La transizione delle flotte aziendali è già in atto, ma il cambiamento più significativo non riguarda soltanto l’introduzione di veicoli elettrici e ibridi plug-in nei parchi auto. La nuova frontiera del fleet management è rappresentata dai dati: raccoglierli, interpretarli, renderli interoperabili e trasformarli in decisioni operative efficaci.
Questo è uno dei principali messaggi emersi dal panel “Flotte aziendali: connettività, dati, AI”, tenutosi nell’ambito di Drive the Change: Fleet & Mobility Management, evento organizzato da LabSumo e dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano. Al dibattito hanno partecipato Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility, Valerio Cocco, Consigliere di Best Mobility, e Francesca Di Sante, Head of Growth di Genio Diligence.

Il contesto di riferimento è quello delineato dalla ricerca presentata durante l’evento: l’89% delle aziende coinvolte ha già introdotto almeno un veicolo elettrico o ibrido plug-in nella propria flotta, ma soltanto il 27% utilizza i dati provenienti dai veicoli connessi attraverso sistemi telematici avanzati. La sostenibilità, quindi, procede più rapidamente della digitalizzazione.
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Dati di qualità per processi più efficienti
Nel suo intervento, Francesca Di Sante ha illustrato il punto di vista del settore finanziario e del noleggio, evidenziando come la qualità dei dati sia diventata un fattore determinante già prima dell’ingresso del veicolo in flotta.
La criticità non riguarda soltanto gli aspetti operativi. Dati incompleti, documenti non validi, informazioni incoerenti o pratiche ancora gestite manualmente rallentano l’intero processo di finanziamento e noleggio. Secondo l’esperienza condivisa da Genio Diligence, in un progetto realizzato con una casa automobilistica, circa il 68% delle anomalie formali riscontrate nelle pratiche era legato proprio a dati incoerenti, documenti scaduti o documentazione da richiedere nuovamente.
La soluzione, ha spiegato Di Sante, consiste nell’anticipare i controlli: non correggere gli errori a posteriori, ma individuarli già nella fase di onboarding grazie a strumenti di intelligenza artificiale, lettura automatica dei documenti, sistemi antifrode e integrazione tra piattaforme. “Qualità del dato e interoperabilità sono due facce della stessa medaglia: non possono essere separate”, ha sintetizzato Di Sante.
Si tratta di un aspetto cruciale: se i dati non sono corretti, condivisibili e comprensibili da tutti gli attori coinvolti nella filiera, non producono efficienza. Rimangono informazioni frammentate e difficili da valorizzare.
La telematica come strumento concreto di efficienza
Valerio Cocco ha invece portato la prospettiva di chi utilizza quotidianamente i dati nella gestione di una flotta aziendale. La telematica, ha spiegato, è passata dall’essere uno strumento accessorio a diventare un elemento essenziale del fleet management.
In una prima fase, i dati più utili erano quelli apparentemente più semplici: chilometri percorsi, tempi di utilizzo e numero di viaggi. L’analisi di queste informazioni ha consentito di individuare veicoli sovrautilizzati e altri sottoutilizzati, favorendo una razionalizzazione concreta del parco auto.

Cocco ha raccontato come l’analisi dei dati abbia permesso di evitare la sostituzione di 200 veicoli giunti a fine contratto, generando benefici economici, riducendo i consumi e migliorando la sostenibilità complessiva della flotta.
La telematica, però, non serve soltanto a misurare l’utilizzo dei mezzi. Consente anche di comprendere come vengono guidati. Frenate brusche, soste con motore acceso, interventi dei sistemi ADAS e comportamenti dei conducenti diventano indicatori preziosi per progettare percorsi formativi più efficaci.
Non più corsi di guida assegnati indistintamente, ma programmi mirati ai conducenti che presentano maggiori margini di miglioramento. In alcuni casi, anche attraverso sistemi di incentivazione interna che premiano i comportamenti più virtuosi. “Oggi la telematica rappresenta una colonna portante della gestione della nostra flotta”, ha affermato Cocco.
Il dato ha valore solo se guida una decisione
Uno degli aspetti più interessanti emersi dal panel riguarda il rischio di accumulare grandi quantità di informazioni senza riuscire a trasformarle in valore concreto. I veicoli connessi generano infatti enormi volumi di dati, ma non tutti risultano realmente utili.
Il primo ostacolo, ha spiegato Cocco, consiste proprio nell’individuare quali dati siano rilevanti, come interpretarli e come integrarli nei processi decisionali. Senza una piattaforma adeguata e senza obiettivi chiari, il rischio è raccogliere informazioni che non producono alcun cambiamento nella gestione della flotta.
“Non è importante il dato in sé, ma la decisione che si prende dopo averlo analizzato”, ha osservato Cocco. Questa affermazione sintetizza efficacemente l’evoluzione del fleet management. La connettività non è più soltanto uno strumento di monitoraggio: diventa una leva per ridurre i costi, migliorare la sicurezza, prevenire anomalie, ottimizzare i consumi, pianificare la manutenzione e rendere più efficiente l’intera mobilità aziendale.
Antifrode, sicurezza e nuovi strumenti di controllo
Tra gli esempi più concreti presentati durante il panel vi è anche quello relativo ai sistemi antifrode. Incrociando i dati delle carte carburante con quelli raccolti dalle black box, è possibile verificare se un rifornimento corrisponde effettivamente a un incremento coerente del livello di carburante nel serbatoio.
Questo tipo di controllo consente di individuare anomalie legate ai comportamenti dei conducenti, ma anche eventuali criticità lungo la filiera dei fornitori. Cocco ha citato il caso di piccole sottrazioni di carburante durante interventi in officina: quantità minime e difficili da rilevare su un singolo veicolo, ma significative quando si ripetono su larga scala. È proprio in situazioni come queste che la tecnologia dimostra il suo valore più concreto, offrendo un supporto reale alla gestione quotidiana delle flotte.
Il tema degli accordi aziendali
La digitalizzazione delle flotte non è però soltanto una questione tecnologica. Esistono anche aspetti organizzativi e normativi che devono essere affrontati all’interno delle aziende. L’utilizzo dei dati deve essere regolamentato, condiviso e compatibile con gli accordi aziendali vigenti.
Secondo Cocco, questo rappresenta uno dei passaggi più delicati. Una flotta può essere dotata delle tecnologie più avanzate, ma se l’azienda può utilizzare soltanto una parte limitata delle informazioni disponibili, il potenziale della telematica rimane inespresso. La sfida è quindi duplice: adottare strumenti adeguati e definire una governance chiara dei dati, capace di stabilire quali informazioni possano essere utilizzate, per quali finalità e nel rispetto di quali limiti.
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