Come anticipato sul finire del 2025 con l’approvazione della Manovra di Bilancio, dal 1 gennaio 2026 sono state riallineate le accise di benzina e gasolio.
Un pareggio nella tassazione che, inizialmente, avrebbe dovuto essere diluito su cinque anni ma che il Governo ha deciso di accorpare. Così gli italiani si sono svegliati il primo dell’anno con la novità alla pompa e il costo del gasolio che per la prima volta ha superato quello della verde.
Un rientro pesante quello per i molti italiani che erano partiti per festeggiare Capodanno e l’Epifania: oltre al diesel sono aumentate anche le autostrade (e nel 2026 aumenteranno anche le polizze auto).
Gli aumenti però toccano non solo i vacanzieri, ma anche (e soprattutto) le imprese: e se per quelle aziende che operano con mezzi pesanti (ovvero di massa complessiva superiore a 7,5 t ), di categoria Euro 5 o superiore, il rialzo dell’accisa sarà compensato dal rimborso trimestrale delle accise sul gasolio commerciale, per il last mile delivery e le flotte aziendali sarà un colpo durissimo.
Per i parchi con elevati consumi mensili quei pochi centesimi al litro si tradurranno in liquidità “persa”, con un impatto rilevante sulla pianificazione finanziaria.
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I costi reali dell’aumento delle accise
Le nuove accise prevedono:
- benzina scende a 0,7134 euro per ogni litro di carburante (prima a 0,7284 euro/l)
- gasolio sale a 0,6324 euro per ogni litro (0,6174 euro/l).
Ricordiamo che non è il prezzo del diesel ad aumentare, ma la tassazione: qui potete leggere come funzionano le accise.
L’aumento quindi, calcolato in 4,05 centesimi di euro al litro, anche a fronte del proporzionale abbassamento del prezzo della benzina, porterà nelle casse dello Stato circa 552 milioni di euro.
Cos’è il rimborso delle accise e chi ne ha diritto
Come detto, rientrano nel perimetro del rimborso accise i mezzi con massa complessiva superiore a 7,5 t di categoria Euro 5 o superiore. Ma quanti sono?
Secondo l’ultima rilevazione (datata fine 2025) di TrasportoEuropa, basata sui dati della Motorizzazione, circolavano in Italia 4.894.379 veicoli per il trasporto delle merci: si questi meno di un terzo avevano motore Euro 6 (1.421.761 veicoli, 29% del totale). Da questi vanno appunto esclusi quelli con massa inferiore a 7,5 tonnellate, che non beneficiano della riduzione.
Guardando a quelli oltre le 7,5 tonnellate, si contavano 354.652 veicoli, ossia il 7,2% del totale. Di questi quelli con motore Euro V o più erano 306.541, l’86,4% dei veicoli sopra 7,5 tonnellate e 6,5% di tutti i veicoli commerciali e industriali circolanti.
Da quella stima sono passati poco più di 12 mesi, durante i quali possiamo realisticamente pensare che i mezzi pesanti beneficiari di questo rimborso (da Euro 5 con massa >7,5t) siano aumentati, ma parliamo comunque di meno di un decimo di tutti i mezzi circolanti considerando anche quelli da 3,5 e 7,5 tonnellate.
L’aumento del costo del gasolio quindi impatterà quasi ogni trasportatore, rischiando di produrre effetti critici, soprattutto per piccole flotte e operatori del last mile, ma anche sui consumatori finali che saranno probabilmente chiamati a coprire l’extra costo.
C’è anche la tassa sui pacchi
A questo, sebbene non si tratti di trasporto in senso stretto, dovremmo anche aggiungere l’aumento dei costi delle merci trasportate. Per il 2026 il governo ha anche deciso di imporre una tassa di 2 euro su ogni pacco proveniente da Paesi extra-Ue con merce di valore inferiore a 150€ e che richieda adempimenti doganali al momento dell’importazione.
Ovviamente non sarà il trasportatore a farsene carico, e tuttavia può capitare che il pagamento delle imposte o dei dazi doganali (compresi questi 2 euro) venga richiesto in fase di consegna, tramite il corriere stesso, complicando il lavoro di chi si occupa delle consegne dell’ultimo miglio.
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