Volkswagen si prepara a un mondo con una crescita pressoché nulla. Ciò significa minore capacità produttiva e, in definitiva, meno posti di lavoro.
L’obiettivo è una capacità globale complessiva di circa 9 milioni: il taglio mira a evitare eccessi di offerta e a migliorare l’efficienza operativa.
Downsizing per adattarsi al mercato
L’amministratore delegato Oliver Blume, intervistato dal tedesco Manager Magazin , ha spiegato la nuova strategia di downsizing: “la sovraccapacità non è sostenibile nel lungo periodo”, questo perché i modelli previsionali basati sui volumi del passato non sono più realistici nell’attuale contesto competitivo.

Il piano prevede un milione di veicoli in meno sugli impianti dei marchi Volkswagen e Audi in Europa entro il 2028.
Alla base della revisione strategica c’è il calo strutturale delle vendite globali: dopo la crisi del Covid il settore automotive si è assestato su livelli stabilmente inferiori rispetto al passato e si è interrotta la correlazione fra settore auto e PIL.
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L’obiettivo di Volkswagen è ridurre la capacità complessiva a circa 9 milioni di veicoli annui, livello più sostenibile rispetto alla domanda globale.
Gli impatti sull’occupazione
In totale il gruppo potrebbe arrivare a una riduzione di circa 50 mila posti di lavoro entro il 2030.
Le iniziative commerciali (fuori dall’Europa)
Volkswagen negli Stati Uniti sta rilanciando il marchio Scout, dedicato a SUV e pick-up elettrici (e con range extender) ad alte prestazioni, con debutto produttivo previsto verso il 2027-2028. Lo scopo è dominare il segmento off-road elettrico negli USA.
Volkswagen valuta anche di produrre in Cina per espandersi nei Paesi del Sud del mondo. Da mercato locale la Cina può diventare un hub produttivo ed esportatore globale,
L’espansione della strategia coincide con la più grande offensiva di prodotto di Volkswagen in Cina, con oltre 20 modelli elettrici e ibridi, oltre a veicoli con motore a combustione interna nuovi e aggiornati.
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