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Flotte elettriche e Phev dal 2030, non solo quote: obblighi, monitoraggio e riesame

Flotte elettriche e Phev dal 2030, non solo quote: obblighi, monitoraggio e riesame
Obiettivi percentuali a parte, cosa prevede la proposta della Commissione sulle flotte delle grandi aziende? Monitoraggio (anche dei consumi), obblighi dei singoli Stati membri, iniziative ammesse e sostegni vietati già dal 2028

IN QUESTO ARTICOLO

Percentuali, certo, ma non solo. La presentazione del pacchetto Automotive a Strasburgo ha delineato la strategia della Commissione europea in materia di elettrificazione delle flotte, al termine di un confronto con i portatori di interesse avviato la scorsa primavera con il Dialogo strategico. Il documento è (anche) frutto del confronto con le associazioni dei costruttori d’auto, operatori delle flotte, piattaforme di ride mailing, società di leasing, realtà di produzione della componentistica. Le soluzioni, non necessariamente condivise.

I LIMITI ALL’ADOZIONE DELLE ELETTRICHE IN FLOTTA

  • Obblighi per gli stati di presentare i piani di supporto alle flotte
  • Attenzione sull’andamento dei consumi di carburante
  • Divieto per gli Stati di sostenere le flotte se non con auto EV o Phev dal 2028
  • Riesame previsto nel 2032 e possibilità di modifiche verso il 2035

Approfondisci le percentuali di elettrificazione per singolo Stato membro

 La decisione di procedere con un’elettrificazione per quote differenziate tra gli Stati membri è giunta nonostante le evidenze portate dal settore flotte su temi “caldi”: il maggior prezzo dei modelli elettrici rispetto a omologhi termici o ibridi, la minore versatilità operativa per i tempi di ricarica e l’autonomia di marcia, l’incertezza dei valori residui e un mercato dell’usato non ancora maturo. Tutto, in estrema sintesi, contribuisce a registrare valori di costo totale del possesso elevati da sostenere, soprattutto per le PMI. Da qui, la direzione di un obbligo di quote minime di elettrificazione unicamente per le grandi aziende, ovvero, realtà che abbiano a chiusura del bilancio uno stato patrimoniale superiore a 20 milioni di euro, ricavi netti delle vendite e prestazioni di almeno 40 milioni di euro, un numero di dipendenti occupati durante l’esercizio superiore a 250 unità. La presenza di due dei tre requisiti qualifica l’azienda come grande realtà.

FISSATI GLI OBIETTIVI, PREVISTO UN CONTROLLO DI REALTÀ

Nel documento presentato dalla Commissione, che dovrà passare al vaglio del Consiglio e del Parlamento, molti altri particolari interessanti emergono al di là delle singole quote di elettrificazione obbligatoria delle flotte, tra auto, furgoni e autocarri.

A cominciare dal meccanismo di riesame, proprio come quello attuato quest’anno e anticipato rispetto alla scadenza ordinaria fissata nel 2026. Dopo 5 anni dall’attuazione della legislazione (2027 la prevista entrata in vigore), la Commissione valuterà quali obiettivi siano stati raggiunti con l’ambizioso piano di imposizione alle flotte di auto ibride plug-in (ZLEV, con emissioni inferiori o uguali a 50 g/km) ed elettriche. Entro il 31 dicembre 2032 verrà attivato il processo di riesame del Regolamento e, se necessario, verrà corretta la rotta sugli obiettivi previsti nel 2035.

I DATI: IMMATRICOLAZIONI E CONSUMI DI CARBURANTE

Un esame che verrà condotto sulla base di più strumenti di report, alcuni obbligatori in capo agli Stati membri come la comunicazione della quota di nuove vetture immatricolate annualmente (Zero and Low Emissions Vehicle – ZLEV, o ZEV – Zero Emissions Vehicle), altri frutto di indicatori elaborati dai centri studi della UE.

Uno, particolarmente interessante – e in prospettiva da monitorare per l’utilizzo che se ne farà delle auto ibride plug-in -, riguarda il monitoraggio della riduzione del consumo di carburante nei trasporti su strada con prodotti di origine fossile. I dati verranno forniti dalle rilevazioni condotte da Eurostat e la ratio dell’analisi sta in un obiettivo specifico dichiarato dalla proposta della Commissione: “Ridurre il consumo di combustibili fossili nel trasporto su strada. L’obiettivo è garantire una maggiore riduzione del consumo di combustibili fossili attraverso una più rapida diffusione di veicoli a emissioni zero (ZEV) nelle flotte aziendali. Grazie al loro chilometraggio annuale più elevato rispetto ai veicoli privati, si prevede che gli ZEV aziendali consentiranno un maggiore risparmio di combustibili fossili, contribuendo alla decarbonizzazione del trasporto su strada e alla competitività grazie al costo totale di proprietà inferiore degli ZEV aziendali rispetto ai veicoli aziendali convenzionali”.

L’assunto è che incrociando i dati di immatricolazione annuale di vetture elettriche e a basse emissioni (ZLEV, ibride plug-in) con le rilevazioni sulla diminuzione dei consumi di carburante di origine fossile, il singolo Stato membro possa considerarsi efficacemente in linea con gli obiettivi di elettrificazione previsti complessivamente e annualmente, dal 2030. 

COME FUNZIONERÀ IL MONITORAGGIO

Concretamente, il monitoraggio condotto dalla Commissione prevede che gli Stati membri ogni anno sottopongano i dati sulle immatricolazioni dei canali flotte tra le grandi aziende, segnalando numeri assoluti, categoria, quota di elettriche. “(…) I dati verranno trasmessi all’EEA – European Environment Agency mediante il registro centrale per gli standard CO₂. I processi stabiliti per il trattamento dei dati relativi agli standard di CO₂ saranno riutilizzati per i dati relativi alle flotte aziendali e ottenere ulteriori informazioni sul consumo energetico, sul mercato dell’usato e sui costi esterni, desunti dalle statistiche energetiche di Eurostat, dall’EAFO e da studi dedicati. La Commissione utilizzerà questi dati per monitorare i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi specifici, preparare relazioni periodiche sull’attuazione ed effettuare una valutazione cinque anni dopo l’applicazione e a cadenza quinquennale”.

LE NORME “VIETATE” DAL 2028

Ecco, il 2030 è la data del “pronti, via” ma già dal 2028 le politiche degli Stati membri dovranno essere orientate all’obbligo in vigore due anni più tardi. Segnatamente, sin dai due anni antecedenti l’entrata in vigore dei target minimi, l’articolo 4 della proposta prevede che gli “Stati non possono supportare l’acquisto, il noleggio, il leasing, l’acquisto a rate, le operazioni delle auto aziendali e dei furgoni che non siano ZEV o ZLEV. A partire da due anni prima della data di cui all’articolo 3, paragrafo 1, gli Stati membri forniscono sostegno finanziario per l’acquisto di autovetture e furgoni aziendali solo se tali autovetture e furgoni sono «prodotti nell’Unione europea»”.

Nodo spinoso quello della produzione made in EU, un concetto ancora tutto da approfondire e che sarà centrale, tra l’altro, per omologare le auto elettriche in classe M1E (e-car sub 4,20 metri di lunghezza).

I PIANI STATALI DA PRESENTARE

Sempre dal 2028, entro la data del 28 febbraio, e con cadenza biennale, gli Stati membri dovranno presentare alla Commissione un piano che dettagli le misure in essere e quelle programmate per raggiungere gli obiettivi finali previsti. Posti gli obiettivi, sulle misure da attuare, sugli schemi di incentivazione per migrare le flotte all’elettrico e l’ibrido plug-in, resta la flessibilità concessa dalla Commissione agli Stati membri.

La proposta vincolante sulle quote minime di auto elettriche e ibride plug-in nelle flotte, dal 2030 e nel 2035, giunge in un contesto che, nella prima metà del 2025, ha registrato appena il 17% di nuove immatricolazioni di auto elettriche in Europa, l’8% di veicoli commerciali e 3,7% per gli autoarticolati, mentre il volume di nuove auto immatricolate annualmente è di 10 milioni, per il 60% registrate da persone giuridiche; sono 1,5 milioni i veicoli commerciali ogni anno immatricolati nell’Unione, per il 90% in capo a persone giuridiche.

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