Nicolò e Tiberio Veronesi gestiscono a quattro mani la mobilità di Oniverse – azienda italiana proprietaria di 15 marchi legati ai settori del fashion, food&wine e yachting tra i quali la capofila proprio Calzedonia, che da sola è presente con oltre 2.200 punti vendita in 56 Paesi del mondo (quasi 600 solo in Italia) e uno shop online attualmente attivo in 40 Paesi – e ci hanno raccontato cosa implica organizzare un parco auto da 700 vetture in assegnazione, alle quali si aggiungono una quindicina di veicoli commerciali e un TIR.
L’intervista ai Fleet Manager del Mese: Nicolò e Tiberio Veronesi
La vostra gestione prevede auto ad uso promiscuo giusto?
Tiberio Veronesi: Sì, la maggior parte sono ad uso promiscuo, in questo caso quasi sempre al noleggio, più alcune vetture “jolly” assegnate giorno per giorno in base alle esigenze.
Diciamo quasi sempre a noleggio perché, purtroppo, abbiamo dovuto ripiegare sull’acquisto in diversi casi negli ultimi anni per mancanza di prodotto da parte delle aziende noleggiatrici, ci siamo ritrovati a dover prolungare i contratti di noleggio o a prolungare il ciclo di vita delle nostre vetture in proprietà.
Di che ciclo di vita stiamo parlando?
T. V.: Una volta era determinato, quattro anni o 120/130 mila chilometri, adesso, per farle un esempio, la vettura che sto usando io ne ha 210 mila.
Avere in flotta vetture più “vecchie” ha complicato la gestione del parco auto, tra manutenzione ordinaria e straordinaria e costi di gestione?
Nicolò Veronesi: Fortunatamente la qualità delle vetture è buona, soprattutto perché per questo tipo di operazione abbiamo puntato sui brand premium – Audi, Mercedes, Land Rover, Toyota e Volkswagen, la cui durabilità è elevata. In generale tutte le vetture non ci danno molti problemi, solo l’uso, secondo me a volte esasperato dell’elettronica, ci crea dei disagi. Comunque tutti i veicoli sono perfettamente manutenuti e sono tutti in ottimo stato.

Parliamo del percorso di elettrificazione, come vi state muovendo?
T. V.: Da diversi anni abbiamo diminuito l’insistenza in flotta dell’alimentazione diesel, abbiamo ormai un 70% di veicoli benzina o ibrido, motivato si da scelte economiche, ma anche per una forte propensione dell’azienda verso la sostenibilità ambientale.
Come tante aziende che lavorano sul territorio, con chilometraggi importanti, l’elettrico non è riuscito a rientrare nel mix?
T. V.: Esatto. Il progetto e le intenzioni ci sono, abbiamo anche dotato tutte le nostre strutture di coperture fotovoltaiche abbinate a delle stazioni di ricarica gratuita anche per le vetture private dei dipendenti, ma è una motorizzazione che per noi non funziona. Così come, qualche anno fa, non ha funzionato il metano.
Il 70-80% delle nostre vetture in assegnazione è in uso ai commerciali, colleghi che si muovono tra autostrade e centri storici, e non sempre il rifornimento di queste vetture è disponibile, né tantomeno veloce. A prescindere non escludiamo sicuramente le elettriche, nel parco jolly ne abbiamo due che assegniamo per gli spostamenti brevi, vedremo solo se nel futuro ci sarà vera intenzione di sviluppo per questo comparto. Stiamo comunque valutando l’adozione di auto elettriche per alcuni driver specifici che hanno delle esigenze di spostamento più ridotte.
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Come giudicate il passaggio? In termini di costi ed emissioni potete ritenervi soddisfatti?
N. V.: Sì, abbiamo visto dei benefici sia dal punto di vista economico che di emissioni, ma sinceramente pensavamo sarebbe stato più positivo. Ad oggi pesa circa un -10% sia di spesa che di emissioni prodotte. Ciò che ci interessa di più è proprio quest’ultimo aspetto, nonostante lo spostamento dal diesel al benzina sia stato un po’ forzato dal mercato.
Purtroppo per il tipo di utilizzo che i colleghi fanno dell’auto i vantaggi dell’ibrido vengono praticamente azzerati: con le alte percorrenze in autostrada il diesel consumerebbe comunque meno sia rispetto all’ibrido, che rispetto al benzina. Quindi ci sono dei miglioramenti, ma speravamo sarebbero stati più significativi.
Sembra che mercato e norme non abbiamo prestato troppa attenzione alle aziende come la vostra.
N. V.: Esatto, purtroppo le flotte aziendali e la loro gestione è un costo in continuo crescendo.
Oltre all’auto, avete attivato progetti di mobilità alternativa per i dipendenti? Servizi di micro mobilità, car pooling, navette.
N. V.: Stiamo lavorando ad una proposta di servizio navetta o bus, vogliamo capire se può avere senso per i nostri dipendenti, per il momento, da circa due anni abbiamo introdotto un’App che gestisce il car pooling, ma ha diverse criticità.
Ovvero?
T. V.: Viene usato a volte più, a volte meno a seconda di che tipo di incentivazione e questo ci fa pensare alla sua reale efficacia. Partiamo dal presupposto che la flessibilità oraria che ci consente l’azienda non aiuta, perché per ovvi motivi il pooling funziona solo quando tutti entrano in sede alla stessa ora, a questo va aggiunto che abbiamo il nido interno, quindi molti devono portare in auto i figli.
N. V.: Abbiamo anche attivato un cashback verso i nostri dipendenti disposti ad utilizzare l’App di carpooling, ma pensiamo che questo non debba essere l’unico incentivo al suo utilizzo. Sappiamo inoltre che molti colleghi vengono già in auto assieme, ma senza utilizzare nessuna app. Questo è sicuramente un bene, ma ci rende più complicato riconoscere i benefici del carpooling.
T. V.: La stessa flessibilità di orario è quella che ci frena nello sviluppo per un servizio di trasporto chiamiamolo pubblico, come la navetta.
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