Al cambio gomme la tentazione di andare al risparmio, scegliendo un marchio “meno conosciuto” rispetto ai big quali Michelin, Continental, Bridgestone, Goodyear o Pirelli, è forte. Ma vale la pena optare per un’alternativa asiatica a basso costo?
Solitamente no, ma non tutti gli pneumatici cinesi sono uguali. Esistono marchi asiatici di fascia medio-alta consolidati (come Maxxis, Giti Tire, Sailun e Linglong) e sottomarche economiche di qualità inferiore.
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Cosa controllare
Tutti gli pneumatici venduti legalmente in Europa devono rispettare gli standard comunitari e riportare la marcatura ECE e l’etichetta energetica (aderenza, rumore, consumo).
Questi tre parametri sono standardizzati con lettere dalla A (migliore) alla E (peggiore):
- Aderenza sul bagnato: è il dato più critico per la sicurezza. Tra una gomma in classe A e una in classe E, lo spazio di frenata a 80 km/h può aumentare fino a 18 metri
- Rumorosità esterna: misurata in decibel (dB) e accompagnata dalle lettere A, B o C. Influisce anche sul comfort interno
- Resistenza al rotolamento: Indica l’efficienza energetica e influisce sui consumi di carburante o sull’autonomia delle auto elettriche (differenza fino al 7,5% tra classe A ed E)
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Per garantire un buon livello di sicurezza e prestazioni equilibrato, non bisognerebbe scendere sotto la classe B per l’aderenza sul bagnato e la classe C per i consumi. Per quanto riguarda la rumorosità esterna (e quindi il comfort) non bisogna scendere sotto la Classe B (la Classe A garantisce la massima silenziosità).
Per gli pneumatici invernali e 4 stagioni ottenere la classe A sul bagnato è tecnicamente più difficile a causa dei tasselli lamellari del battistrada; in questi casi, la Classe B rappresenta già un ottimo standard di sicurezza.
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Il simbolo del fiocco di neve dentro una montagna a tre cime (3PMSF) certifica che lo pneumatico ha superato test oggettivi di trazione su neve.
L’etichetta, da sola, non basta
L’etichetta UE è un ottimo filtro iniziale per scartare subito prodotti scadenti (evitando tutto ciò che è sotto la classe B per l’aderenza sul bagnato), ma per la scelta finale va sempre incrociata con un test indipendente su strada.
I test di riferimento in Europa sono quelli condotti congiuntamente da TCS (Touring Club Svizzero), ADAC (Automobile Club Tedesco) e ÖAMTC (Automobile Club Austriaco), facilmente consultabili sul portale in italiano del Touring Club Svizzero (TCS).
Infatti, i dati dell’etichetta europea derivano da test standardizzati per legge (Regolamento UE 2020/740), ma nella pratica non bastano da soli per garantire la sicurezza o la qualità di uno pneumatico perché i produttori testano le proprie gomme secondo protocolli ufficiali, ma le autorità di vigilanza effettuano controlli a campione solo a posteriori.
Alcuni test indipendenti hanno riscontrato che diversi pneumatici low-cost dichiaravano classi di aderenza (B o C) che nelle prove reali su pista non venivano rispettate.
Inoltre, il test ufficiale misura solo la frenata in rettilineo a gomma nuova su un asfalto standardizzato. Quindi, ad esempio, un produttore economico può ottenere facilmente una buona classe di resistenza al rotolamento usando una mescola molto dura, ma questo compromette la tenuta in curva o il comfort. Al contrario, un marchio premium bilancia la chimica della mescola (es. silice ad alta dispersione) per avere insieme classe A sul bagnato, bassa rumorosità e lunga durata.
Gli pneumatici cinesi
Dalle tabelle ufficiali pubblicate da ADAC, TCS e ÖAMTC nei loro test comparativi annuali sugli pneumatici, i marchi cinesi di fascia molto economica finiscono spesso in fondo alla classifica con il giudizio “Insufficiente” o “Non consigliato”.
La criticità principale riguarda le mescole più rigide e meno evolute. Nei test di frenata d’emergenza sul bagnato da 80 km/h a 0, uno pneumatico low budget può richiedere fino a 10–15 metri in più per fermarsi rispetto ai migliori marchi europei.
I grandi gruppi cinesi che investono in ricerca e sviluppo hanno ridotto notevolmente il divario su alcune prove specifiche. Tuttavia, un limite frequente nelle gomme cinesi è un’usura molto rapida, con una durata chilometrica anche della metà rispetto a un marchio premium.
Un buon pneumatico non deve eccellere in una sola prova, ma garantire equilibrio tra sicurezza sul bagnato, tenuta sull’asciutto, durata chilometrica e consumi. I produttori europei continuano a dominare il mercato proprio perché riescono a combinare mescole molto aderenti con una lunga resa chilometrica.
Cosa sceglie il Noleggio a lungo termine
Se una gomma costa il 40% in meno all’acquisto ma dura la metà dei chilometri, il costo effettivo per chilometro percorso (incluso il doppio costo di montaggio ed equilibratura dal gommista) finisce spesso per essere uguale o superiore a quello di uno pneumatico premium.
Per questo i grandi player del Noleggio a lungo termine di norma stipulano accordi quadro direttamente con produttori di prima fascia, riducendo così il numero di sostituzioni nei 3-4 anni di contratto e il rischio di sinistri legati alla frenata sul bagnato.
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