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Le auto cinesi ci spiano, e non solo loro

Le auto cinesi ci spiano, e non solo loro
La tecnologia delle auto in arrivo dalla Cina sta rubando i dati agli europei? La teoria che prende piede sul web.

IN QUESTO ARTICOLO

I brand cinesi sono sempre più popolari e i modelli in arrivo dall’Asia iniziano a popolare le strade europee. I prezzi sono vantaggiosi, la tecnologia all’avanguardia, il design interessante, eppure qualche timore ancora resta. C’è chi, pragmatico, teme la mancanza di pezzi di ricambio o nutre dubbi sull’affidabilità. Altri, decisamente più fantasiosi, temono che le auto cinesi ci spiino o che un giorno la Cina possa decidere semplicemente di spegnerle. Il web, da questo punto di vista, si offre come una fonte inesauribile di teorie più o meno strampalate.

Le auto cinesi ci spiano? Sì…

I veicoli prodotti dai brand cinesi sono ad alto tasso di tecnologia. Sono equipaggiati di microfoni, videocamere e connessione internet e i loro produttori possono ottenerne facilmente l’accesso da remoto – così come avviene per gli aggiornamenti Over the Air. La preoccupazione di molti è che i costruttori collezionino anche dati come lo stile di guida, i percorsi e altri dati estratti dagli smartphone connessi al sistema di infotainment dell’auto.

Si teme, per lo meno è questa la preoccupazione dei webnauti più incalliti, che tali dati possano infine finire in mano allo Stato Comunista Cinese. Nel Paese è infatti in vigore la National Intelligence Law, che obbliga qualsiasi azienda a fornire al governo i dati in suo possesso se richiesti. Ma cosa dovrebbe farsene il partito comunista dei messaggini inviati da Piergiorgio di Abbiate Grasso alla mamma?

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…così come le auto europee

Il punto è che le auto cinesi potrebbero spiarci sì, come così potrebbero farlo le auto tedesche, italiane, francesi o romene. Una recente ricerca condotta dalla no profit Mozilla Foundation (sì quella del famoso browser) ha dichiarato che le automobili sono prodotti “terribili in tema di privacy e sicurezza”, accusandole di “collezionare troppi dati personali”.

“Abbiamo analizzato 25 brand diversi – si legge nel report – e tutti raccolgono più dati personali di quanti necessari e utilizzano quelle informazioni per ragioni diverse dall’operatività del veicolo e dalla gestione del rapporto con il cliente”.

Gli Stati si proteggono dalle spie nascoste in auto

Le teorie del web hanno raggiunto anche i piani alti e vi sono Paesi che stanno agendo a livello legislativo per evitare il furto di dati da parte di Stati rivali. La Connected Vehicle Rule degli Usa, ad esempio, vieta l’importazione e il commercio nel territorio nazionale di qualsiasi veicolo prodotto da bran “posseduti, controllati o legati a realtà cinesi”, proprio per evitare questo presunto furto di dati – Polestar è stata appena bannata per questo motivo. Dal canto suo, anche la Cina in passato bannò Tesla per lo stesso esatto motivo.

L’ex direttore dell’Australian Signals Directorate ha messo in guardia i servizi segreti d’Australia sulla possibilità che le informazioni sottratte dalle automobili possano trasformarsi in una risorsa strategica per i governi stranieri. Mentre nel Regno Unito, riporta il Financial Times, le autorità militari si starebbero muovendo per applicare restrizioni ad alcune delle funzioni tecnologiche delle auto made in China.

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