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Come si calcola il Total Cost of Mobility, o TCM?

Come si calcola il Total Cost of Mobility, o TCM?
Il difetto dei modelli classici (P&L o TCO) è la separazione tra la spesa per l'auto aziendale e quello di gestione della flotta dal costo della mobilità. Vediamo esattamente come calcolare il TCM.

IN QUESTO ARTICOLO

La gestione della flotta non riguarda più solo le autovetture, ma un ecosistema di mobilità che comprende anche la mobilità dolce, come biciclette e monopattini, il trasporto pubblico, lo sharing e il trasporto pubblico.

Quello che una volta era definito TCO – ovvero il total cost of ownership, il costo della proprietà – si è trasformato in TCM, total cost of mobility. E non riguarda neanche solo le aziende, dal momento che – come sappiamo – sono sempre più i privati a disinteressarsi alla proprietà dell’auto.

Leggi Anche: Risparmiare usando il rent-a-car in flotta, è possibile?

Da Total-cost-of-Ownership (TCO) a TCM

I classici criteri di calcolo del TCO sono:

  • Capitale e ammortamento
  • Interessi
  • Tasse (immatricolazione, tassa di circolazione…)
  • Assicurazioni (RC, casco, assicurazione conducente/passeggero, assistenza legale…)
  • Servizi (manutenzione e riparazione, pneumatici, veicolo di soccorso…)
  • Energia (combustibile, elettricità)
  • Liquidazioni

Molte di queste voci, come saprà chi non è novizio del noleggio, sono già comprese nel canone di noleggio. Principalmente restano infatti fuori i servizi accessori non compresi nella rata (negoziati al momento della stipula del contratto) e i costi di energia e rifornimenti.

Non c’è solo l’auto

Il difetto dei modelli classici (P&L o TCO) è la separazione tra la spesa per l’auto aziendale e quello di gestione della flotta dal costo della mobilità. Quest’ultimo infatti comprende anche:

  • Costi operativi, che vanno dalle risorse umane all’approvvigionamento, al software di gestione della flotta.
  • L’integrazione (o sostituzione) dell’auto con un budget per la mobilità. Dal punto di vista fiscale, almeno in Italia, non ancora libero da oneri fiscali.
  • Tecnologia, molte aziende hanno implementato soluzioni tecnologiche a supporto della gestione della flotta, dalla telematica alle app.
  • Sostenibilità, che significa non solo il passaggio da ICE a EV, ma anche altri elementi come gli extra-costosi di riparazione delle auto elettriche, la ricarica domestica o pubblica, eventuali colonnine in azienda.
    Sempre nell’ottica della sostenibilità, ci sono report di sostenibilità per rendicontare e valutare il passaggio ad un’organizzazione più green della mobilità e la compensazione delle emissioni, pratica ormai comune a molto società votate all’ambiente

In conclusione, un buon gestore della flotta, oggi, si trova a gestire un complesso ecosistema di fornitori e soluzioni per portare il dipendente comodamente, senza interruzioni dell’attività, in una nuova era (e in ufficio). Ma tutto questo ha un costo.

Quindi come si calcola il Total Cost of Mobility?

Mettendo insieme tutti i costi sopracitati, possiamo pensare ad una simulazione di calcolo basata su tre profili:

  1. proprietà dell’auto (quindi più vicino al TCO)
  2. noleggio a lungo termine della vettura
  3. mobilità ibrida (che riunisce auto, sharing, TPL)

Profilo A: auto di proprietà

Il punto di partenza più autorevole è la tabella nazionale dei costi chilometrici ACI 2026 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 297 del 23 dicembre 2025). Prendiamo ad esempio una berlina di segmento medio a benzina, con un costo onnicomprensivo, comprensivo di carburante, assicurazione, manutenzione, tasse, deprezzamento, tra 0,45 e oltre 0,52 €/km. Prendendo un valore medio di 0,48 €/km su 15.000 km si arriva a circa 7.200 € l’anno.

Per capire cosa c’è dentro questa cifra, vale la pena scomporla voce per voce:

Voce di spesa Importo annuo
Carburante (900 l, consumo indicativo 6 l/100 km) ~1.788 € Prezzo medio benzina self, rete ordinaria, 1,987 €/l (Osservatorio prezzi Mimit, 13 agosto 2026)
RC auto ~647 € Premio medio su preventivi, luglio 2026. Secondo i dati IVASS di aprile 2026 il premio medio è più basso, 437€.
Manutenzione ordinaria (tagliandi, pneumatici, revisione) 550-750 € Range 300-800 €/anno per manutenzione ordinaria; tagliando 150-600 € e revisione 88 €
Bollo auto 150-250 € Variabile per regione e potenza, elaborazione su tabelle ACI
Somma voci dirette ~3.200-3.400 €
Deprezzamento/ammortamento (differenza residua rispetto al coefficiente ACI comprensivo) ~3.800-4.000 € Calcolato per differenza rispetto al costo pieno ACI

L’ammortamento resta la voce singola più pesante, più della somma di carburante e assicurazione. È il punto che giustifica perché il TCO “a occhio” (solo carburante + bollo + assicurazione, che un privato tiene sott’occhio) sottostimi sistematicamente il costo reale di circa la metà.

Profilo B: Noleggio a lungo termine

Ipotizzando un canone di 642 €/mese (7.704 €/anno), che include tipicamente RC auto, bollo, manutenzione e assistenza, ma non il carburante, e sommando la spesa carburante calcolata sopra (~1.788 €), il TCM del NLT per lo stesso profilo si attesta a circa 9.492 € l’anno.

Nominalmente il noleggio a lungo termine risulta più caro di circa il 20-25% rispetto alla proprietà calcolata con il coefficiente ACI, ma è un confronto che va contestualizzato: il NLT elimina il rischio di deprezzamento (che nello scenario A pesa per oltre metà del costo totale ed è per sua natura incerto, dipende da mercato dell’usato, km reali, stato del veicolo), stabilizza il budget mensile ed evita l’esborso di capitale iniziale. È esattamente il tipo di trade-off (costo nominale più alto contro prevedibilità e assenza di rischio residuo) che rende il TCM uno strumento più utile del TCO puro per chi deve decidere una policy di flotta.

Profilo C: Mobilità multimodale

Qui il profilo cambia: non ha senso applicare la mobilità multimodale a chi deve percorrere 15.000 km/anno prevalentemente extraurbani. Ha senso per un profilo urbano, un dipendente che si muove soprattutto in città e usa l’auto solo per esigenze occasionali.

Questo profilo può anche “mescolarsi” ai primi due, per esempio per chi utilizza prevalentemente i mezzi pubblici per andare al lavoro, ma possiede anche una vettura: in questo caso varrà il calcolo sotto, ma sommato – ad esempio – al TCM del Profilo A, tagliando però la spesa di carburante che ovviamente verrà utilizzato in misura minore.

Per un utente che vive e lavora a Milano quindi possiamo ipotizzare:

  • Abbonamento annuale ATM (zona urbana Mi1-Mi3): 330-345 €/anno
  • Car sharing o taxi per gli spostamenti che i mezzi pubblici non coprono: qui le tariffe sono molto differenziate, si va dai 0,40 al 0,60 €/minuto. Ipotizzando 40 corse l’anno da 30 minuti (1.200 minuti totali), si arriva a circa 480-720 €/anno, indicativamente.

Totale nucleo multimodale: circa 800-1100 €/anno, a cui si aggiungono — da modellare caso per caso, senza un dato medio nazionale affidabile uscite extra-urbane occasionali (treni o rent-a-car).

La differenza rispetto agli scenari A e B è enorme, ma non è un confronto equivalente: è la dimostrazione plastica di perché il TCM, a differenza del TCO, costringe a partire dal bisogno di mobilità della persona (e non dall’assunto implicito “un dipendente = un’auto”) prima di sommare i costi.

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