Nel giorno in cui la Commissione Europea ha comunicato i contenuti del nuovo pacchetto automotive, si è tenuta a Roma la conferenza stampa di Unrae, Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri.
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L’associazione pone l’attenzione sui fattori abilitanti che rendono possibile o no la transizione elettrica: “Serve realismo, ascolto e una visione industriale europea”, commenta il Presidente UNRAE Roberto Pietrantonio.
“Negli ultimi anni l’Europa ha imposto obiettivi senza investire a sufficienza nei fattori abilitanti. Le lacune normative di Bruxelles e la scarsa capacità di ascolto verso le Case costruttrici hanno collocato imprese e consumatori di fronte a target forse troppo ambiziosi e non supportati da adeguate condizioni”.
Auto aziendali: lavorare sulla fiscalità
Unrae ha sottolineato l’urgenza della riforma del trattamento fiscale delle auto aziendali, definendola “il più grande moltiplicatore di crescita”.
A causa di un trattamento fiscale penalizzante, in Italia le auto aziendali hanno la penetrazione più bassa fra i 5 maggiori mercati europei: 46,8% contro il 66,3% della Germania. Un segmento che, con il veloce tasso di rotazione delle flotte, è in grado di immettere sul mercato vetture più recenti e tecnologicamente avanzate.
Secondo le analisi Unrae, con limitati aggiustamenti ai parametri fiscali della deducibilità delle auto aziendali sarebbe sufficiente un impegno di 85 milioni di euro a carico dell’erario (al netto dell’extragettito) per incentivare oltre 100.000 autovetture green nella fascia 0–60 g/km, soddisfare altrettanti dipendenti, accelerare il rinnovo del parco auto e rendere, in pochi anni, l’usato più giovane, più sicuro e più accessibile. Il tutto con minore spesa pubblica e benefici diffusi per cittadini e imprese.
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