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Un altro taglio delle accise è la misura giusta? Quali alternative abbiamo?

Un altro taglio delle accise è la misura giusta? Quali alternative abbiamo?
Dall'inizio del conflitto avviato da Stati Uniti e Israele in Iran, ovvero marzo 2026, e la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz, il governo ha varato una lunga serie di decreti: la spesa complessiva si aggira tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro, circa 10 milioni di euro al giorno.

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Nel 2026, con i prezzi tornati a salire per la crisi mediorientale, l’esecutivo ha scelto una strada diversa per il taglio delle accise da quella proposta per la prima volta nel 2022 dal governo Draghi (all’epoca il costo della misura terminata nel gennaio 2023, secondo le stime di Pagella Politica, era stata di 7 miliardi di euro, all’incirca un miliardo al mese): non un taglio strutturale, ma una serie di interventi temporanei sull’accisa prima di tutti i carburanti, poi del solo gasolio, attivati e rinnovati a più riprese.

Dall’inizio del conflitto avviato da Stati Uniti e Israele in Iran, ovvero marzo 2026, e la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz, il governo ha varato una lunga serie di decreti: la spesa complessiva si aggira tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro, circa 10 milioni di euro al giorno.

Nella prima fase, da fine marzo a inizio luglio 2026, la misura è stata prorogata sette volte con diverse modulazioni dello sconto, per una spesa che aveva raggiunto circa 1,8 miliardi di euro a inizio agosto. Il taglio era stato interrotto il 4 luglio, quando i prezzi erano scesi dopo l’accordo tra Stati Uniti e Iran, portando il costo complessivo di quella prima fase a circa due miliardi di euro.

Con la ripresa dei rincari il governo ha riattivato lo sconto, questa volta solo sul gasolio: un primo intervento a fine luglio coperto con 105,8 milioni di euro, poi prorogato con ulteriori decreti fino al 25 agosto per un impatto aggiuntivo di circa 245 milioni, e infine fino al 5 settembre per altri circa 130 milioni.

Le misure alternative al taglio delle accise per abbassare il costo dei carburanti

Proprio l’onerosità e la scarsa selettività di questi interventi hanno spinto il governo a valutare misure alternative, meno costose per il bilancio pubblico e più mirate verso le categorie più esposte al caro carburanti.

Le accise mobili

Il primo strumento allo studio è quello delle cosiddette accise mobili, disciplinato dall’articolo 21 del Testo unico accise: consente di utilizzare il maggior gettito IVA generato dall’aumento dei prezzi alla pompa per finanziare una riduzione temporanea delle accise stesse. Il meccanismo, richiamato anche dal vicepremier Antonio Tajani, ha il vantaggio di non gravare su nuove risorse di bilancio, ma i margini di intervento sono modesti: si parla di pochi centesimi al litro, e comunque bisogna attendere la fine del mese per calcolare l’extragettito IVA effettivo.

Bonus mirati alle famiglie

La seconda direzione, indicata dal ministro Urso come “misure selettive”, punta a superare lo sconto generalizzato a favore di aiuti mirati. Tra le ipotesi più concrete c’è un bonus carburante fino a 200 euro erogato in busta paga ai lavoratori dipendenti, attraverso i canali del welfare aziendale, sul modello dei buoni benzina esentasse introdotti dal governo Draghi nel 2022.

Leggi Anche: Come si decide il prezzo dei carburanti?

Per pensionati e famiglie con ISEE sotto i 15mila euro, il canale individuato è invece la Carta Dedicata a Te, con un accredito ipotizzato attorno ai 100 euro, anche se il MEF starebbe valutando criteri più stringenti per evitare un uso distorto del sussidio. Resta aperto il nodo dei lavoratori autonomi e dei liberi professionisti con partita IVA, per i quali si ragiona su una deduzione o detrazione fiscale delle spese per carburante in dichiarazione dei redditi: una soluzione che esclude di fatto i contribuenti in regime forfettario, non potendo questi scaricare i costi.

Autotrasporto, pesca e agricoltura

Un capitolo a parte riguarda l’autotrasporto, la pesca e l’agricoltura, settori per cui il decreto approvato a fine agosto 2026 ha già previsto la proroga del contributo agli autotrasportatori e un credito d’imposta specifico, oltre all’estensione dello sconto sul gasolio ai carburanti rinnovabili HVO e al biodiesel conformi alla normativa europea. Dalla maggioranza, il ministro Matteo Salvini spinge per allargare la platea dei beneficiari anche a taxi e partite IVA del trasporto merci.

I pro del taglio generalizzato delle accise

Alcune associazioni di consumatori, tra le quali il Codacons, sostengono che i rincari colpiscano in egual misura tutti gli automobilisti e che le misure allo studio, per quanto più sostenibili per il bilancio pubblico, rischino di lasciare fuori una parte consistente della platea. Al momento nessuna di queste ipotesi è stata formalizzata in un provvedimento ufficiale: restano oggetto di confronto tra Ministero dell’Economia e Palazzo Chigi, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a una decisione subito dopo la scadenza del taglio delle accise sul diesel.

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