La Lega e il Governo chiedono la revoca al bando della vendite di vetture a benzina e diesel nel 2035, votato dalla Commissione europea due anni fa.
In particolare, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso chiede di anticipare la revisione sullo stop ai motori termici al 2025. Mentre il partito guidato da Matteo Salvini si dice pronto “a presentare un documento per impegnare Parlamento e governo italiano, e analoga iniziativa sarà fatta in Europa per impegnare la Commissione Ue”.
COSA CHIEDE LA LEGA
La nota diffusa dalla Lega chiede revoca del provvedimento comunitario, sia a livello italiano, sia a Bruxelles: “Lo stop alla loro produzione sta già creando gravissimi danni all’economia europea senza alcuna certezza di ottenere miglioramenti significativi dal punto di vista ambientale. Non a caso, la revoca del bando è tema di dibattito anche in Germania”.
COSA HA DETTO IL MINISTRO URSO
A margine del Forum Ambrosetti a Cernobbio, il ministro Urso ha sottolineato l’intenzione di affrontare il tema della messa al bando dei motori termici il 25 settembre (dopo l’insediamento del nuovo governo francese con il primo ministro Michel Barnier) a Bruxelles:
“Ho intenzione di consultare altri ministri ma aspetto l’insediamento del nuovo governo francese. Io interverrò presentando all’industria e agli attori istituzionali la richiesta di anticipare la revisione sullo stop ai motori termici al 2025 rispetto alla data prevista del 2026”.

Si può fare marcia indietro sullo stop ai motori termici?
L’Europa prevede lo stop alla vendita di nuove auto a benzina e diesel nel 2035 (Fit for 55). Nello specifico: un taglio del 20% nel 2025 delle emissioni di Co2 rispetto ai valori medi registrati nel 2021; taglio che dovrà arrivare al 55% nel 2030 e, nel 2035, al 100%.
Tuttavia, nell’attuale accordo, c’è una clausola di revisione in base alla quale, nel 2026, la Commissione valuterà in modo approfondito i progressi compiuti verso il conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni del 100% e potrà “garantire un’apertura” a eventuali tecnologie alternative all’elettrico (ad esempio i biocarburanti).
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Secondo Urso (e non solo lui) però aspettare il 2026 sarebbe troppo tardi:
“Chiunque conosca il sistema produttivo sa che gli investimenti si fanno se c’è certezza. Chiedo di anticipare questa decisione perché se lasciamo l’incertezza fino al 2026 si rischia un’ondata di scioperi e proteste europee come hanno fatto gli agricoltori e rischiamo il collasso”.
La stessa Ursula von der Leyen, riconfermata presidente della Commissione europea da tempo ha sottolineato che intende sfruttare la clausola di revisione per garantire un’apertura a eventuali tecnologie alternative all’elettrico.
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In Europa (per non dire in Italia) le vendite dell’elettrico sono inferiori al previsto e dipendono ancora molto dagli incentivi. Inoltre La l’industria automotive europea è a rischio. Un rallentamento della transizione energetica o, per meglio dire, un ampliamento delle tecnologie per la decarbonizzazione sembrano all’ordine del giorno.
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