La Lombardia è la prima Regione per punti di ricarica (davanti a Piemonte, Lazio e Veneto), ma non è sempre vero che solo al Nord si trovano le colonnine per le auto elettriche: Napoli infatti è la città con più punti in rapporto alla superficie, anche davanti a Milano e Torino. Questi sono solo alcuni dei dati del rapporto annuale pubblicato da Motus-E, in collaborazione con GSE e RSE, secondo cui nel nostro Paese siamo a quota 73.047 punti di ricarica a uso pubblico (+8.656 vs 2024).
Certo, nelle grandi città è più facile trovare una colonnina per ricaricare (secondo l’analisi della geolocalizzazione nel report si arriva anche a 2.000 punti nel raggio di 10 km nelle aree di grande ubranizzazione), ma le località sprovviste sono davvero poche: nel 95,6% del territorio nazionale è presente almeno un punto di ricarica in un raggio di 10 km, e nel 71,4% del territorio è presente almeno un punto di ricarica in un raggio di 5 km. Solo due anni fa questi valori si attestavano rispettivamente all’86% e al 67,1%.
“I numeri smentiscono ancora una volta la narrazione di un’Italia arretrata sotto il profilo dell’infrastruttura al servizio della mobilità elettrica, ma ciò non toglie che ci sia ancora moltissimo da fare”, spiega il presidente di Motus-E, Fabio Pressi.
Ecco un’analisi completa dell’infrastruttura italiana a disposizione delle auto ricaricabili (sia elettriche che ibridePlug-In).
Infrastrutture di ricarica in Italia: ecco a che punto siamo con le colonnine
Non mancano le criticità, certo, ma la rete italiana di ricarica italiana ha chiuso il 2025 con risultati paragonabili a quelli di Paesi in cui la diffusione della mobilità ricaricabile è ben più avanzata, come Gran Bretagna e Germania.
È quanto emerge dalla settima edizione dello studio Le infrastrutture di ricarica a uso pubblico in Italia (presentato a Rimini durante KEY – The Energy Transition Expo).
L’analisi annuale sul 2025 rileva la presenza di 73.047 punti di ricarica installati sul territorio nazionale, di cui 8.656 posati nel corso dell’anno e 2.775 installati solo nell’ultimo trimestre 2025. Insieme alle colonnine totali cresce la quota delle installazioni ad alta e altissima potenza: il 62% dei punti di ricarica messi a terra nel 2025 è di tipo veloce e ultraveloce, a fronte del 47% di share registrato nel 2024.
“La notevole espansione della rete testimonia ancora una volta l’impegno degli operatori del settore, costretti a muoversi in un contesto a dir poco sfidante”, osserva Pressi, soffermandosi su alcune criticità: “L’anomalo ritardo dell’Italia nell’adozione dei veicoli elettrici, con una quota di mercato pari a un terzo della media Ue, e le difficoltà di carattere normativo, regolatorio e autorizzativo, che complicano ulteriormente il lavoro a chi si sta assumendo il rischio di dotare il Paese di un’infrastruttura strategica, con investimenti che risultano difficilmente sostenibili , considerando i tassi di utilizzo attuali dell’infrastruttura”.
Guardando alla distribuzione per macroaree, al Nord, dove la diffusione dei veicoli elettrici ha raggiunto uno stadio più avanzato, si concentra il 59% dei punti di ricarica a uso pubblico complessivi, al Centro il 19% e al Sud il 22%.
La Lombardia si conferma la prima Regione per punti di ricarica (15.836), davanti a Piemonte (6.981), Lazio (6.975), Veneto (6.700), Emilia-Romagna (5.927) e Campania (4.969).
Tra le città, Roma è quella che conta più punti di ricarica installati (3.973), davanti a Milano (3.375) e Napoli (2.277), rispettivamente in seconda e terza posizione. La classifica cambia però se consideriamo il numero di punti di ricarica per km² di superficie, con Napoli sul gradino più alto del podio (19,5 punti ogni km²), davanti a Milano (18,6 punti ogni km²) e Torino (poco meno di 9,3 punti ogni km²).
A CHE PUNTO SIAMO CON LA RICARICA IN AUTOSTRADA?
Passi avanti anche per l’infrastrutturazione della rete autostradale, nonostante i gravi ritardi nella predisposizione e pubblicazione dei bandi di gara da parte di diversi concessionari autostradali, che si sono riflessi nel mancato raggiungimento dei target previsti dal Regolamento europeo AFIR (centrati al 90%). Da qui, il rischio dell’apertura di una procedura d’infrazione ai danni dell’Italia.
Sulle autostrade risultano installati 1.374 punti di ricarica (di cui il 62% con potenza superiore ai 150 kW), rispetto ai 1.087 registrati a fine 2024. Considerando anche i punti di ricarica entro 3 km dalle uscite autostradali, il totale sale a quota 4.170 punti.
Italia in evidenza anche per quanto riguarda il numero di punti di ricarica rispetto alla lunghezza totale della rete stradale, con una media di 1 punto di ricarica ogni 4 km di strade, al pari di Germania e Regno Unito, davanti alla Francia (1 punto ogni 6 km).
COSA SERVE ALLA MOBILITÀ PER COMPLETARE LA TRANSIZIONE?
Tra le priorità da affrontare resta il tema delle procedure autorizzative e delle difficoltà di collegamento alla rete da parte dei distributori locali, che si concretizzano in un 15% di infrastrutture installate dagli operatori ma non accessibili al pubblico. Un valore in calo rispetto al 18% del 2023 e al 16% del 2024, ma che con adeguati correttivi potrebbe essere ulteriormente migliorato.
Con 1 punto di ricarica a uso pubblico ogni 6 auto elettriche immatricolate, l’infrastruttura italiana si conferma davanti a quelle di Francia (1 punto ogni 8,3 auto elettriche), Germania (1 punto ogni 10,7 auto elettriche) e Regno Unito (1 punto ogni 16,6 auto elettriche).
Conserviamo il primato anche se si considerano solo i punti di ricarica veloci in corrente continua:
- Italia (1 punto DC ogni 25,7 auto elettriche),
- Francia (1 punto DC ogni 38,7 auto elettriche),
- Germania (1 punto ogni 42,7 auto elettriche),
- Regno Unito (1 punto ogni 80,1 auto elettriche).
Secondo Motus-E quindi sono 5 i punti chiave da affrontare per lo sviluppo di questa tecnologia:
- Riduzione dei costi di approvvigionamento energetico in capo agli operatori della ricarica, allineandoli agli altri grandi Paesi europei, per garantire prezzi finali al pubblico più competitivi.
- Interventi normativi e regolatori per semplificare le fasi di connessione delle infrastrutture e per dare piena applicazione alle normative europee in tema di decarbonizzazione del settore trasporti, dando immediata applicazione a quanto previsto dalla direttiva sulle energie rinnovabili (RED III).
- Copertura totale delle reti autostradali, per assicurare la completa infrastrutturazione delle arterie del Paese per la mobilità delle persone e il trasporto merci lungo tutto il territorio nazionale.
- Concessioni di suolo più lunghe, per garantire rientro e stabilità degli investimenti.
- Governance e pianificazione infrastrutturale centralizzate attraverso strumenti di monitoraggio e programmazione su cui far convergere i dati e gli scenari di tutti gli stakeholder.
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