli automobilisti di tutti i giorni.

Bastava infatti avere un auto e tempo a disposizione per portare qualcuno dal punto A al punto B. I conducenti improvvisati non erano tenuti a possedere alcun tipo di autorizzazione per erogare il servizio.

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