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Sfruttare i dati (e l’usato) per la crescita della flotta

Sfruttare i dati (e l’usato) per la crescita della flotta
Le società di noleggio continuano a giocare quindi un ruolo fondamentale per la mobilità ma soprattutto per la transizione delle aziende: il 46% dei Fleet Manager si affida a loro per la scelta dei veicoli, il 59% le ritiene fonte preferita per avere informazioni sulle modalità di finanziamento.

IN QUESTO ARTICOLO

I dati al centro della nuova mobilità aziendale: nuova nelle motorizzazioni, ma anche nei servizi che offre ai dipendenti. Una trasformazione fotografata dal Barometro delle Flotte Aziendali e della Mobilità 2024, l’indagine annuale condotta da Arval Mobility Observatory, il centro studi di Arval che analizza e prevede le tendenze nel mondo della mobilità, quest’anno in collaborazione con Ipsos.

Il campione – 8.605 fleet manager di 30 Paesi in Europa e fuori dall’Europa, di aziende di tutti i settori che utilizzano almeno un veicolo aziendale, con 300 interviste ad aziende italiane – “polarizzato” su due tipologie di flotta distinte, quelle sopra i mille mezzi e quelle tra 10 e 99 veicoli. È in questo contesto che emerge la forte attenzione delle flotte nei confronti della raccolta dei dati: il 57% delle aziende li sta già usando o pensa di utilizzarli nei prossimi 3 anni. Il problema è che, dopo averli raccolti, solo il 14% li sta già usando i dati: molti gestori di flotte non hanno ancora gli strumenti per interpretarli e utilizzarli al meglio.

Leggi Anche: Il mercato secondo Arval.

Arval Mobility Observatory 2024: cosa ci dice il Barometro 2024 

I dati, mai così centrali

Sono quindi quasi 6 su 10 le aziende che stanno già utilizzando, o pensano di utilizzare entro i prossimi tre anni, i dati provenienti dal veicolo grazie a una piattaforma di telematica, mentre il 43% ha già veicoli connessi in flotta.

I motivi che spingono i Fleet Manager alla raccolta sono la registrazione del comportamento di guida dei driver (49% dei rispondenti), conoscere i dati tecnici dei veicoli (47%) e tracciarli (46%). 

Più in generale, il ricorso ai dati si dimostra oggi efficace soprattutto per una migliore allocazione delle risorse, la riduzione dei costi operativi e una maggiore agilità nel rispondere ai cambiamenti e agli impegni normativi. 

Sfruttare la “risorsa auto”

Cosa è cambiato nell’atteggiamento rispetto all’auto all’interno delle aziende? Stilare Company car policy e Company car list, basate per la maggior parte su una progettualità annuale, oggi sembrano essere sempre più complesse. Le previsioni sono difficili (per fare un esempio, ci ha spiegato Massimiliano Abriola, Head Of Consulting & Arval Mobility Observatory, durante la presentazione del Barometro 2024 il 7 marzo a Milano, a novembre 2023 ci si aspettava una grossa revisione dei tassi d’interesse, che avrebbe influenzato ovviamente le rate del noleggio, ma così non è stato).

Fare una CCL e cristallizzarla per un anno diventa quasi impossibile. Come aggirare questo problema?

La maggior parte delle società ha mantenuto la progettualità annuale con qualche deroga, ovvero la possibilità di inserire vetture fuori dalla CCP/CCL (magari in pronta consegna, sfruttando il vantaggio economico). In questo contesto, il noleggio a lungo termine si conferma il principale metodo di finanziamento delle flotte aziendali, con il 63% degli intervistati che pensa di ricorrere al noleggio nei prossimi tre anni (con una prospettiva di crescita, soprattutto perché il 93% dei Fleet Manager vede in aumento o sabile il numero di veicoli all’interno delle proprie flotte).

L’usato come risorsa

Entro 3 anni, 8 aziende su 10 userebbero veicoli usati per soddisfare le proprie esigenze di mobilità, sopratutto per i veicoli in pool (l’88% dei casi), reso possibile grazie ai dati attraverso i quali è posibile capire su quali mezzi intervenire.

L’impatto ambientale (anche per chi non ha obblighi ESG)

6 aziende su 10 tengono d’occhio l’impatto ambientale e il 60% considera la flotta un asset fondamentale deòla sostenibilità. Nonostante sia “solo” il 66% delle aziende ad essere già oggi, o lo sarà nei prossimi 3 anni, soggetto agli obblighi di rendicontazione ESG, la quasi totalità delle aziende italiane dovrà fare i conti con la sostenibilità per esigenze di business. Per lavorare con le grandi aziende, che hanno sì necessità normativa di rispettare gli obblighi, dovranno rispettarli a loro volta tutte le piccole e medie imprese.

Tutto questo si traduce nel sempre maggiore inserimento di veicoli ad alimentazione alternativa all’interno delle flotte aziendali: il 63% delle aziende ha già in flotta almeno un veicolo ibrido o elettrico e l’87% lo avrà entro i prossimi 3 anni. 

Chi si occupa della mobilità alternativa in azienda?

Sono ben l’83% di quelle intervistate le aziende che già hanno adottato una soluzione di mobilità alternativa (corporate car sharing, bike sharing, app per prenotare soluzioni di mobilità…), che saliranno al 92% nei prossimi 3 anni. 

Leggi Anche: Corporate car sharing, cos’è e come funziona.

La dimostrazione dell’importanza che queste soluzioni rivestono per le aziende, che vi ricorrono soprattutto per essere in linea con le politiche di CSR, per reclutare e mantenere talenti e per rispondere o anticipare nuove normative, sta nell’individuazione di chi ha la governance di questo ambito: nel 41% dei casi si tratta del top management, vale a dire del CEO o del managing director, che definisce le proprie decisioni in base all’analisi dei dati inerenti all’utilizzo della flotta, così come lo studio degli spostamenti casa-lavoro dei collaboratori. 

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