La ricerca “Il settore dell’Aftermarket dell’automotive…tra tradizione e innovazione” (realizzata dal Centro Studi Tagliacarne, per conto della Camera di commercio di Modena, in collaborazione con la Camera di commercio di Torino e con il supporto di Anfia ) mostra che solo il 5% delle imprese si sta riconvertendo all’elettrico.
I numeri dell’Aftermarket in Italia
- Vale 28,1 miliardi di euro
- Fattura il 46,4% all’estero
- Comprende 29 mila imprese, prevalentemente a conduzione familiare, operanti nella produzione e nella vendita di ricambi di auto
- 400mila occupati
- Il 70% del valore di questo comparto è al Nord, trainato dalla Lombardia (28,6%), seguita al secondo posto dall’ Emilia-Romagna e dal Veneto e al terzo dal Piemonte
POCHI PUNTANO SULL’ELETTRICO
Attualmente, tre imprese su quattro non hanno preso iniziative per l’elettrico. Il 77,4% delle imprese del settore non ha intrapreso alcuna iniziativa di adeguamento all’elettrico. Solo il 5,4% delle imprese si sta riconvertendo al mercato elettrico.

Molto più alta la percentuale di chi si sta spostando verso altri mercati rispetto all’auto: il 17,2%. Fra questi il 3,9% lo sta facendo cambiando la propria tipologia di prodotto e il 13,3% mantenendo lo stesso prodotto di partenza.
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Insomma, non è tanto l’auto elettrica quanto l’automotive in sé a non dare sufficienti garanzie per il futuro, e a spingere le aziende a cambiare settore.
Perché non parte la transizione
“L’aftermarket è un comparto che intercetta più lentamente rispetto alla componentistica di primo impianto i cambiamenti che stanno avvenendo nella filiera industriale dell’automotive, essendo strettamente legato all’evoluzione del parco circolante”, spiega Gianmarco Giorda, direttore generale di Anfia.
L’equazione è piuttosto semplice: quando ci saranno molte auto elettriche sulle strade, verranno prodotti anche i ricambi. Sempre che non saranno importati tutti dalla Cina.
A destare preoccupazioni nell’aftermarket italiano, infatti, è soprattutto la concorrenza proveniente dai paesi emergenti, in particolare cinese, vista come il principale ostacolo alla crescita da parte del 37,7% delle imprese del settore.
La scadenza del 2035 non preoccupa
Per questo la scadenza del 2035 per l’elettrificazione dell’auto in Europa non sembra, al momento, sconvolgere i modelli di business degli operatori dell’aftermarket. Tanto più che attualmente c’è più di un dubbio che questo accadrà veramente, dati i bassi numeri delle vendite dell’elettrico in Europa, la paura delle importazioni cinesi e la nuova linea europea che sembrerebbe puntare verso la neutralità tecnologica.
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L’elettrico, quindi, potrebbe non fare il boom preannunciato qualche anno fa.
Inoltre, anche se dovessero rimanere le attuali disposizioni, le auto a motore endotermico potranno comunque continuare a circolare anche dopo il 2035 garantendo così agli operatori del settore lavoro per almeno un ulteriore decennio.
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