In Europa si producono sempre meno veicoli e, soprattutto, si producono troppe poche auto elettriche. È tra i principali problemi dell’industria automobilistica del Vecchio Continente. Per fortuna c’è Tesla si era detto, per fortuna il brand statunitense – leader mondiale di EV – ha scelto di produrre anche in Europa. L’apertura della gigafactory di Grünheide, in Germania, assunse contorni salvifici ma, appena qualche anno dopo, si è trasformata in un incubo: tra proteste di ambientalisti e cittadini e rimostranze sindacali. Così che l’Europa per Tesla è sempre meno rilevante e chissà che la produzione nell’Unione non possa cessare del tutto…
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Perché Berlino non vuole la gigafactory Tesla
La cosiddetta Giga Berlin, la gigafactory che produce Tesla Model Y Performance per il mercato europeo grazie al contributo dei suoi circa 12mila dipendenti, si estende su 300 ettari nel territorio di Grünheide, alle porte di Berlino, in Germania. I cittadini della zona, fin dal principio, hanno accolto malamente l’arrivo dello stabilimento di Musk, accusandolo di ingente spreco idrico e di essersi reso colpevole di una pesante deforestazione dell’area. Le proteste degli ambientalisti sono divenute sempre più aggressive, fino a un incendio doloso applicato all’interno della fabbrica nel marzo 2024, a seguito dell’annuncio di un’espansione – in seguito mai avvenuta – della Giga Berlin.
Elon Musk definì quelli tedeschi “i manifestanti più stupidi del mondo”, perché contrari, nella loro lotta alla salvaguardia ambientale, a un centro di produzione di veicoli green. Le proteste, cui hanno preso parte diverse associazioni dell’estrema sinistra tedesca, hanno reso l’aria pesante, ma non hanno bloccato la produzione Tesla in Germania, che punta alla fuoriuscita di 1 milione di veicoli all’anno.
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Lo scontro (legale) con il sindacato
Circa il 40% dei lavoratori della Giga Berlin di Tesla è rappresentato da IG Metall, il più grande sindacato industriale tedesco. L’associazione a difesa dei lavoratori ha da tempo denunciato l’ambiente di lavoro tossico all’interno dello stabilimento, dove pare che la dirigenza spinga i dipendenti verso orari di lavoro folli e si accanisca anche contro gli assunti in malattia, andando persino a trovarli a casa per riportarli in sede facendo leva sulla loro “etica del lavoro”.

La questione è adesso finita in tribunale. IG Metall ha sporto una querela per diffamazione contro il direttore dello stabilimento André Thierig, chiedendo al contempo un’ingiunzione al Tribunale del Lavoro di Francoforte per vietargli di “diffondere ulteriormente false affermazioni” riguardanti i suoi dipendenti. Thierig avrebbe infatti pubblicamente accusato uno dei lavoratori di aver registrato senza autorizzazione una riunione del consiglio di fabbrica.
“Non permetteremo a Tesla di farla franca con questo attacco alla democrazia all’interno dell’azienda. – ha dichiarato il responsabile sindacale del distretto – Quando un’azienda si oppone così aggressivamente alla cogestione e al lavoro sindacale, ci difendiamo con tutti i mezzi, comprese le azioni legali”. La questione è di grande rilevanza considerata la tradizionale politica di co-gestione tra dirigenza e sindacati che vige nelle grandi industrie tedesche.
Musk potrebbe rinunciare alla produzione in Europa?
La scontro con i sindacati arriva per Tesla in un momento complesso a livello commerciale. Negli ultimi anni, il brand statunitense ha visto scalfirsi il proprio predominio, con la rincorsa dei brand tradizionali e l’arrivo dei nuovi marchi cinesi (nel 2025 Tesla è stata battuta da BYD in numero di vendite).
Accantonato ormai il sogno del predominio sul Vecchio Continente, anche solo produrre in Europa appare un gioco a perdere in un mercato così instabile. L’azienda parla di “ottimizzazione”, lasciando sottintendere possibili tagli al personale e ridimensionamento della produzione. Azioni non di certo fruttuose, ma più sostenibili di una ritirata completa che, di fronte agli ingenti capitali già investiti, comporterebbe una perdita economica insostenibile.
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