Tutte le formule della sharing mobility

Sharing Mobility. Queste due parole sono la sintesi di diverse formule. Oltre al car sharing, che è certamente la più nota, c’è un vero e proprio mondo che sta nascendo. La domanda, quindi, sorge spontanea: quanti modi ci sono per condividere un’auto?

chi usa il car sharing

 

Risposta: la Sharing Mobility ha determinato la nascita di almeno quattro modi, ai quali se ne aggiungeranno, senza dubbio, altri. Si tratta di questi:

Scopriamoli nel dettaglio.

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LE FORMULE DI SHARING MOBILITY

CAR SHARING

Come dice la parola stessa, il car sharing è “la condivisione di un’auto”. Ovvero, la base della Sharing Mobility. È una formula di noleggio vera e propria (l’auto non è privata ma è parte della flotta di un operatore esterno), che può durare da pochi minuti a poche ore, fino a una settimana (come dimostra il recente esempio del car sharing settimanale di DriveNow).

corporate car sharing

L’utilizzatore paga una quota di iscrizione al servizio (che è facoltativa, ovvero è a discrezione dell’operatore di car sharing), una tariffa al minuto e, oltre una certa soglia di percorrenza, al chilometro. Ci sono anche pacchetti, che consentono di guidare la vettura per un lasso di tempo più lungo (weekend o settimana). La prenotazione avviene attraverso una app.

Approfondisci: come funzionano deducibilità e detraibilità del car sharing

CAR POOLING

Per car pooling si intende invece l’uso condiviso di auto private tra un gruppo di persone. Il conducente (proprietario dell’auto) mette a disposizione i posti liberi per un tragitto ben preciso, che solitamente è il classico percorso casa-lavoro.

Car pooling aziendale

Non esiste alcuna tariffa di noleggio, ma i passeggeri contribuiscono alle spese di viaggio. Oltre ad essere un pilastro della Sharing Mobility, dunque, il car pooling favorisce la mobilità sostenibile (si usano meno auto con, quindi, il risultato di un minore inquinamento) e il risparmio, dato che i costi vengono divisi tra i vari utilizzatori del servizio.

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RIDE SHARING

Il ride sharing è molto simile al car pooling, ma si differenzia da quest’ultimo per un dettaglio importante: un privato mette a disposizione di altre persone un passaggio con la sua auto di proprietà (come nel car pooling), ma questo passaggio è sempre on-demand, ovvero la condivisione dell’auto avviene sempre su richiesta.

auto ride sharing

Il valore aggiunto? Certamente è il risparmio. Come dimostra l’esempio di BlaBlaCar, si tratta di una formula molto gettonata dai giovani che consente di spendere fino al 50% in meno rispetto a un taxi. Anche i pendolari, che all’inizio della settimana si spostano per lavorare in un’altra città rispetto a quella di residenza, lo utilizzano parecchio.

Approfondisci: cos’è il ride sharing e come funziona

RIDE HAILING

Chiudiamo la nostra panoramica con quella che è forse la formula più dibattuta della Sharing Mobility, ovvero il ride hailing. Pochi conoscono questa definizione, ma se si nomina il più famoso tra i servizi di ride hailing, ovvero Uber, tutto diventa più chiaro.

Si tratta quindi di una forma particolare di ride sharing. O meglio, un vero e proprio servizio commerciale attivato nelle grandi città, che prende spunto dal meccanismo di funzionamento del taxi e consiste nel geolocalizzare i driver attraverso una app e di ottenere, sempre attraverso lo stesso meccanismo di prenotazione, passaggi da un punto A a un punto B.

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