Lo studio di Aniasa e Bain&Company “Navigare nella nebbia. Il futuro incerto dell’automotive” è stato discusso nel corso della presentazione del Rapporto Aniasa.
L’indagine annuale sull’evoluzione del mercato dell’auto e sulla mobilità degli italiani ha messo in luce come il settore auto si è assestato su livelli stabilmente inferiori rispetto al passato.
I DATI
“Il mercato dell’auto non crescerà per molto tempo. È questo il primo fatto con cui il settore deve fraternizzare, scendendo a patti con la realtà”, spiega Gianluca Di Loreto, Partner e responsabile italiano automotive di Bain&Company.
Se guardiamo i dati (Analisi Bain su dati S&P Mobility, gennaio 2025) ci troviamo in un decennio in cui le vendite auto sono stagnanti né è prevista una ripresa.

Mentre il mercato fra il 2001 e il 2017 è stato spinto dalla Cina, fra il 2017 e il 2030 non c’è crescita.
Dopo la crisi del Covid il settore si è assestato su livelli stabilmente inferiori rispetto al passato e si è interrotta la correlazione fra settore auto e PIL.
Mercati saturi e in declino
Per il periodo 2017-2030 lo studio prevede:
- Sostanziale stagnazione in Cina (+0,3%)
- Declino nei mercati maturi di Europa (-0,6%), Nord America (-0,4%), Giappone e Corea (-1,2%).
- Espansione in nuovi mercati: Asia meridionale (+2,7% ) e Sud America (+1,5%)
In Europa e Usa il rallentamento strutturale della domanda (con volumi di vendita che continuano a rimanere sotto le attese di solo 3 anni fa) rischia di compromettere la sostenibilità di molti costruttori, specialmente quelli con maggiore esposizione su questi mercati (come i tedeschi in Cina).
I dazi: una risposta alle importazioni
Gli Stati Uniti hanno vissuto un crollo costante della loro manifattura (-30% dal 1947 al 2023), in pochi anni la globalizzazione ha creato un solo grande Paese esportatore (la Cina) ed un solo grande importatore (gli Stati Uniti).
Lo stesso vale per l’auto, con il Nord America che è ormai il più grande importatore, con circa 5 milioni di veicoli importati nel solo 2024. Il grosso delle importazioni è dato da veicoli di marche giapponesi e coreane, ma non cinesi.
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Anche l’Europa ha una quota rilevante di Import, superando di poco i 4 milioni di pezzi (poco più del Medio Oriente). Cina e Giappone, invece, sono quasi interamente autonomi.
Il livello elevato di importazioni verso il Nord America (Messico, Stati Uniti, Canada) col tempo ha portato uno sbilanciamento consistente e l’amministrazione Usa cerca, con i dazi, di riequilibrare la situazione.
Italia: l’auto piace, ma non si compre
Nel nostro Paese, la consueta indagine ANIASA – Bain & Company sulle abitudini di mobilità evidenzia come l’auto privata sia il mezzo principale per gli spostamenti.
Tuttavia, questo non si traduce in un aumento delle vendite di nuove vetture, ma in una crescita dell’usato.
La quota dei consumatori di mobilità che nel 2024 non hanno neanche considerato l’acquisto di un’auto nuova è salita di ben 5 punti in un solo anno. Le cause? Il disorientamento causato da normative complesse e prezzi in continuo aumento.
Il prezzo resta il fattore discriminante, tanto da rappresentare il primo motivo (35%) per l’acquisto di modelli cinesi o asiatici. Nel primo trimestre del 2025 le ibride raggiungono il 50% del mercato, mentre le BEV restano ferme al 5%. L’auto elettrica mostra timidi segnali di ripresa, ma il trend positivo riguarda solo le compatte, mentre le vetture di fascia alta restano stagnanti.
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