Batterie dell’auto elettrica: il riciclo è fondamentale (non solo per l’ambiente)

L'auto elettrica si muove grazie a un potente pacco batteria, che però non è certo eterno. Quando esaurisce la sua funzione può essere riutilizzato in vari ambiti, ma il suo destino ultimo è il riciclo, indispensabile in una filiera virtuosa.

Che cosa succede alla batteria di un’auto elettrica quando arriva a fine vita? Il suo corretto riciclo è indispensabile, non solo per una questione ambientale ma per attivare una filiera virtuosa (possibilmente italiana ed europea) che permetta di recuperare e riutilizzare i materiali rari che si trovano al suo interno.

Batterie ioni di litio

 

IL CICLO DI VITA DI UNA BATTERIA

Le batterie dell’auto elettrica sono soggette a una progressiva degradazione, che porta a una riduzione dell’autonomia reale del veicolo. Per questo molte Case auto propongono una garanzia e la loro sostituzione. La degradazione delle batterie non  dipende né dal tempo né – strettamente – dai chilometri percorsi, ma dalla  stessa ricarica: ogni volta che la batteria viene ricaricata si modifica la sua struttura cristallina, e questo significa indebolirla. Per questo una macchina con una batteria più grande è meno soggetta alla degradazione della batteria rispetto a un’auto che ne monta una più piccola.

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Quando sostituirla?

Quando l’efficienza della batteria dell’auto elettrica scende al di sotto dell’80% è necessario sostituirla. Ciò accade mediamente dopo un periodo che va fra i 5 e gli 8 anni. Superato questo limite, le sue prestazioni non sono più considerate sufficienti per le necessità dei veicoli elettrici.

La seconda vita delle batterie

Non per questo la batteria va buttta. Una volta che la batteria non è abbastanza performante per un’auto, si può comunque utilizzare “da fermo”, cioè come accumulatore di energia, in ambiti diversi da quello automotive.

IL RICICLO DELLE BATTERIE DELL’AUTO ELETTRICA

Quando la batteria è esausta va riciclata. Attivare la filiera del riciclo delle batterie al litio è vitale, soprattutto per risolvere il problema della dipendenza dai materiali. Come si fa con le batterie al piombo: nessuno prende il piombo dalle cave, ma dalle batterie esauste. Recuperare materiali rari come cobalto, litio e nichel è indispensabile per produrre nuove batterie in modo più ecologico. L’obiettivo è raggiungere una percentuale di riciclo sopra il 95%.

Produzione di litio in Bolivia

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In Europa siamo indietro (anche) su questo punto e in Italia ancora nessuno è attivo nel riciclare le batterie dell’auto elettrica (anche per la diffusione ancora limitata di questi mezzi).  Ora alcuni cominciano a pensarci: “Riciclare la batteria dell’auto elettrica a fine vita? Un po’ come gestire quella dei cellulari, ma più in grande, semplifica Luigi De Rocchi di Cobat, piattaforma italiana che si occupa del riciclo di qualsiasi tipologia di rifiuto tecnologico. “La batteria deve essere smontata per arrivare alle singole celle. Non può essere aperta come una scatola di cartone, ma secondo le indicazioni della casa madre. Gli impianti europei che fanno questa operazione sono concentrati soprattutto in Germania”, prosegue De Rocchi.

Le tecnologie

Due le tecnologie possibili per “smontare” una batteria.  In entrambi i casi lo scopo è recuperare la “black mass” da cui estrarre soprattutto cobalto, litio e nichel:

  • Pirometallurgia: fusione della batteria e recupero dei materiali
  • Idrometallurgia: trattamento chimico. Quest’ultima soluzione è la più efficace e meno energivora, ma sconta il problema della stabilità del litio che è particolarmente reattivo

Un riciclo efficiente permette di riottenere questi materiali per una nuova produzione di materiale catodico.

 

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