2 Febbraio 2018

Auto diesel, in Italia i valori residui rimangono al top

I valori residui delle auto diesel, in Italia, sono ancora al top. E questa, senza dubbio, è una notizia, considerata la vera e propria guerra che si è scatenata contro l’alimentazione a gasolio in molti Paesi europei.

normativa antinquinamento diesel

Nei giorni scorsi, abbiamo approfondito questo tema di fondamentale importanza. Sappiamo, infatti, quanto i valori residui siano in grado di influire sui canoni di noleggio e, di conseguenza, sulle scelte di car policy dei Fleet Manager.

Approfondisci: in quali Paesi europei si applicherà il bando dei motori a gasolio?

L’ORIENTAMENTO DELLE CASE SULLE AUTO DIESEL

E sappiamo, allo stesso tempo, che le più recenti politiche europee dei Costruttori hanno risentito (e non poco) del clima di ostilità contro le auto a gasolio. Tradotto: molte Case stanno orientando la loro offerta verso motori a benzina compatti o, come nel caso di Toyota, primo brand ad annunciare l’addio al diesel, verso motori ibridi, o comunque elettrificati.

Due esempi concreti e recenti sono quelli della nuova Mitsubishi Eclipse Cross, che inizialmente uscirà sul mercato solamente con un motore 1.5 turbo benzina a iniezione diretta, e del Gruppo PSA, che sta puntando con convinzione sui motori Pure Tech  caratterizzati da cilindrate da 1 a 1,4 litri – anche su modelli come la Citroen C3 Aircross.

“Come già sta avvenendo negli altri Paesi europei, anche in Italia le aziende stanno cominciando a spostare l’interesse sui motori benzina” ha dichiarato Alessandro Villa, direttore vendite B2B e usato di PSA Groupe in Italia.

“Notiamo un innalzamento dei valori residui dei Suv e crossover a benzina: la domanda dell’usato, per questa categoria, è in forte crescita” ha sottolineato Stefano Gavioli, Fleet & Corporate Sales director di Mitsubishi.

Partendo da questo trend di mercato, abbiamo cercato di rispondere ad alcune domande: i valori residui delle auto diesel, nel nostro Paese, stanno risentendo della guerra contro il gasolio? E, facendo un esempio specifico, che cosa sta accadendo (e accadrà) ai valori residui delle Toyota diesel attualmente presenti nelle flotte e destinate a uscire dalla catena di produzione?

AUTO DIESEL, LE REGINE DEL MERCATO ITALIANO

La risposta al primo quesito si può trovare nei numeri del mercato italiano. Le auto diesel, da noi, sono indiscutibilmente le regine incontrastate del settore delle quattro ruote: basti pensare che alla fine del 2017 la quota dei veicoli a gasolio si attestava attorno al 56,5% (dati Anfia), seguita a debita a distanza dai veicoli a benzina (30,5%) e dalle alimentazioni alternative, in primis le auto a GPL (6,5%). Il ruolo delle auto elettriche, invece, in Italia è ancora marginale. Tolto il segmento A, le categorie superiori, Suv in primis, sono ancora dominate dalle alimentazioni a gasolio.

Proiettando il discorso nel comparto fleet, il delta tra il diesel e le altre motorizzazioni è ancora più ampio: come abbiamo visto nell’ambito della nostra survey sulle auto elettriche nelle flotte aziendali, l’88% dei veicoli delle grandi aziende che abbiamo intervistato è tuttora diesel. E non è certo un caso.

Valori residui auto diesel 2018

VALORI RESIDUI DELLE AUTO DIESEL: IL TOP PER LE FLOTTE

“Oggi in Italia il mercato è ancora all’insegna del diesel, specie per quanto riguarda le flotte aziendali e l’usato” sintetizza Massimiliano Amati, responsabile Analisi di Mercato di Quattroruote Professional. Che, poi, aggiunge: “Non vediamo oggi una penalizzazione delle auto diesel sul mercato dell’usato. I valori residui sono stabili e alti”.

Leggi anche: scopri il trend dei VR delle auto elettriche

Facciamo qualche esempio concreto. I dati di Infocar, la piattaforma di Quattroruote Professional che contiene i valori previsivi di tutto il mercato, testimoniano che, prendendo il caso di una Peugeot 3008 BlueHDi 150 S&S GT Line – modello che va forte nel comparto aziendale -, ai classici 36 mesi (con una percorrenza media di 54mila km) il valore residuo previsionale è del 49,5%. Stesso discorso per una Land Rover Evoque 2.0 TD4 150 Cv Dynamic  – un altro modello che va forte nel comparto aziendale -, che a 36 mesi, sempre con una percorrenza media di 54mila km, ha un VR del 51,8%.

I Suv diesel, in definitiva, sono al top in termini di valori residui. E anche i canoni di noleggio, naturalmente, beneficiano di questo aspetto.

VALORI RESIDUI E AUTO DIESEL: IL CASO DI TOYOTA

Passiamo ora ad analizzare cosa succede nella casa delle Tre Ellissi. Giusto un mese fa Toyota ha detto addio al diesel con un comunicato ufficiale. Una strategia che era evidente già da qualche anno. I valori residui delle auto ibride del brand, infatti, sono in crescita esponenziale. “Non ci sono dubbi sul fatto che lo storico di Toyota sull’alimentazione ibrida sia un vero e proprio successo” spiega Amati.

Anche in questo caso, però, i dati di Quattroruote testimoniano che le quotazioni delle auto diesel, ad oggi, non hanno subito alcuna penalizzazione. Facendo un confronto su una Toyota Auris Touring Sports e su una Toyota Rav4 tra l’ibrido e il diesel, nell’intervallo di 90mila km si riscontrano valori residui praticamente identici.

Se per Auris c’è un piccolo vantaggio per l’ibrido (47,1% contro 46%), per Rav4 prevale il diesel (52,5% contro 51,7%). In definitiva, ad oggi, l’annuncio di Toyota non ha avuto effetti sui valori del mercato dell’usato.

 

Modello Listino Quotazione a 90mila km Valore residuo a 90mila km
Toyota Auris Touring Sports 1.6 Diesel Business 26.067 euro 11.988 euro 46%
Toyota Auris Touring Sports 1.8 Hybrid Business 26.960 euro 12.702 euro 47,1%
Toyota Rav4 2.0 Diesel 2WD Business 29.637 euro 15.545 euro 52,5%
Toyota Rav4 2.5 Hybrid 2WD Business 33.316 euro 17.233 euro 51,7%

Fonte: Quattroruote Professional

 

COSA ACCADRÀ IN FUTURO?

Domani, però, cosa succederà? Sappiamo per certo che alcuni provvedimenti che vanno contro i motori diesel verranno presi anche qui in Italia. Un esempio? Come abbiamo scritto nei mesi scorsi, a ottobre entrerà in vigore una nuova normativa che prevede il blocco alla circolazione delle auto a gasolio Euro 3 nei Comuni con oltre 30mila abitanti del bacino padano (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte).

Ci sono poi alcune variabili, che nei prossimi mesi potrebbero penalizzare ulteriormente il diesel. In primis, i risultati delle elezioni politiche, poi l’entrata in vigore della normativa Euro 6 C, che costringerà i Costruttori a prendere decisioni ben precise in direzione dell’elettrificazione per rispettare le normative delle emissioni. Infine, un altro dato di fatto: il costo del petrolio è destinato ad aumentare ancora.

Approfondisci: cosa dice la normativa euro 6 anti emissioni?

Ma il ruolo predominante delle auto diesel, ora, è ancora più forte di queste ipotesi. “In generale, non pensiamo che in futuro la situazione delle auto diesel si stravolga” conclude Amati. L’unico fattore decisivo, secondo il nostro interlocutore, potrebbe essere “la presenza di interventi fiscali penalizzanti”.

Come eventuali stangate sul bollo auto, ipotizzate nel recente passato. In tal caso, sì, l’inasprimento della guerra al diesel, con visibili conseguenze sui portafogli dei clienti, potrebbe determinare una vera e propria rivoluzione del mercato dell’auto italiano.

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