Quattro miliardi di euro da recuperare. Detta altrimenti, tagli sotto forma di licenziamenti e chiusure di siti produttivi. La crisi Volkswagen procede verso l’annuncio dei risultati nel terzo trimestre dell’anno e, ancor più importante, verso l’incontro con i rappresentanti dei lavoratori. Entrambi, appuntamenti in calendario mercoledì 30 ottobre.
Sul tavolo c’è un piano di tagli necessario per recuperare competitività e con ricette che non lasciano presagire un dialogo facile tra azienda e lavoratori.
CRISI VOLKSWAGEN, A RISCHIO TRE IMPIANTI
C’è aria di sciopero, già a dicembre, se le posizioni non troveranno una convergenza, auspicata anche dalla politica, con il cancelliere Scholz che caldeggia un ripensamento del Gruppo. Nella giornata di lunedì è stata interrotta la produzione nei siti tedeschi. È intorno alle sorti degli stabilimenti e dei posti di lavoro (a rischio, dai rumours, il posto di lavoro di 15.000 dipendenti) che si dovrà trovare un difficile accordo tra esigenze dell’azienda e tutela dei lavoratori.
Si prospetta la possibilità che siano tre gli impianti tedeschi che Volkswagen andrà a chiudere, in aggiunta, il ridimensionamento di tutti gli altri siti operativi in Germania. Ancora, nel programma di ristrutturazione vi sono riduzioni degli stipendi nell’ordine del 10% per i lavoratori e il congelamento per due anni degli stessi.
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Volkswagen si trova a dover fronteggiare una crisi che è sì di domanda del mercato sulle elettriche, ma non solo. C’è la pressione dei costruttori cinesi e l’elettrico che stenta. C’è una competitività della produzione in Germania che, a sentire l’azienda, sconta un gap tra il 25 e il 50% di costi in più rispetto all’obiettivo inseguito da Volkswagen. Costo del lavoro e dell’energia. Poi, le politiche errate di prezzo attuate dal marchio sul prodotto, a sentire le critiche dei rappresentanti dei lavoratori.
LA CRISI È GRAVE, SI INVOCA LA RESPONSABILITÀ
I tagli intorno ai quali si confrontano lavoratori e azienda sono, infatti, misure nuove rispetto al piano di ristrutturazione da 10 miliardi di euro, annunciato a fine 2023, con l’orizzonte del 2026 e la conferma, lo scorso settembre, del suo mancato raggiungimento. Da qui, i provvedimenti attualmente in discussione.
“Il consiglio di amministrazione ha deciso di chiudere almeno tre stabilimenti Volkswagen in Germania. Tutti gli stabilimenti tedeschi del gruppo sono interessati da questi piani. Nessuno è al sicuro“, ha dichiarato la responsabile del consiglio di fabbrica di Volkswagen, Daniela Cavallo.
“Il management fa assolutamente sul serio, non si tratta di un’azione di sabotaggio durante la contrattazione collettiva. Questo è il piano del più grande gruppo industriale tedesco per avviare la vendita nel suo paese d’origine, la Germania”.
In attesa dei risultati operativi nel Q3 del 2024, Volkswagen punta a un margine operativo dalla divisione auto del 6,5% nel 2026 e ha chiuso il 2023 appena sopra il 4%.
Dal versante aziendale, Gunnar Kilian, componente del CdA del Gruppo Volkswagen e responsabile dell’area Risorse umane, ha commentato: “La situazione è seria e la responsabilità dei partner negoziali è enorme. Senza misure globali per riguadagnare competitività, non saremo in grado di sostenere investimenti fondamentali in futuro”.
Il piano trapelato dalla contrattazione azienda-lavoratori è stato ritenuto dagli analisti superiore alle attese del mercato, dove il titolo Volkswagen ha chiuso in calo a Francoforte dell’1,30%.
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