A partire dal 2027 gli automobilisti statunitensi non avranno più la possibilità di acquistare una Polestar, lo impone il Governo. Il brand di origini svedesi, ma parte del gruppo cinese Geely, è stato bannato dagli Usa proprio a causa della presenza nei propri prodotti di componenti provenienti dall’Asia. È una delle conseguenze della guerra commerciale tra Nord America e Cina, che si fa sempre più aspra.
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Polestar è stata bannata dagli Usa
Polestar ha fatto sapere di essere stata esclusa dal mercato statunitense da una decisione della Bureau of Industry dell’US Commerce Department. Il veto di vendere partirà dai model year 2027, a causa del Connected Vehicle Rule che vieta il commercio di prodotti realizzati (anche solo in alcune componenti) in Cina.
In realtà, nessuna delle auto Polestar vendute negli Usa sono prodotte in Cina. La Polestar 3 è costruita negli stabilimenti Volvo di Charleston, in South Carolina; la produzione della Polestar 4 ha invece sede in Corea del Sud. Tuttavia, Polestar è posseduta da Geely, che è cinese, così come il suo Ceo Li Shufu.
Il costruttore annuncia che continuerà a vendere fino all’esaurimento degli stock i modelli attuali e che continuerà a mantenere una rete di assistenza per fornire supporto ai clienti americani. Il focus, però, si sposterà completamente in Europa, che per Polestar rappresenta già l’80% di vendite.
Volvo ottiene un lascia passare
Così come Polestar, anche Volvo appartiene al gruppo Geely, ma continua ad avere il permesso di produrre e commerciare i propri veicoli negli Stati Uniti. La casa svedese ha infatti ottenuto un’autorizzazione specifica per la prosecuzione dell’importazione e della vendita da parte del Dipartimento del Commercio.
Cosa dice la Connected Vehicle Rule
La Connected Vehicle Rule è stata introdotta negli ultimi giorni dell’amministrazione Biden e mantenuta da Trump. Il testo cita l’interesse nazionale di vietare l’attività nel paese ai “produttori di veicoli connessi posseduti, controllati o soggetti alla diretta giurisdizione della Russia o della Cina, e veicoli che utilizzano i loro software”. La preoccupazione è quella che “aziende dai suddetti paesi possa condividere dati o consentire l’accesso da remoto ai veicoli circolanti negli Stati Uniti”.
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