Il 17 dicembre 2025 la Commissione Europea ha pubblicato il “Regulation of the European Parliament and of the council on clean corporate vehicles”, relativo alla regolamentazione della transizione elettrica delle flotte aziendali. A ogni Paese sono state assegnate quote da rispettare: in Italia il 45% delle auto aziendali e il 36% dei furgoni dovrà essere elettrico entro il 2030.
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Ma ora cosa succede? Come si tradurrà nella realtà l’intento della Commissione Europea?
IL PROCESSO DI LEGGE
Spiega Martina Apicella, Mobility Advisor di Leaseurope: “Ora la proposta della Commissione europea va al Parlamento e al Consiglio dell’UE, ed entrambi hanno potere di emendamento. La proposta potrà essere emendata o rigettata”.
Gli unici Paesi che finora si sono espressi a favore della proposta della Commissione europea sono Francia, Spagna e Paesi Bassi. Gli altri sostengono ci debbano essere cambiamenti estesi.
Per quanto riguarda l’aspetto parlamentare, bisogna eleggere i parlamentari responsabili della negoziazione (provenienti da due commissioni: ambiente e trasporti) “Quindi ci aspettiamo un processo lento e difficile”, commenta l’esperta di Leaseurope.
QUANDO ENTRERÀ IN VIGORE IL TESTO FINALE
Nell’ultima fase, Parlamento, Consiglio e Commissione decidono il testo finale: “è probabile che ciò accada nel primo quadrimestre 2027”, spiega Apicella. Dopodiché il testo – che è un regolamento e non una direttiva – entra in vigore immediatamente in tutti gli Stati membri.
Quindi non ci sarà nessuna “discrezionalità” degli Stati membri: il regolamento sarà direttamente applicabile e vincolante in tutti i suoi elementi in tutti gli Stati membri, come una legge nazionale, subito dopo l’entrata in vigore.
TANTI GLI ASPETTI DA CHIARIRE
La speranza di Leaseurope è che la proposta venga ampiamente modificata: “Una delle problematiche principali è che il campo di applicazione della proposta è molto ampio, perché include non solo le aziende clienti, ma le stesse società di noleggio, e quindi tutti i loro clienti. Inoltre non è chiaro l’articolo 4 della proposta, che vieta qualsiasi tipo di supporto finanziario ai veicoli non a basse emissioni e non made in Europe già a partire dal 2028. Il problema è che non esiste una definizione chiara di “financial support” e potrebbe includere non solo gli incentivi ma tutto il sistema di tassazione dell’auto aziendale.
Segnaliamo anche che nonostante uno degli obiettivi dichiarati del regolamento sia rendere più accessibile l’usato, attualmente il problema sia l’opposto, cioè la mancanza di domanda e non di usato”.
LE AZIENDE PREFERISCONO ATTENDERE
In questo contesto che rimane di estrema incertezza, le grandi aziende interessate dagli obiettivi di elettrificazione preferiscono aspettare.
Parliamo di quelle che soddisfano almeno due di questi criteri:
- totale dello stato patrimoniale – 20.000.000 euro;
- ricavi netti delle vendite e delle prestazioni – 40.000.000 euro;
- numero medio dei dipendenti occupati durante l’esercizio – 250.
Questo non vuol dire che non stiano elettrificando, ma lo fanno a prescindere dai vincoli europei.
C’è chi, per struttura aziendale e policy ha già deciso una conversione totale all’elettrico – come la multinazionale di software SAP – chi sta aumentando la quota di auto elettriche per la migliore tassazione del fringe benefit, chi non può “permettersi” di rinunciare al diesel.
Racconta Dario Ostino, Human Resources & Organization Head of Fleet&Mobility Edison Spa: “Noi aderiamo come azienda al Progetto EV100 che punta a trasformare tutta la flotta aziendale in flotta “alla spina” (elettrica o plug-in). L’obiettivo è ambizioso e non facile da traguardare. Al momento la nostra percentuale “alla spina” è intorno al 18%, equamente divisa tra full electric e plug-in, e subirà un’importante accelerazione entro il prossimo anno in seguito ai numerosi ordini EV/PHEV effettuati nel 2025 e in consegna quest’anno”.
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In teoria manca un solo ciclo di noleggio
Racconta Federico Vignolo Fleet Manager di Sirti. “I vincoli europei sono ancora nebulosi e non si capisce come verranno applicati. Di fronte a una situazione indefinita le aziende preferiscono attendere, anche se in teoria, per raggiungere gli obiettivi europei, bisognerebbe attivarsi già per il prossimo ciclo di noleggio”.
Infatti al 2030 mancano 4 anni, quindi i prossimi rinnovi dovrebbero già essere full electric: “ma non tutti sono pronti a questo passo – prosegue Vignolo – . Le aziende non sono tutte uguali e ci sono troppe problematiche: gli alti investimenti iniziali per la rete di ricarica, il posto per la ricarica (non tutte le aziende hanno piazzali adibiti a parcheggio), la difficile gestione della ricarica domestica perché viene tassato il rimborso. La mia popolazione aziendale con auto in fringe benefit fra elettrico e plug-in sceglie il plug-in perché si sente più sicuro (e poi non ha obbligo di ricarica). Per i veicoli commerciali è ancora peggio pensare all’elettrico, perché molti non rientrano in azienda, e quindi dove possono ricaricare considerando che non fanno interventi ‘punto-punto’? Tutte queste problematiche andrebbero valutare a livello governativo prima di imporre vincoli”.
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